Il riscaldamento della Penisola Antartica non è di origine antropica bensì naturale (cicli solari di 200-300 anni)

31 03 2009

antarctic_temps_avh1982-200420source20nasa1Fonte immagine: http://www.coolantarctica.com/Antarctica%20fact%20file/science/Antarctic_temps_AVH1982-2004%

La Penisola Antartica, che potete vedere nell’immagine, è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura media annuale, aumentata nella regione di circa 2,5°C negli ultimi 50 anni, ovvero 2 o 3 volte più velocemente rispetto alla media del resto del mondo. Non a caso molti scienziati studiano tale regione dell’Antartide Occidentale. Un articolo apparso di recente sulla rivista Science, i cui dettagli in italiano li potete trovare al seguente link:

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Come_cambia_il_fitoplancton_antartico/1337504

denuncia, con i soliti toni allarmistici, la diminuzione del fitoplancton lungo le coste della Penisola Antartica a causa dell’innalzamento della temperatura media della regione. Nella zona settentrionale della penisola, la minore copertura di ghiaccio, accompagnata da una maggiore nuvolosità, diminuisce la quantità di radiazione luminosa che raggiunge la superficie marina. Questa riduzione si unisce al mescolamento delle acque, dovuto ai forti venti, nell’impoverire la presenza del fitoplancton. Nella parte meridionale c’è sempre meno ghiaccio marino, ma il minore mescolamento delle acque e la minore nuvolosità ha portato a un incremento di fitoplancton. In tutta l’area costiera della Penisola antartica ci sarebbe stata una diminuzione del 12% in circa 30 anni del fitoplancton. La sua presenza è fondamentale importanza per la sopravvivenza di tutte le specie animali dell’Antartide occidentale in quanto rappresenta il primo anello della catena alimentare.

Molti studi di paleoclimatologia, che si basano sull’analisi dei sedimenti marini, ci portano a pensare che questa riduzione di fitoplancton, come anche la riduzione dei ghiacci marini nella penisola siano del tutto naturali. I sedimenti sono composti per buona parte da materiale derivante dalla produzione biologica. Alghe, pesci, crostacei ed una varietà di micro-organismi completano il loro ciclo vitale nei primi metri della colonna d’acqua, al termine del quale precipitano sul fondo. È evidente che la composizione del materiale che compone i sedimenti dipende dalle condizioni chimico-fisiche dell’acqua del mare, che risentono delle caratteristiche della sovrastante atmosfera e quindi, delle condizioni climatiche. Lo studio dei sedimenti comporta, rispetto alle carote di ghiaccio una minore risoluzione temporale, essi consentono però di studiare periodi di tempo molto più lunghi (diversi milioni di anni), ed inoltre permettono di eseguire correlazioni con campioni provenienti da tutte le latitudini.

Molti studi fatti sui sedimenti marini mostrano chiaramente che, nel periodo dell’Olocene, la Penisola Antartica è stata soggetta a rapidi cambiamenti climatici collegabili alla periodica attività solare della durata di 200 anni. Leventer e altri ricercatori (1996), analizzando dei sedimenti marini  prelevati nella  Penisola Antartica, hanno registrato variazioni climatiche negli ultimi 3700 anni con una periodicità dai 200 ai 300 anni e un’altra di 2500 anni. L’aspetto più interessante è che le transizioni dal caldo al freddo sono avvenute in maniera molto rapida, nell’ordine delle decine di anni, una situazione del tutto analoga a quella odierna. Leventer collega direttamente queste variazioni periodiche alla variazione dell’attività solare. Barcena e altri ricercatori spagnoli (2006) hanno fatto un’analisi simile nello stretto di Bransfield, situato nella punta settentrionale della Penisola Antartica. Il loro lavoro è stato quello di analizzare i sedimenti marini per un periodo di 3000 anni per cercare di capire i cambiamenti nella produzione primaria come anche le variazioni di copertura dei ghiacci. L’analisi in particolar modo della presenza delle diatomee conservati nella colonna sedimentaria ha evidenziato una ciclicità di 200 anni.

In altre parole, il ghiaccio in Antartide subisce periodici episodi di rapida fusione per cause naturali e non determinate dal riscaldamento globale di origine antropica. La periodicità dei 200-300 anni, rilevata dai dati paleoclimatici nella Penisola Antartica, ma anche in altre regioni del pianeta, si può ricollegare facilmente al ciclo solare di Vries-Suess riscontrato nella variabilità dell’attività solare dell’olocene (già trattata in un altro mio articolo). La periodicità dei 2500 anni, come osservata da Leventer, potrebbe essere accostata al ciclo solare di Hallstatt. Tuttavia appare un azzardo in quanto l’arco temporale esaminato è di soli 3700 anni, ed appare troppo esiguo per dare una certezza in tal senso, infatti la Barcena non ne parla affatto. Concludo dicendo che molti articoli sulla scomparsa della fauna in Antartide e non solo, si basano, penso volutamente, su lavori scientifici che si soffermano su una scala temporale decennale, ma la natura ne ha una millenaria. La differenza è netta. Come dice Marcus la truffa mediatica continuerà anche su questo fronte.

fonti:

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Come_cambia_il_fitoplancton_antartico/1337504

http://www.coolantarctica.com/Antarctica%20fact%20file/science/global_warming.htm

http://www.nsf.gov/od/opp/antarct/ajus/nsf9828/9828html/g12.htm

http://bulletin.geoscienceworld.org/cgi/content/abstract/108/12/1626

http://theresilientearth.com/?q=content/melting-antarctic-ice-part-natural-cycle

Scritto da ANGELO





Attention please…

30 03 2009

attention-pleaseL’ultimo scatto del magnetogramma risalente alla mezzanotte di oggi ci mostra la plage region più attiva rispetto alle ore prima. Non si è sviluppata ancora una macchia, ma va comunque tenuta sott’occhio nella sua evoluzione odierna…

Stay tuned, Simon

UPDATE: Pericolo che sembra scampato, al successivo aggiornamento del magnetogramma la regione nn si è approfondita ulteriormente, anzi…Catania già conta 0, si va diritti verso il 23° giorno spotless di fila!





L’eccezionale Minimo solare già somiglia tanto ai superminimi del passato…

29 03 2009

Dopo le statistiche sui mesi con SSN inferiori a 50.0, con questo minimo che continua imperterrito, ho deciso di ridurre ulteriormente il campo dell’indagine per valutare proprio la continuità e la persistenza delle fasi di minimo “profondo”, ponendo quindi come limite un SSN mensile molto più basso e inferiore a 5.0 (il riferimento è sempre il numero ufficiale internazionale RI, non quello del NOAA).

Visto che ormai è praticamente certo che Marzo 2009 non supererà un SSN di 5, si tratta del 12° mese consecutivo sotto quella soglia, un anno esatto da quel Marzo 2008 che ha visto l’ultima fase solare caratterizzata da una modesta attività (SSN 9.3), anche se legata principalmente al ciclo 23 .

Per confronto, cosa è successo nei minimi passati?

Ecco qua i dati

(numero MASSIMO di mesi consecutivi con SSN < 5.0):

Cicli 23/24: ……. 12 (provvisorio…) 2008/2009

22/23: ……. 2 – 1996

21/22: ……. 1 – 1985 e 1986

20/21: ……. 1 – 1976

19/20: ……. 1 – 1964

18/19: ……. 4 – 1954

17/18: ……. 2 – 1944

16/17: ……. 4 – 1933/1934

15/16: ……. 3 – 1923

14/15: ……. 15 – 1911/1912 e 1913/1914

13/14: ……. 6 – 1901

12/13: ……. 3 – 1890

11/12: ……. 6 – 1878/1879

10/11: ……. 3 – 1866/1867

09/10: ……. 5 – 1855/1856

08/09: ……. 1 – 1843 e 1844

07/08: ……. 2 – 1834

06/07: ……. 16 – 1822/1823

05/06: ……. 24 – 1809/1810/1811

04/05: ……. 7 – 1798

03/04: ……. 0 – SSN mai inferiore a 6.0 !! (1784)

02/03: ……. 2 – 1775

01/02: ……. 4 – 1766

00/01: ……. 3 – 1754

Fonte: ftp://ftp.ngdc.noaa.gov/STP/SOLAR_DA…UMBERS/MONTHLY

Dai dati emergono subito due fatti:

1) Che il minimo in corso ormai si può considerare (dal punto di vista della durata e della costanza) senza ombra di dubbio eccezionale e anomalo, rispetto ai minimi precedenti che sono tutta un’altra musica… (alcuni brevissimi, altri molto irregolari o instabili, con frequenti sbalzi del SSN).

2) Che SEMBRA esserci una ulteriore ciclicità (anche se penso sia più un caso) percui si verificano a distanza di circa 90-100 anni, uno o più minimi “importanti”: – 1809-1823 (Minimi Dalton): – 1911-1914 (Minimo tra cicli 14/15) – 2008-2009 (minimo attuale in corso) … e pare non ci siano vie di mezzo !!. Si passa mediamente da 1-5 mesi con SSN < 5, a più di 12-15 mesi, con un balzo netto e improvviso!. Un grafico rende meglio l’idea:

ssn5Superare i 15 mesi consecutivi del ciclo 14/15 è possibile, ma in quel caso ci furono ben DUE periodi di 15 mesi, non uno solo!

Articolo e grafico scritti e creati dall’utente SEMPERFRECC dell’MTG forum che ringrazio vivamente.





Le immagini far del sole ci mostrano come la plage region avesse una macchia al suo interno

29 03 2009
Fonte: file:///C:/Downloads/2009.03.22_00syn.gif

Fonte: file:///C:/Downloads/2009.03.22_00syn.gif

La prima immagine si riferisce alla mezzanotte del 22 marzo, si vede come inzi l’abbozzo di un macchia mentre la regione era ancora appunto nella parte invisibile del disco solare.

file:///C:/Downloads/2009.03.22_12.syn.gif

file:///C:/Downloads/2009.03.22_12.syn.gif

Nella secondai mmagine appena 12 ore dopo della prima, la macchia è ben visibile!
file:///C:/Downloads/2009.03.23_00syn.gif

file:///C:/Downloads/2009.03.23_00syn.gif

Non fanno in tempo a passare nemmeno 12 ore, e la macchia è già in stato di evidente decadenza, e di fatto poi anche una volta giunta nella parte visibile del sole non viene conteggiata!
A parte la curiosità di queste immagini gentilmente inviatemi dal collaboratore di N.I.A. Alessandro che ringrazio, ne viene fuori che la nostra stella ultimamente sta avendo una grandissima difficoltà non solo a produrre macchie ma soprattutto a farle perdurare nel tempo, quasi come se il suo campo magnetico fosse oramai ridotto ai minimi termini… quali possano essere le cause è difficile se non impossibile dirlo con assoluta certezza, si possono fare ipotesi legate alla dinamo solare, a cicli di minor magnetismo che si presentano forse ogni 100-200 anni, o all’influenza sul nostro Sole da parte del campo magnetico dei grandi pianeti del sistema solare quali Saturno e Giove.
Speriamo di avere in tempi brevi delle esaustive risposte da parte di chi queste cose le studia da sempre, ormai è molto dura per non dire molto imbazzante che scienziati solari del calibro di Hathaway continuino a far finta di niente…
Simon




Catania ed il Noaa mettono 0, pericolo scongiurato?

28 03 2009

xxxxxLa regione ormai è apparsa nella parte visibile del sole, ma non ha macchie al suo interno, per ora è solo una plage!

Sia l’osservatorio del Noaa che di Caania mettono 0, non so se è presto per cantar vittoria, ma viste le premesse di ieri, non l’avrei mai detto…

http://www.ct.astro.it/sun/

http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

 se si continua così, qui si rischia di chiudere un marzo da record!

Stay tuned, Simon

Aggiornamneto satellite Soho MDI delle 1424: la regione si mantiene una plage e nulla di più, si va inesorabilmete verso il 21° giorno spotless di fila!

http://umbra.nascom.nasa.gov/images/latest_mdi_igram_thumbnail.gif





…il destino è ormai segnato…

28 03 2009

Vi chiedo se siete a conoscenza che ormai la sorte climatica
del pianeta è irreversibilmente segnata, il G.W. ci porterà ad una morte,più
che per noi per le future generazioni, per la quale ci hanno fornito anche
due opzioni di scelta, la prima è quella di finire arsi vivi, consentitemi
l’esagerazione, la seconda è quella di finire annegati a causa dell’
innalzamento del livello degli oceani.
Ovviamente il responsabile di quest inarrestabile marcia del G.W. è la CO2,
a questo punto vi starate chiedendo chi mai avrà proposto questa ennesima
notizia catastrofista, è stata la D.ssa Susan Solomon coadiuvata in questa
impresa da altri tre scienziati.
La cosa che più mi ha lasciato sbalordito la potrete leggere
nell’elaborazione grafica dei dati, sono stati così bravi che la loro
previsione giunge fino all’anno 3000.
La conclusione è che anche se azzerassimo le emisioni di CO2 istantaneamente
la cosa non avrebbe alcuna ripercussione sul processo di riscaldamento orami
avviato ed arrivato oltre il punto di non ritorno.
Maggiori dettagli li troverete ai seguenti link:

http://www.pnas.org/content/106/6/1704.full

ovviamente la notizia è stata ripresa anche dai mezzi di informazione
italiani
http://www.focus.it/natura/ambiente/news/Riscaldamento_globale_CO2_e_il_ruolo_degli_oceani_2903171417.aspx

http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/09/03/18/clima_inutile_tentare_salvare_mondo_555.html

Considerato che la nostra sorte, ma soprattutto quella delle generazioni
future è ireversibilmente segnata, chiudiamo tutto baracca e burattini,
godiamoci gli anni che ancora ci restano da vivere con i nostri cari,
smettendola di dare la caccia alle streghe, correndo dietro l’attività
solare, che come è giusto che sia non viene considerata da nessuno. Il clima
ha intrapreso questa inarrestabile marcia vesro un cospicuo riscaldamento,
la principale artefice di tutto ciò è la CO2, tutto il resto,sole compreso,
non hanno voce in capitolo, che sia una volta e per tutte ben chiara a tutti
come realmente si presenta e si prospetta la situazione.
Questo si che è un commento da matti…..:-)..ora posso essere rinchiuso
senza ombra di dubbio…:-)

Antonio Marino





Ce la faremo a rifare 20 giorni spotless di fila e rientrare in classifica per la nona volta?

27 03 2009

eatsern-limbCome scritto anche ieri, la regione attiva entro stasera-stanotte apparirà nella parte visibile del sole. Ieri alle ore 23 il solar flux ha avuto un sobbalzo a 71.5 e sempre ieri notte c’è stata una B-flares proveniente da codesta plage, segni che tale regione potrebbe avere le potenzialità per divenire una macchi a tutti gli effetti! Se così fosse, ed apparisse entro la giornata odierna, addio 20 giorni spoless di fila! La macchia anchese è presto per dirlo con assoluta certtezza sembra appartenere al ciclo 24!

Stay tuned, Simon

UPDATE: dall’ultima immagine del magnetogramma, la regione appartiene al ciclo 24, ma non sembra essere tanto forte tant’è che non ci sono state sinora attività solari quali flares ed il Planetary k-index si mantiene molto basso. Catania per oggi conta 0, ora aspettiamo il Noaa.

UPDATE2: Ufficiale, 20° giorno spotless di fila, si rientra in classifica nella famosa tabella per la nona volta nel corso di uesto minimo eguagliando così a livello di presenze il ciclo numero 14!

C’è da dire comunque che la regione nel limbo orientale del sole ha tangibili possibilità di divenire macchia ed essere conteggiata nel corso della giornata di domani, visto le sue dimensioni ed il solar flux che alle ore 17 di oggi segnava 72,1!

UPDATE3: Solar flux alle 20 di 71.6, mai stato così alto nel 2009! La regione che domani si affaccerà nella parte visibile del sole quasi di certo potrebbe contenere una macchia al suo interno, interrompendo così la serie dei giorni spotless…forse è ancora presto per affermare ciò, ma credo che solo un miracolo potrebbe far essere il nostro sole blank anche domani!

Stay tuned, SIMON…





I CAMBIAMENTI DELLA CIRCOLAZIONE ATMOSFERICA NEGLI ULTIMI 50 ANNI – INVERNO

26 03 2009

N.B. : Per vedere le immagini basta passare sopra il link col muose o meglio ancora cliccarci sopra

Partiamo con una serie di articoli sul cambiamento di circolazione dell’atmosfera terrestre in Europa negli ultimi 50 anni, analizzando le stagioni per decennio, confrontando i geopotenziali a 500hPa e la pressione al suolo. Per fare questo utilizzerò la reanalisi NOAA che si basano come riferimento al periodo 1968-1996 e non al periodo 1961-1990.

Queste le differenze:

Geopotenziali: http://img239.imageshack.us/img239/2663/79252301482114823.png

Pressione: http://img128.imageshack.us/img128/9126/79252301482115229.png

Partiamo ad analizzare quindi le invernate anni 50:

Geopotenziali: http://img123.imageshack.us/img123/6194/79252301482122056.png

Pressione: http://img123.imageshack.us/img123/8010/79252301482122150.png

Si vede bene come i geopotenziali e la pressione proprio nel centro dell’Europa siano più bassi ( rispetto alla media sopra detta ), sintomo di frequenti irruzioni artico-marittime, infatti l’asse delle anomalie è abbastanza dritto e il fatto che le anomalie di pressione siano equamente distribuite nella parte centrale del continente non fa altro che confermalo. I geopotenziali alti nella Russia europea sono probabilmente dovute alle risalite anticicloniche causate dalle discese artiche in Europa, stesso discorso per la pressione.

Passiamo quindi alle invernate anni 60, quelle più fredde:

Geopotenziali: http://img528.imageshack.us/img528/7510/79252301482122346.png

Pressione: http://img528.imageshack.us/img528/8356/79252301482122315.png

Vediamo come le anomalie dei geopotenziali rispetto al decennio precedente siano più inclinate, sinonimo di incursioni di aria più continentale rispetto al periodo passato, le anomalie della pressione, schiacciate sui meridiani sono a testimonianza di correnti prevalenti da est.I geopotenziali sulla Russia europea sono più bassi, sintomo che potrebbe esserci la mano dell’Orso, dalla pressione però non si capisce bene. Quello che invece si capisce è che l’anticiclone delle Azzorre o era bassissimo o era sempre sulla Groenlandia e a giudicare dalle anomalie altamente positive direi che potrebbe essere la seconda, quindi fasi di SCAND+ e/o ponti di Weikoff a volontà.

Si passa quindi agli anni 70, famosi non certo per il freddo ma per la neve, conseguenza di un atlantico imperante, risulterà questo anche dalle mappe?

Geopotenziali: http://img104.imageshack.us/img104/7889/79252301482122536.png

Pressione: http://img145.imageshack.us/img145/2496/79252301482122623.png

Si nota subito che gli inverni anni 70 sono molto simili al periodo di riferimento delle carte, infatti partono dal 1968 e gli anni precedenti non sono compresi nella media. Si può vedere benissimo però come le anomalie negative, sia di pressione che di geopotenziali riguardino l’area atlantica. Riguardo alle anomalie della zona scandinava è difficile dire, potrebbero essere dovute semplicemente alla risalita anticiclonica dovuta agli affondi atlantici ma potrebbe anche essere opera dell’Orso, a giudicare dalla carte della pressione sembra più probabile la seconda, ma è difficile dire.

Passiamo agli anni 80:

Geopotenziali: http://img511.imageshack.us/img511/7065/79252301482123537.png

Pressione: http://img299.imageshack.us/img299/6233/79252301482123424.png

Si nota subito come qualcosa sia cambiato, sulla zona scandinava e sulla Russia europea le anomalie sia di pressione che di geopotenziali sono negative, segno che il Vp con le sue depressione facesse più spesso visita a quelle zone, ne consegue una anomalia positiva sul centro Europa, l’Azzorre e il famigerato Cammello era diventate la normalità, come il favonio per il NW.

Anni 90:

Geopotenziali: http://img91.imageshack.us/img91/3909/79252301482124131.png

Pressione: http://img528.imageshack.us/img528/4580/7925230148212432.png

Si nota come la situazione sia la stessa solo che notevolmente ingigantita come anomalie.

Anni 2000 ( fino all’inverno 2008/09 ):

Geopotenziali: http://img205.imageshack.us/img205/921/79252301482125611.png

Pressione: http://img205.imageshack.us/img205/8536/79252301482125536.png

La carta dei geopotenziali fa davvero spavento, anomalie totalmente positive, anche se si denota una bella anomalia sull’atlantico, forse segno di un Azzorre che si spinge più a nord, e la somiglianza anche se solo come distribuzione delle isobare è simile a quella degli anni 60 ( solo che i geopotenziali sono più alti ). La carta della pressione lascia pensare ( viste le anomalie positive ) che l’Azzorre spesso “spanci” e come conseguenza porta il favonio al NW, le anomalie negative sulla Russia persistono, anche se di minore entità.

Gli anni 2000 hanno quindi un ulteriore cambiamento della circolazione atmosferica invernale, spetta solo a noi scoprire cosa comporterà.

FABIO





Appesi ad un filo: si avvicina minacciosa una plage region dalla parte nascosta del sole…

26 03 2009
Immagine behind

Immagine behind

Come si vede bene dall’immagine “far” del sole, una regione attiva si sta avvicinando al lato orientale del sole. Si calcola che per il fine settimana essa dovrebbe essere visibile ai satelliti solari. Solo allora sapremo se essa avrà la “forza” necessaria per essere ritenuta una spot e venire quindi conteggiata. Siamo appesi ad un filo dunque perchè potrebbero essere a repentaglio 2 tappe molto importanti:

1) Il raggiungimento per la nona volta in questo minimo di un’altra serie di 20 giorni spotless di fila

2) Ancora più impotante, il superamento del ciclo 24 (in quanto la plage in questione sarà quasi certamente appartenente al nuovo ciclo) sul ciclo 23 nel mese di marzo, in quanto lo ricordo l’unica macchia presente sinora in questo mese è del ciclo 23 appunto, durata solo 2 giorni e con un numero di wolf totale di 24 per il Noaa, quindi facilmente raggiungibile e superabile.

Speriamo quindi che tra 2-3 giorni, quando suddetta regione attiva farà la sua apparizione nel lato visibile solare, non sia così intensa da generare macchie, sarebbe davvero un goal subito ai minuti di recupero!

Stay tuned, Simon

UPDATE: La famigerata regione apparsa qualche giorno fa, oggi è stata conteggiata da Catania con numero di Wolf di 12. Trattasi appunto di quella famosa macchia di cui abbianmo tanto parlato che aveva polarità del ciclo 23 e latitudine del ciclo 24, mentre ora si è trasformata ed ha anche la polarità del nuovo ciclo! Ci si preoccupava della regione behind ch comunque avanza sempre più minacciosa, ed alla fine ci ha fregato la meno sospettabile!

Update2: Alle ore 16.13 il Noaa ancora non conta la macchia, c’è da dire infatti che nel frattempo essa è andata notevolmente affievolendosi! http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html





Metodo di previsione della futura attività solare del Dr. Mausumi Dikpati del National Center for Atmospheric Research (NCAR)

25 03 2009

Qualche giorno fa vi ho proposto un articolo nel quale ho riportato ed analizzato dati e metodo di previsione della futura attività solare, usati dal Dr. David Hathaway, aggiungendo agli stessi i dati rilevati di alcuni parametri solari ottenuti grazie alle misurazioni fatte dal satellite Ulisse. Nel seguente articolo vi riporto il metodo di previsione della futura attività solare usato dal team di scienziati del NCAR guidato dal DR. Mausumi Dikpati, anche questa volta ci spostiamo di qualche anno indietro e precisamente al 6 Marzo del 2006, data di pubblicazione dei risultati di ricerca e della relativa previsione dell’attività solare del ciclo solare 24°. Anche il team di scienziati del NCAR,guidati dal Dr. Mausumi Dikpati,basa il proprio metodo di previsione sulla correlazione fra la circolazione interna del sole, il nastro trasportatore, ed il movimento di deriva in superficie delle macchie solari. Al NCAR hanno provveduto allo sviluppo di un innovativo modello informatico di previsione della futura attività solare,lo hanno testato,simulando delle previsioni, inizializzandolo con i dati degli ultimi 8/12 cicli solari, ottenendo risultati molto vicini ai dati osservati, il che li ha portati a dichiarare di avere a disposizione uno strumento di previsione molto valido. Dato l’esito positivo dei test di prova il modello è stato usato per la previsione dell’attività solare del ciclo 24 fornendo i seguenti risultati:

Attività solare del 24° ciclo superiore del 30/50% rispetto al precedente;

Inizio del 24° ciclo solare non più tardi del periodo compreso fra la fine del 2007 e l’inizio del 2008.

antonio-21

 

 

 

 

 

 

 

Al seguente link http://www.docstoc.com/docs/document-preview.aspx?doc_id=5058586 troverete una lunga e dettagliata descrizione del lavoro di ricerca, dei dati usati e dei risultati ai quali sono giunti i ricercatori del NCAR.

A dadi fermi possiamo asserire che il sole ha provveduto a smentire e smontare la previsione fatta dagli scienziati del NCAR per il ciclo solare 24°, eppure loro la ritenevano affidabile, avevano fatto vari test di prova all’innovativo modello di previsione, ma con quali e quanti dati?

Qui iniziano le dolenti note ed è qui che mi perdo nel ragionamento, in quanto non riesco ad immaginare come scienziati di tale calibro si siano potuti fidare di test di prova che, anche se numericamente possono essere stati rilevanti, sono stati fatti con una serie di dati riferiti solo a 8/12 cicli solari precedenti. In pratica si sono usati dati che partono dal ciclo solare 14° o al massimo 12°, anni rispettivamente di riferimento  inizi del 1900, 1876/1880.

Parliamo di una serie di dati che ricopre un arco temporale di circa 130 anni, che se paragonati all’ età del sole sono meno che un inezia, ovviamente è impossibile conoscere la totalità dei dati di miliardi di anni e anche se fosse possibile non si finirebbe mai di fare test di prova.

E’ altresì vero che dati certi,andando ancora più indietro nel tempo non sono facilmente reperibili, almeno quelli che riguardano le osservazioni dirette delle macchie solari,esistono però serie storiche di dati ricostruite grazie ai “proxy data”. Non sarebbe stato più opportuno testare il modello di previsione anche con questi ultimi ?

Altra considerazione da farsi è che il modello è stato inizializzato, con particolare riferimento agli ultimi settanta anni, con serie di dati che “appartengono” a cicli solari che hanno mostrato un’intensa attività, che la comunità scientifica ha dichiarato essere la più intensa degli ultimi mille anni,arco temporale che poi è stato ampliato ad 8000 anni come potete leggere da ciò che ho estrapolato dal seguente link:

http://www.nature.com/nature/journal/v431/n7012/abs/nature02995.html

“According to our reconstruction, the level of solar activity during the past 70 years is exceptional, and the previous period of equally high activity occurred more than 8,000 years ago.”

Appare  evidente che per classificare in tal modo l’intensità dell’ attività solare, si è fatto uso delle serie dati indirette,ottenute grazie allo studio dei “proxy data”, dati poi non utilizzati per testare il modello di previsione.

Tenendo ben presente quanto fin’ora analizzato, vi chiedo a quale risultato si può arrivare testando un modello con una breve serie di dati, per di più ricavati da cicli solari molto intensi(in percentuale più del 50% dei dati fanno riferimento a cicli solari molto intensi) ?

Sempre dal precedente link riportatovi si legge: Here we report a reconstruction of the sunspot number covering the past 11,400 years”

Abbiamo una serie di dati inerenti l’attività solare, che anche se ricostruiti e non direttamente osservati, ricoprono un arco temporale di 11.400 anni. Forse sarebbe stato improponibile usarli tutti per eseguire i test di prova al modello, ma almeno una parte di tali dati doveva essere usata comunque, ci sarebbe voluto più tempo per i test ma forse il risultato finale sarebbe stato migliore.

Mi potreste contestare che trattandosi di dati ricostruiti e non di diretta osservazione non sarebbero da ritenersi del tutto affidabili.

Ma tale possibile contestazione trova la risposta nelle dichiarazione fatte proprio dal Dr. David Hathaway e dal Dr. Mausumi Dikpati, dato che ci hanno ampiamente spiegato la diretta correlazione fra il movimento del nastro trasportatore e quello di deriva delle macchie solari.

 

 

antonio31

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

This graphic shows how magnetic fields are recycled to produce sunspots within the solar convection zone (the top 30% of the solar interior, shown in white, surrounding the radiative core, in orange). Because the sun rotates faster at the equator than the poles, the north-south (poloidal) magnetic field (a) gets twisted into an east-west (toroidal) field (b). Pockets of enhanced toroidal field rise to the surface, twisting in the process, and emerge to create sunspots (c, upper right). Magnetic flux emerges and spreads outward as the spots decay. Panels (d) and (e) show the conveyor belt of plasma flow (yellow) carrying the surface magnetic flux toward the poles—reversing the polar field—and eventually downward and back toward the equator. New sunspots eventually form in the poloidal field (f), which is now reversed from that in (a). (Figure by Mausumi Dikpati, NCAR.)

Quindi anche se ci troviamo al cospetto di serie di dati ricostruite, dalle stesse si può risalire comunque al numero delle regioni attive presenti sul disco solare ed alle relative macchie solari che le contraddistinguono; in base a queste ed al loro presunto movimento di deriva (come sappiamo una macchia solare o gruppi di macchie, hanno un piccolo ciclo vitale che va dalla loro comparsa alla loro fase di decadimento, l’arco temporale di tale ciclo può variare da qualche giorno ad alcune settimane) possiamo risalire con un procedimento inverso a quello che poteva essere il valore della velocità del nastro trasportatore.

Come potete constatare si potrebbero avere tutti quei dati necessari ad inizializzare il modello di previsione del NCAR per ottenere risultati più attendibili , ma a questo punto mi e vi chiedo se sono io che ho osato troppo nel proporre tale analisi dei fatti o sono loro che hanno osato poco?

Fonte: http://www.ucar.edu/news/releases/2006/sunspot.shtml

 Scritto da Antonio Marino