Termina ottobre e si torna spotless e pure con una piccola sorpresa…

31 10 2009

1Il ciclo 23 non è ancora morto anche dopo il marasma della 1029.

Ora vi dico questo: attenzione ai prossimi 10-20 giorni… credo che Ale abbia capito…

questo minimo non smette più di stupire, vi anticipo che il Noaa conterà la macchia anche oggi, mentre farà finta di niente dell’ennesima regione con polarità del vecchio ciclo ben presente nel magnetogramma…questi sono i fatti, i SN di ottobre sono mistificazioni della realtà.

UPDATE: Il NOAA mette 0 per il 31 ottobre!!

http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

Simon





Catania è salva

30 10 2009

la macchia questa mattina era ancora visibile, da domani non lo sarà più, oggi conteranno ma dal NOAA non mi aspetto un numero superiore a 13, anche se a Catania hanno osato mettere 20 per la giornata di oggi.

come potete vedere questi sono i 3 bollettini:

NOAA mette 13 (ancora provvisorio): http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

Catania mette 20 (definitivo): http://web.ct.astro.it/sun/draw.jpg

il SIDC invece mette 11, ma questo dato può cambiare anche drasticamente in questi casi, e dato che mancano 2 giorni al 1° di Novembre presto sapremo il dato quasi definitivo: http://sidc.oma.be/html/SWAPP/dailyreport/2009/meu303

questo è l’ultimo aggiornamento SOHO, l’immagine è autoaggiornante:

 

per quanto riguarda invece i prossimi giorni direi che ci aspetta un periodo di almeno una settimana senza macchie, poi chi lo sa, 10 è li, e 20 secondo me è ancora fattibile.

ecco il Behind autoaggiornante:

 

 

FABIO





Va beh, lo dico, inizia ad essere strano anche il solar flux…Penticton-Carrington NIA non ci sta!

30 10 2009

20091029    170000      2455134.197   2089.590        0075.0       0074.0       0066.6   
20091029    200000      2455134.322   2089.595        0076.7       0075.6       0068.1   
20091029    230000      2455134.447   2089.600        0074.8       0073.7       0066.4  

Perchè il valore dele 20 che è quello che passa per ufficiale è il più alto della giornata?

 Potevo capire se la regione fosse più attiva, ma non è il nostro caso, anzi l’esatto contrario.. (in condizioni normali infatti il valore delle 17 è il più alto della giornata e poi via via a scalare)

Carrington, che cosa stai facendo?

Non bastano Gli SN pompati, ora cercate anche voi?





Stavo giusto aspettando questo momento…

29 10 2009

20091029    170000      2455134.197   2089.590        0075.0       0074.0

Solar flux aggiustato alle 17 con la macchia ancora presente a 74…

probabile che alle 20 si vada a 73…

..e se tanto mi dà tanto domani si ridiscende sui 71-72… (sempre che non compaiono altre regioni attive che al momento non si intravvedono nè nel lato visibile nè al behind)

Work in progress…

Simon





Proiezioni teleconnettive per l’inverno 2009-2010

29 10 2009

Si è parlato della possibilità di un CW (Canadian Warming), giustissimo, ma vorrei esprimere in questo post, con obbiettivo finale di inidividuare la possibile tendenza invernale nel comparto europeo, le mie perplessità sulla possibilità di compromettere l’inverno.
Sappiamo che la legge dei fisici B&D (la “famosa” legge che se il Nam raggiunge un tot valore,vi sarà un potente stratcooling del VP ed addio inverno) come tutte le leggi meteoclimatiche, non è una legge perfetta, un ottimo studio che però non ha una correlazione del 100%.
possiamo stimare con un 10-15 % le situazioni fuori dalla regola, ebbene quel 15% è necessario tenerlo conto se le cause possono essere troposferiche.
Rubando un grafico di Sandro dell’ MTG notiamo come ad un AO di ottobre e novembre negativa spesso corrisponde ad una AO invernale negativa la discreta sincronia si vede bene se analizzata nel suo trend.

http://img261.imageshack.us/img261/7…invono1009.jpg

Fonte originale: http://globalwarming.blog.meteogiornale.it/2009/10/21/ao-invernale-lenso-la-qbo-e-linverno-200910/

Facendo una breve analisi nello specifico del quadro teleconnettivo, si nota che gli anni con il quadro simile al 2009 (QBO in diminuzione, MEI in crescita e PDO da agosto a settembre) sono il 1979, 1986, 1991.

I risultati che escono sono:

AO media negativa -0.68 (anche se il valore del 92 è positivo ma molto probabilmente le cause sono da attribuirsi al pinatubo dunque un pò falsato l’andamento dell’AO da un fattore esterno)
La media dei tre inverni, 79/80, 86/7 e 91/2, che sono simili anche per QBO, risultano avere una media delle anomalie di: -0,45°

Analizziamo ora l’andamento stratosferico degli anni 80-87-92

Appare evidente che non c’è sicnronia a parità di teleconnessioni tra andamento troposferico e stratosferico.

Seppur il 1979 mostra come si sia sviluppato uno strat cooling degno di nota,e raggiungendo in febbraio il suo apice superando con molta probabilità la famosa soglia ai 10 hpa del B&D., l’AO è stata ugualmente negativa nei valori medi di gennaio e febbraio.

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/product…LL_NH_1980.gif

In controtendenza gli altri due anni i quali mostrano nel 1987 un probabile MMW (maior midwinter warming) con annesso superamento soglia del NAM
http://www.cpc.ncep.noaa.gov/product…LL_NH_1987.gif

Il quale ha generato diverse onde fredde tra qui questa la più rilevante

http://www.meteociel.fr/modeles/arch…-1-12-12-1.png

Infine nel 92 dove ha generato un altro stratwarming ma con scarso coupling in troposfera

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/product…LL_NH_1992.gif

Si mostra infatti uno scarso coupling dovuto molto probabilmente all’andameto troposferico e teleconnettivo .

Comunque vada la situazione è da monitorare..

Vediamo anche in troposfera i pattern che hanno prevalso

http://img26.imageshack.us/img26/325…4829792132.png

Appaiono molto evidenti i tre pattern principali
PNA + EA- EA/WR+

Da notare in oltre la NAO su valori negativi moderati.

Ebbene per il momento tralasciando l’analisi delle SSTA appare che il SC (strat cooling del VP) ha una possibilità di realizzarsi del 50% con possibilità di mancato coupling molto elevato. con relativa AO- media.

Almeno con le analogie per il momento trovate possiamo azzardare col dire che l’inverno 2009/2010 sarà freddo nel comparto europeo, sottomedia anche nel comparto italico, con le correnti da NE e i tuneling atlantici con situazioni di EA – che dovrebbero prevalere…

Ci dobbiamo rigorosamente aggiornare….

Antonio (alias Pubblico)





Domanda: ma quando la 1029 se ne sarà andata, cosa potrebbe accadere?

28 10 2009

Nè nel lato visibile nè in quello Behind, non si vedono formazioni di regioni sospette.

Se tutto procede in codesto modo, tempo domani e forse dopo-domani e poi si dovrebbe tornare spotless…

La mia attenzione a quel punto sarà puntata sul solar flux, ben più onesto dei sunspot number nel definire in questo periodo l’attività solare.

Per forza di cose scenderà, ma fino a quale valore?

Sarà importante vedere ciò, un SF che cala ma rimane sopra i 72-73 vorrà dire che la nostra stella è ripartita, che il suo campo magnetico insomma si è dato una svegliata. Se invece il SF ritornasse a vaori sui 70, beh allora, risiamo un’altra volta a punto a capo.

Ovviamente come accennato sopra, sto ragionamento è valido solo se nel frattempo non compariranno altre regioni attive…

staremo a vedere.

Simon





La Corrente Circumpolare Antartica e la sua influenza sul clima della Terra

28 10 2009

Ecco la seconda parte sulla CCA, per chi si fosse perso o rivolesse leggere la prima parte introduttiva:

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/10/22/la-corrente-circumpolare-antartica/

La CCA (Corrente Circumpolare Antartica) é una potente e fredda corrente che circonda tutto il continente antartico mettendo in comunicazione tutti gli oceani.

A dispetto del suo flusso relativamente lento la CCA è la corrente che muove la maggior massa d’acqua del pianeta raggiungendo profondità compresefra i 2000 e i 4000 metri e una larghezza di circa 2000 km. La corrente è alimentata da fortissimi venti provenienti da occidente.

4_oceancirc

Gli scienziati stanno studiando ancora queste correlazioni tra ACC e clima ma giá hanno notato che la ACC controlla il clima in  4 modi:

1 Collegando il mondo l’ACC ridistribuisce il calore e altre proprietà che influenzano i modelli di temperatura e delle precipitazioni tra i 3 oceani.

2 Il movimento verticale delle acque, causato dal gelo antartico durante l’inverno e il surriscaldamento durante l’estate, controlla il rinnovo delle acque profonde negli oceani mondiali.

3. C’è uno scambio di gas, come ossigeno e anidride carbonica, con l’atmosfera sulla superficie del mare. L’oceano contiene 50 volte più carbonio dell’atmosfera, in modo che il tasso al quale l’anidride carbonica viene assorbita dall’ Oceano Meridionale puó direttamente influenzare i cambiamenti climatici.

4. Con la variazione di temperatura dell´onda circumpolare antarirtica (ACW) e la sua influenza sul fenomeno ENSO.

5 acc3

Riguardo al 4° punto, gli scienziati utilizzando i dati piú recenti provenienti dai satelliti, che misurano la temperatura superficiale del mare e l’altezza, hanno notato che la temperatura dell’acqua varia nella corrente circumpolare antartica, alcune parti sono 2-3 ° C più calde (indicati in rosso), mentre altre parti sono 2 — 3 gradi C più fredde (in blu) rispetto alla media.

Ci sono due piscine più calde e due piscine più fredde e ognuna di esse è di diverse migliaia di chilometri di lunghezza e migliaia di metri di profondità. Essi sembrano essere dovuti alle interazioni tra l’atmosfera e l’oceano. Le regioni sembrano muoversi verso est con l’ACC e durano circa 8-9 anni per girare tutto il mondo nelle latitudini meridionali. Questo fenomeno è stato battezzato il “circumpolare antartica Wave” (ACW). Ricercatori ritengono che l’ACW può avere una notevole influenza sui modelli meteo nel sud Australia, Sud America e Sud Africa.

6 acw2

L’onda (ACW) è stata scoperta contemporaneamente da Warrwn White e RG Peterson, e da Jacobs e Mitchell; nel 1996. Da allora alcuni oceanografi considerano ormai la ACW come parte dell´ENSO.

In particolare le variazione di temperatura delle piscine di acqua piú calda e fredda all´interno della CCA entrerebbero a far parte delle variazioni di temperatura della corrente fredda di Humboldt che partendo proprio dalla CCA costeggia tutta la costa cilena, peruviana fino all´ecuador per poi, grazie alla forza di Coriolis che nell´emisfero sud spinge da est verso ovest, si va ad incontrare con le acque calde equatoriali. La ciclicitá delle piscine nella CCA, che hanno una variabilitá tra + calda a + fredda di circa 4° – 6° C. influenzerebbero i cicli del Niño e Niña. E da qui le influenze sul clima del pianeta. Tutto é ancora in fase di discussione e studio, ma il clima é una scoperta che si fa giorno dopo giorno e con le esperienze sul “campo” che poi vengono verificate dai modelli computerizzati e non viceversa adattando il clima ai modelli matematici.

SAND-RIO





SONDAGGIO SULLA EVENTUALE RIPARTENZA DEL SOLE

27 10 2009

Dato che mi sono accorto che c’è molto dibattitto su questo tema, e non solo sul nostro Blog, ma un pò in tutti quelli in cui si parla del minimo solare, vi voglio “mettere alla prova” con questo Sondaggio ;)

Cercate se è possibile di non limitarvi solo a votare ma anche ad esprimere le vostre idee ed i vostri pareri nell’apposita sezione “messaggi”.

Siamo arrivati ad un banco di prova di fondamentale importanza per il proseguo del ciclo solare 24, da adesso in poi potremmo capire veramente quali sono le intenzioni della nostra stella, in altre parole, come ho sempre detto, i prossimi 6-8 mesi saranno determinanti per vedere finalmente di che pasta è fatto questo minimo solare. (ma forse anche meno).

Sarà anche interessante mettere alla prova le teorie dei vari studiosi sulle eventuali influenze dei giganti gassosi sul sole visto che un importante allineamento come ben sapete tutti è atteso per il 2010.

Insomma ce n’è di carne sul fuoco, non ci resta che attendere…

Simon





Catania Conta 44, NOAA “solo” 25, 4-2 per gli Italiani

26 10 2009

ecco il link del conteggio di Catania: http://web.ct.astro.it/sun/draw.jpg

questo quello del NOAA: http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

questa invece l’immagine del Sole:

FABIO





Ecco come il SOLE influenza il clima, anche su basi meno che decadali…

26 10 2009

Era un pò che volevo pubblicarlo questo pezzo dell’ottimo Claudio Gravina di Climate Monitor, e finalmente eccolo in tutta la sua completezza e chiarezza. Si parla di come il sole influenzi il nostro clima, di come per l’IPCC esso sia meno che una variabile terziaria, ed in fondo un riassunto sugli studi del Prof. Nicola Scafetta che è riuscito a ricostruire il clima del pianeta negli ultimi 400 anni, dando al sole il vero ruolo che gli spetta, ossia quello di primo attore indiscusso e fondamentale, non solo per quanto concerne i cambiamenti climatici di lungo corso, ma persino anche quelli su basi meno che decadali.

Buona lettura, Simon

Il Sole, il nostro motore (quasi) immobile al centro del Sistema Solare. Argomento spinoso, dibattuto, deriso e sminuito da alcuni, elevato a Deus Ex Machina da altri. Il Sole ha un ruolo nei cambiamenti climatici terrestri? La risposta è affermativa e abbastanza chiara a tutti quando si tratti di considerare tempi lunghi, lunghissimi (ere geologiche). Cosa accade, però, se cerchiamo traccia del Sole anche nei cambiamenti climatici su scala di breve termine, per esempio su scala decennale?

Succede che si apre una sorta di vaso di Pandora, un tutti contro tutti a livello scientifico. Il motivo è presto detto, si osservi la seguente nota tabella:

Fonte IPCC

L’ IPCC relega la forzante solare ad un ruolo meno che marginale nel contesto delle forzanti ad oggi conosciute. Tale affermazione parrebbe essere una pietra tombale per quanto concerne il capitolo Sole. Ogniqualvolta qualche ricercatore rispolveri la forzante solare, lo abbiamo visto negli ultimi anni, gli viene opposta quella tabella. Oggi vi è una serie di studi che cerca di scoprire la reale quota parte di cambiamento climatico attribuibile al Sole, in questa sede analizzeremo l’ultimo in ordine cronologico, a firma di Nicola Scafetta.

Un centro di gravità permanente

Il Sole è un motore immobile solo nelle semplificazioni atte a spiegare facilmente il funzionamento del nostro sistema solare. Sappiamo infatti (c’è tanta fisica e matematica dietro) che essendo parte di un sistema più complesso (i pianeti, le altre stelle più o meno lontane) il Sole reagisce dinamicamente a queste sollecitazioni. Ovviamente stiamo parlando della forza di gravità.

Immaginate di giocare a girotondo con un bambino di corporatura esile. Con molta probabilità, prendendolo per le braccia e facendolo roteare attorno a voi non vi sposterà dal punto in cui siete. Ipotizzate adesso di poter far roteare attorno a voi due bambini, uno più leggero e uno molto più pesante. Molto difficilmente riuscirete a mantenere la vostra posizione e anche voi, piano piano, vi sposterete dalla posizione iniziale. Attenzione: quella qui descritta non è la forza di gravità, ma è un esempio molto utile per visualizzare mentalmente quanto accade quando mettiamo in relazione 1, 2, n corpi nel vuoto cosmico. Per i lettori più precisi dovremmo anche parlare di moto angolare e di tanti altri aspetti che però in questo contesto possiamo mettere da parte.

In realtà il sistema solare non necessariamente ruota attorno al Sole, tutti insieme ruotano intorno al cosiddetto Centro di massa del sistema solare (Center of  Mass in the  Solar System, CMSS). Attualmente il CMSS è al di fuori del nostro Sole (dal 2000 al 2100 si calcola che il CMSS si troverà al di fuori del Sole per il 67% del tempo).

Questo meccanismo, ovvero la distanza del Sole dal CMSS e la sua velocità relativa rispetto al CMSS,  si suppone che possa influenzare l’attività solare1 . Esiste una segnatura di questo fenomeno nell’andamento dell’attività solare e, perchè no, nell’andamento delle temperature terrestri? Scafetta e altri sostengono che sia possibile rintracciare queste variazioni nell’andamento termico medio globale.

Tratto da Scafetta, 2009

Andando a rapportare gli indici di cui sopra alle variazioni di temperatura del nostro pianeta, otteniamo quanto segue:

Tratto da Scafetta, 2009

Confronto tra le densità spettrali della temperatura globale e del CMSS

Se quanto sopra venisse confermato, allora Scafetta avrebbe trovato il legame tra ciò che modula l’attività solare, la sua velocità e il clima terrestre

Analizzando i dati è anche emerso che il ciclo di 60 anni del CMSS corrisponde perfettamente al ciclo della  Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO), con un lag di 5 anni. Lo stesso Scafetta, a onor di scientificità, si chiede se sia una correlazione vera o se sia una coincidenza, magari introdotta tramite qualche involontario artificio matematico. In attesa di conoscere gli algoritmi utilizzati, noi di CM ci poniamo in una posizione neutra, sebbene i dati utilizzati non siano frutto di ricostruzioni proxy e quindi non dovrebbero soffrire degli innumerevoli bias che invece riscontriamo quotidianamente in tante altre ricostruzioni.

Total Solar Irradiance, una ricostruzione da rifare?

Nel precedente paragrafo abbiamo riassunto il primo dei punti focali messi in luce da Scafetta, il secondo riguarda l’indice che riporta le misurazioni della radiazione solare. L’argomento è estremamente tecnico, quanto emerge è che le ricostruzioni fin qui utilizzate potrebbero non essere corrette. Esse infatti si fondano sull’utilizzo di particolari algoritmi che consentono di ottenere i dati proxy per la serie in questione. Scafetta ha scoperto che utilizzando alcune misurazioni strumentali, piuttosto che altre, cambia l’esito finale. Le ricostruzioni attualmente in nostro possesso ci parlano di una TSI stabile dal 1980. Utilizzando altre serie di dati (non incluse nella precedente ricostruzione) emerge invece una TSI crescente negli ultimi decenni.

Questo è un aspetto sicuramente non marginale se infatti, come sempre più scienziati stanno confermando, il clima terrestre è influenzato dal Sole anche su scala temporale di breve termine, ciò vuol dire che una variazione dell’attività solare, tra un ciclo e l’altro, può determinare dei riflessi sul clima terrestre.

Modelli climatici globali limiti e prospettive

Nell’ultima parte della trattazione, Scafetta affronta il discorso relativo ai modelli matematici per la simulazione del clima terrestre ( Global Climate Model, GCM). Secondo l’autore (ma ne abbiamo discusso ampiamente anche su CM) i GCM sono sicuramente strumenti necessari per il progresso della conoscenza scientifica, tuttavia soffrono di notevoli limiti. In particolar modo, gli attuali GCM, secondo Scafetta, sottostimano di svariati ordini di grandezza la forzante solare e conseguentemente tutti i feedback (le retroazioni) ad esso legate. Il discorso è molto ampio, spesso abbiamo messo in luce come sia rischioso definire politiche economiche su scala globale, basandosi esclusivamente sulle proiezioni fornite da modelli matematici oggettivamente limitati.

Scafetta propone un modello fenomenologico (in altre parole “Un approccio olistico“, argomento trattato dal Prof. Mazzarella, citato nel lavoro di Scafetta, che CM ha avuto l’onore di ospitare sulle proprie pagine) che comprenda anche il Sole, partendo dai dati empirici. Dal momento che un modello dettagliato che leghi il Sole al clima terrestre ancora non esiste, la soluzione sicuramente pragmatica è quella di inserire le osservazioni.

Un nuovo approccio, un nuovo risultato

A questo punto possiamo tirare le somme di quanto detto: da un lato prendiamo la TSI corretta, dall’altro lato consideriamo anche la teoria del centro di massa del sistema solare (che sulla Terra influenza la lunghezza del giorno, in inglese Length of the Day, LOD), mettiamo tutto insieme all’interno del modello fenomenologico e cosa otteniamo?

Il risultato è quantomeno sorprendente: Scafetta dimostra che il suo modello può ricostruire centinaia di anni di eventi climatici terrestri, con un dettaglio ad oggi difficilmente pensabile. Uno dei principali problemi degli attuali modelli climatici consiste proprio nella difficoltà a simulare il clima passato, a meno di forti condizionamenti. Scafetta però dimostra che se si tenesse conto nella maniera dovuta della forzante solare, ecco che emergerebbe il clima passato. E tanto fa il suo modello fenomenologico.

Andando a scomporre l’attuale riscaldamento globale, emerge che ben il 65% è attualmente spiegabile attraverso la forzante solare le sue retroazioni sul sistema climatico terrestre. Vi è poi anche spazio per retroazioni, al momento da indagare accuramente, legate alle forzanti astronomiche (ne abbiamo parlato, appunto il CMSS e la LOD).

Altrettanto importante è l’individuazione, tramite il modello, di cicli pari a 60,30,20 e 10 anni. E’ importante sottolineare il ciclo decennale, in quanto siamo nel campo degli influssi di breve periodo, quando si è sempre esclusa una segnatura del Sole al di fuori del lungo-lunghissimo termine. A livello di temperature che peso hanno questi cicli? La stima attraverso il modello fenomenologico parla di una variazione pari a 0.40°C – 0.45°C per il ciclo di 60 anni. Questo ciclo naturale spiega completamente il riscaldamento registrato nel periodo 1910-1945 e spiegherebbe per il 70% quello occorso tra il 1975 e il 2002.

Nel suo studio, Scafetta utilizza il nuovo modello per emettere una previsione sull’andamento climatico dei prossimi decenni. Coerentemente a quanto spesso detto qui su CM, preferiamo non parlare di previsioni climatiche di lungo termine, lasciamo che il lettore si crei autonomamente un giudizio.

Qui potete assistere alla conferenza tenuta da Scafetta, durante la quale ha presentato il suo modello fenomenologico. La trattazione è in inglese e ha una durata superiore ai 60 minuti, tuttavia è assolutamente importante per comprendere i meccanismi di questa nuova ricerca. Seguendo questo  link, invece, potrete scaricare le slide della conferenza.

Nicola Scafetta è laureato in fisica presso l’Università di Pisa ed è Philosophy Doctor, sempre in fisica, presso la University of North Texas. Al momento detiene più di 40 studi pubblicati e che hanno passato la revisione critica.

Mi siano concesse alcune considerazioni, in chiusura. L’ipotesi proposta dal Dott. Scafetta è estremamente affascinante e per molti aspetti convincente. Dimentichiamo per un momento la questione se questo studio sia valido o meno, quello che rimane è la chiara e netta rappresentazione di una scienza che ha ancora molto da scoprire e da studiare. Quello che rimane è un quadro incompiuto: è come se ci trovassimo di fronte alla rappresentazione pittorica di un frutto, su una tela completamente bianca. Farà parte di una natura morta, o quel frutto sarà ancora sull’albero? Io credo che i frutti di questa materia e della ricerca vadano ancora colti nella quasi totalità. Abbiamo appena accennato lo schizzo iniziale. Tuttavia lo schizzo iniziale non è affatto sufficiente per dire cosa apparirà sulla tela e, fuor di metafora, aver appena compreso i meccanismi generali del nostro clima non è sufficiente per programmare politiche sociali ed economiche per i prossimi 150 anni, ma questa è decisamente un’altra storia.

Di Claudio Gravina, Climate Monitor

Fonte: http://www.climatemonitor.it/?p=3531