12° giorno spotless di fila ed ufficialmente si raggiunge oggi il minimo tra il ciclo 12 e 13!

13 10 2009

Essendo per il Sidc spotless anche oggi, possiamo dire di aver raggiunto ufficialmente il traguardo dei 736 giorni totali del ciclo 13!

Sempre con oggi, i giorni spotless di fila per entrambi i centri sono pari a 12!

La regione che ci aveva intimorito i giorni scorsi, sembra essere sempre più solo una plage ed al contempo, come mi ha anche detto il mio amico Robert di solar cycle 24, una facula.

Non si intravvedono altre regioni nè nella parte visivile del sole nè in quella nascosta:

Notate infatti come la regione 1027 ormai si è sfaldata completamente (al massimo è solo una plage), mentre nell’emisfero meridionale si sta iniziando ad intravvedere la sagoma della 1026, che Ale tanto aspettava per valutarne, diciamo così, “gli attributi”!

Insomma attività magnetica solare ridotta ai minimi termini (solar flux, Kp-index, vento solare), regioni solari che oltre a latitare e comparire ormai solo in determinate zone del sole, non riescono a produrre macchie degne di nota (le famose tigri)…sempre più probabile a sto punto che la teoria di L&P sia corretta…

la cosa incredibile è che vi sono scienziati del calibro di Svalgaard che ammettono che tutto ciò potrebbe essere già accaduto nel famoso Minimo di Maunder…

Come sempre noi siamo qui…

Simon

UPDATE: Anche se oggi siamo spotless, l’esperienza mi insegna a non dare per defunta la regione nel sud emisfero, non aggiornano più i sat soho da stamane, ma l’immagine del magnetogramma Gong nn è proprio consolante, quindi occhio a domani:





Piccole fluttuazioni dell’attività solare causano una grande influenza sul clima!

18 09 2009

La frequenza delle macchie solari ha un’influenza inaspettatamente forte sulla formazione di nubi e precipitazioni.

Il nostro sole non irradia uniformemente. L’esempio più noto delle fluttuazioni della radiazione solare è il famoso ciclo di 11 anni delle macchie solari. Nessuno nega la sua influenza sulla variabilità naturale del clima, ma i modelli climatici, di prima mano, non sono stati sufficienti a ricostruire il suo impatto sulle attività del clima.

Ma alcuni Ricercatori provenienti dagli Stati Uniti e dalla Germania hanno recentemente, per la prima volta, simulato con successo e nel dettaglio, la complessa interazione tra la radiazione solare, l’atmosfera e l’oceano. Come infatti riporta la rivista “SCIENCE” nella sua ultima uscita, Gerald Meehl della US-National Center for Atmospheric Research (NCAR) e il suo team sono stati in grado di calcolare quanto le variazioni estremamente piccole di radiazioni solari determina un cambiamento relativamente significativo nel sistema ” atmosfera-oceano “. 

Katja Matthes del GFZ (Centro di Ricerca Tedesco per le Geosciences), co-autrice dello studio, afferma: “Tenendo in considerazione l’intera gamma delle radiazioni del sole, l’intensità della radiazione all’interno di un ciclo solare di 11 anni, varia solo di circa lo 0,1 per cento. Tuttavia complessi meccanismi collegati tra loro nella stratosfera e nella troposfera, creano cambiamenti misurabili nella temperatura delle acque del Pacifico e nelle precipitazioni “.

All’interno di tale sistema hanno luogo molti e piccoli fattori che poi si intrecciano. Il processo iniziale procede dall’alto verso il basso: una maggiore radiazione solare infatti porta ad una maggiore concentrazione di ozono e a  temperature più elevate  nella stratosfera.

“La quota di radiazione ultravioletta varia in misura molto maggiore rispetto alle altre parti dello spettro e cioè dal cinque all’otto per cento, e ciò forma più  ozono”, spiega Katja Matthes. Come risultato, si ha soprattutto che la stratosfera tropicale diventa più calda, e questo a sua volta porta a modificare la circolazione atmosferica. Così, il tipico pattern delle precipitazioni  tropicali varierà.”

Il secondo processo (dal basso verso l’alto) si svolge nel modo opposto: l’attività solare più elevata porta ad una maggiore evaporazione nell’area libera da nuvole. Gli alisei trasportano un gran volume di umidità verso l’equatore, dove causano forti precipitazioni, basse temperature nell’Oceano Pacifico orientale e minore formazione di nubi, che a sua volta permette di aumentare l’evaporazione.

Continua Matthes Katja: “E ‘ proprio questo accoppiamento positivo che rafforza il processo”. Con questo collegamento tra radiazioni del sole e clima, è possibile spiegare le rispettive misurazioni e osservazioni sulla superficie della Terra.

Il professor Reinhard Huettl, presidente del Comitato scientifico esecutivo della GFZ , aggiunge: “Lo studio è importante per comprendere la naturale variabilità climatica, che – in tempi diversi – è significativamente influenzata dal sole. Al fine di comprendere meglio i cambiamenti climatici di origine antropica e per rendere più affidabile gli scenari climatici futuri, è molto importante capire la base naturale della variabilità climatica. Questa indagine dimostra ancora una volta che dobbiamo ancora lavorare molto per comprendere il sistema climatico “.

Insieme con la Alfred Wegener-Institute for Polar and Marine Research e il Senckenberg Research Institute del GFZ è stato infatti organizzato un convegno intitolato “Il clima nel Sistema Terra”, previst0 per il 2 /3 Novembre 2009 a Berlino.

Fonte: http://wattsupwiththat.com/2009/08/27/ncar-spots-the-transistor-effect-small-solar-activity-fluctuations-amplify-to-larger-climate-influences/

SIMON





Importante correlazione tra i livelli dei mari ed i cicli solari

17 04 2009

sea-level-rate-of-change-and-solar-cycles-510

Fonte grafico ed articolo: www.wattsupwiththat.com

Il grafico sopra, creato da David Archibald, mette in relazione il cambiamento del livello dei mari con i cicli solari durante il 20° secolo.

E la correlazione è molto evidente, come evidente è il fatto che se siamo venuti fuori dalla PEG è grazie all’aumento dell’attività solare che è stata molto probabilmete la più attiva degli ultimi 8000 anni!

Lo scienziato Holgate ha stimato che il 70% dell’innalzamento del livello dei mari nel corso del 20° secolo è dovuto alla dilatazione termica degli oceani ed il resto a causa dello scioglimento dei ghiacci. Ora che il sole è divenuto meno attivo, accadrà la cosa opposta. 

Un recente articolo dello scienziato Craig Loehle ha dimostrato che gli oceani dopo il 2003 hanno perso un terzo del calore che avevano guadagnato dal 1990 al 2003. Sebbene la massima ampiezza del ciclo solare 23 sia stata nel 2000, il suo massimo di attività è stato comunque nel 2003. Mentre stiamo citando l’attività solare , il conteggio dei neutroni di Oulu è ancora in trend di crescita, indicando che siamo ancora ben lungi dall’aver raggiunto e superato il minimo solare! 

Simon





La teoria di Landscheidt: minimo di Maunder-Dalton nel 2030!

3 11 2008

Molti di voi avranno sentito parlare di T. Landscheidt, lo scienziato tedesco divenuto famoso per i suoi modelli di previsione sui cicli del Nino e della Nina, riusendo così a prevedere gli ultimi 3 cicli dei suddetti indici con anni di anticipo! Ma Landsheidt non si fermò a tanto, e le sue ricerche lo portarono a formulare una nuova teoria sui cicli solari, basata sulla diversa radiazione solare legata all’oscillazione del centro di massa del Sole nel “centro” del sistema solare, nello specifico un ciclo di 83 anni, e 166 anni da picco a picco. Dal momento che si conosce bene il moto del sole intorno al centro di massa del sistema solare, è relativamente facile calcolare che il prossimo minimo, detto di Gleissberg, si avrà intorno il 2030, portando ad un irrigidimento del clima terrestre simile a quello che si ebbe in passato durante la Piccola Era Glaciale, del tutto paragonabile quindi ai superminimi passati tipo il Dalton o il Maunder! Dato che tale modello climatico ha già dato ottimi risultati nella previsione con anni di anticipo delle ultime 3 fasi di el-Nino, non bisognerà aspettare fino al 2030 per vedere se tale previsione è corretta, ma “solo” fino al 2016, anno in cui la PDO sarà negativa e al massimo intorno il 2018 quando la Nina sarà più frequente e forte del Nino! Intanto, un trend a ribasso delle temperature globali dovute ad una diminuzione dell’attività solare, garda caso già in atto con questo “strano” minimo, dovrebbe già iniziare nei prossimi anni, e raggiungere appunto il suo apice nel 2030!

Qui sotto il testo originale della teoria di Landscheidt:

http://www.schulphysik.de/klima/landscheidt/iceage.htm





Sicuramente la fase di minimo più profondo è passata, ma siamo sicuri che sia iniziato il ciclo 24?

16 10 2008

Facciamo un paragone con alcune fasi di cicli passati, in cui veramente il sole dopo la quiete del minimo è davvero ripartito a tutti gli effetti. Si tenga presente che il numero di sunspots dei grafici passati è calcolato dal Sidc, per questo presenterà valori inferiori al grafico dei giorni nostri aggiornato con dati Noaa.

Fase d’inizio del ciclo 19 ( novembre 1954)

  Fase d’inizio ciclo 21 (marzo-aprile 1976)

Fase d’inizio ciclo 22 (febbraio 1986)

Fase d’inizio ciclo 23 (novembre 1996)

Fase attuale: inizio ciclo 24?

Paragonando i grafici passati e considerando tutti gli indici ( soprattutto il numero di macchie ed il flusso solare, direttamente proporzionale all’intensità del campo magnetico solare) , direi proprio di no! Alla prossima.





Come la matematica può svelare i misteri dei cicli solari

8 10 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qesto grafico è preso dall’ottimo blog di Anthony Watts, spero nn si offenderà se lo riporto  anche qui. Amici, quello che abbiamo sopra è più di una semplice tabella, rappresenta l’elaborazione matematica del Sunspot smooted number nel corso degli ultimi 2 secoli. I colori rappresentano il numero di macchie, e vanno dal blu (zone con numero irrisorio di sunspot), al rosso (al contrario zone con un altissimo SSN). E facile quindi localizzare subito le “sacche” cromatiche più intense che rappresentano i massimi dei cicli undecennali di Shalbe, i cicli di 22 e 44 anni di Hale, e in cima al grafico entriamo nel territorio dei cicli di 166 anni di Gleisseberg.

Ma nn è tutto! Infatti come giustamente fatto notare da Watts, all’estremità destra del grafico, cioè il periodo proprio dell’attuale minimo, se noi tracciamo una linea ideale a partire dagli 11 anni fino in cima, vediamo che c’è uno spazio solamente blu, cioè con pocchissime macchie solari… E se ora guardiamo al periodo poco prima l’inizio del minimo di dalton, noteremo che tale spazio blu senza soluzione di continuo è presente pure lì, anzi in tutto il grafico gli unici 2 punti con tali caratteristiche sono propio l’attuale periodo e quello subito precedente il dalton’ s minimum!

Solo casualità statistiche, o c’è dell’altro?