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Su alcuni metodi di previsione dell’attività solare (Parte I)

27 febbraio 2009

  Le previsioni sull’intensità del prossimo ciclo solare, il 24-esimo, come abbiamo recentemente visto, sono state continuamente modificate. David Hathaway, uno dei maggiori fisici solari, è stato più volte costretto a rivederne i dati, che qualche mese prima aveva fornito alla comunità scientifica. Siamo continuamente interessati alle nuove previsioni che ci vengono date senza conoscere quali sono le basi sulle quali gli scienziati ci forniscono i loro dati. In questo articolo vogliamo fare questo: una panoramica su alcuni dei metodi che vengono utilizzati per fare previsioni sulla durata e l’intensità di un ciclo solare, nonché darvi dei dettagli sul prossimo. Ci concentreremo sui metodi geomagnetici. È noto che il campo magnetico terrestre non è costante, ma subisce delle variazioni temporali più o meno lunghe. Tra le cause esterne alla Terra di queste c’è naturalmente la nostra stella. L’attività solare dà luogo a diverse classi di fluttuazioni del campo geomagnetico. I metodi geomagnetici utilizzano le misurazioni delle variazioni del campo magnetico terrestre, vicino al minimo solare di un ciclo, per faredelleprevisioni sull’intensità del ciclo successivo. Sono ritenuti molto affidabili dai fisici solari, che ne utilizzano in particolar modo tre:

 

 a) Metodo di Ohl

 

b) Metodo di Feynman

 

c) Metodo di Thompson

 

 a) Ohl (1966) ha osservato che uno degli indicatori dell’attività geomagnetica, noto come indice geomagnetico aa, raggiunge un valore minimo in corrispondenza di un minimo di attività solare; questo  valore dell’indice può essere correlato con l’ampiezza del successivo ciclo solare. Il principale svantaggio di questo metodo sta nel fatto che l’indice geomagnetico raggiunge il minimo solo dopo che è gia partito il minimo solare e pertanto la previsione sul nuovo ciclo arriva in ritardo.

  b) Un metodo alternativo è dovuto a Joan Feynman (1982). Egli ha osservato che l’attività geomagnetica indicata dall’indice aa può essere suddivisa in due componenti: una in fase e proporzionale al ciclo di attività solare, l’altra (la parte restante), associata alle perturbazioni interplanetarie e non in fase con l’attività solare. La seconda, detta anche componente “interplanetaria”, raggiunge il valore massimo in corrispondenza del minimo solare ed è un ottimo indicatore del numero di macchie del ciclo seguente. 

c) Richard Thompson (1993) ha trovato una correlazione tra il numero di giorni durante un ciclo solare, in cui il campo geomagnetico ha subito delle variazioni (giorni di disturbo geomagnetico) e l’intensità del ciclo successivo. Questo metodo ha il vantaggio di dare una previsione prima dell’avvio del minimo solare.
 
Riportiamo, ora i dati forniti da Hathaway utilizzando questi metodi, sul numero massimo di macchie del ciclo 24:
  
Metodo Ohl:

non forniti

 

Metodo di Feynman

16 Febbraio 2007:  160+/-30  (ciclo forte)

07 Febbraio 2009:  90+/-25

Metodo di Thompson:

16 Febbraio 2007: non fornito

07 Febbraio 2009: 115 +/-27  (assumendo come minimo l’Agosto 2008)

 

Come potete osservare, Hathaway prevedeva con il metodo di Feynman un ciclo forte che poi è stato ridimensionato, mentre fornisce una previsione con il metodo di Thompson che suppone che il minimo sia stato raggiunto nell’agosto 2008. Le domande che ci possiamo porre sono le seguenti: perché le previsioni fondate su tali metodi sono state rivisitate? Ci troviamo di fronte ad un minimo eccezionale?

I dati forniti con i metodi geomagnetici dipendono dalla durata di un ciclo. Se non riusciamo a capire, quando finisce un ciclo solare, in questo caso il ciclo 23, come possiamo aspettarci una previsione corretta? I metodi qui analizzati non sono certamente gli unici utilizzati, ma ci mostrano come sia difficile fare una previsione su un nuovo ciclo, soprattutto se non fosse stato previsto un minimo molto prolungato come questo, che Hathaway e altri non avrebbero minimamente immaginato.

 

 

 

 

Fonti:

http://solarscience.auditblogs.com/?s=physics

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_geomagnetico

http://users.telenet.be/j.janssens/HathawayWilson2006.pdf

http://solarscience.msfc.nasa.gov/papers/hathadh/HathawayWilson2006.pdf

http://solarscience.msfc.nasa.gov/presentations/20060326_Kastellorizo.ppt

http://solarscience.msfc.nasa.gov/papers/hathadh/HathawayWilson2006.pdf

http://solarscience.msfc.nasa.gov/presentations/20090207Astrofest_SunspotCycle.ppt.

 

 

 

Ringrazio ancora una volta l’utente Angelo, e mi scuso sia con lui che con i lettori per non essere riuscito ad inserire le figure per problemi dovuti a wordpress o forse per ignoranza tecnica del sottoscritto. OTTIMO LAVORO ANGELO!

Simon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Categorie:Uncategorized
  1. angelo
    27 febbraio 2009 alle 14:40

    Grazie Simon. Forse le immagini erano troppo pesanti per essere caricate. Non importa penso che il contenuto si capisca lo stesso.

  2. ice2020
    27 febbraio 2009 alle 17:50

    Sono io che devo ringraziare a te…no sai cosa forse, è che i pdf o simili nn riesco a copia-incollarli…meglio se il testo è scritto direttamente nell’-email…senza allegati quindi…

  3. angelo
    27 febbraio 2009 alle 18:03

    L’altro che ti ho inviato era in doc eppure sei riuscito a inserirlo tranquillamente. Non lo so. Si riesce a copiare un testo lungo e con immagini direttamente sulla email?

  4. ice2020
    27 febbraio 2009 alle 19:03

    le immagini l’altra volta le ho scaricate e poi incollate dai link delle fonti, nn dal doc che mi hai inviato…alla seconda domanda nn so risponderti…cmq provaci, se no rimandi in doc e mi arrangio io…tieni presente che wordpress è un pò palloso nel caricare e copia-incollare allegati doc…

  5. Luigi Lucato
    27 febbraio 2009 alle 20:18

    OT
    Il mini-satellite canadese può risolvere il puzzle del carbonio

    Nel frattempo, U di CanX-2 della t sta girando 700 chilometri sopra terra “e sta funzionando realmente bene,„ dopo che alcuni impulsi errati che hanno seguito il relativo lancio aprile scorso, hanno detto Ben Quine, il direttore dell’ingegneria dello spazio a York Università-che ha fatto uno strumento a bordo del CanX molto piccolo. Il relativo lavoro, come OCO, è di trovare il gas di serra mancante della terra.

    http://wattsupwiththat.com/2009/02/27/canadian-mini-satellite-may-solve-carbon-puzzle/

  6. ice2020
    27 febbraio 2009 alle 20:56

    luigi speigami per favore sta cosa…cioè hanna mandato un satellite per scoprire quanta CO2 viene persa in atmosfera?

    scusami l’ignoranza, cosa ci indicherebbe questo?

    Sarebbe interessante che facessi un articolo su questo e me lo inviassi…simon

  1. 27 febbraio 2009 alle 13:13
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