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MDI Imager per esplorare il Far-Side del Sole (Seconda parte)

2 aprile 2009

Nel POST precedente abbiamo introdotto l’argomento e affrontato la teoria alla base di questo importante sistema di monitoraggio della nostra stella,  ora tratteremo l’implementazione del metodo che permette di ottenere mappe più dettagliate del lato nascosto del Sole.
Il nuovo metodo che andremo a commentare in questa seconda parte del POST è nato nel 2006 ed è una estensione del precedente, mentre nel metodo originale veniva analizzato un solo rimbalzo delle onde sonore nel nuovo metodo si esaminano le combinazioni di 1-rimbalzo + 3-rimbalzi grazie alle quali si possono vedere più chiaramente le zone “di confine” tra il lato nascosto del disco solare e il lato visibile fornendo mappe più chiare con netto miglioramento del rapporto segnale/rumore.
Chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente i dettagli riguardanti questo metodo MDI può visitare:
http://soi.stanford.edu/press/farside_Feb2006/web/index.html#how“.
Di seguito sono riportate le mappe MDI comparate per apprezzare al meglio le migliorie del nuovo metodo (immagini a destra) e del metodo MDI tradizonale presentato nel primo POST (immagini a sinistra); si noti in particolare la zona attorno a 280 gradi segnata con una linea tratteggiata focalizzando la nostra attenzione sulle ultime 4 righe, mentre con il vecchio metodo la sunspot compare improvvisamente nel lato visibile del disco solare senza essere diagnosticata nel “far-side” il nuovo metodo permette di prevedere la sua formazione con un buon margine di anticipo.
1a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo metodo di indagine risulta quindi molto preciso e fornisce mappe come questa:

1bOltre a fornire la mappa il nuovo metodo fornisce anche un “indice di affidabilità” che graficamente è rappresentato dalla barra di colore verde-giallo-rossa in basso a destra, se è di colore verde la mappa MDI è attendibile e confermata al 100%; attendibile perchè la mappa MDI non ha “buchi” nell’acquisizione dati ossia il flusso di dati è omogeneo, confermata perchè i dati ricalcolati dopo qualche giorno confermano quelli raccolti in prima istanza (i cosiddetti dati quicklook).
Grazie ai dati “quicklook” è comunque possibile costruire una mappa MDI di ottima qualità come quella riportata di seguito:

 

1cIl colore verde è sostituito dal giallo ad indicare che la mappa è stata costruita con dati “di prima istanza” o quicklook, la porzione di colore rosso è molto limitata ad indicare che i dati MDI utilizzati per il calcolo presentano una buona continuità.

Assolutamente inconsistenti sono invece mappe come la seguente:

 

1dQuando la porzione di rosso nell’indicatore dell’indice di affidabilità supera il 50% la mappa è del tutto inconsistente, la porzione di dati mancanti è tale per cui non è possibile ricostruire una MDI di qualità, occorrerà attendere una nuova serie di dati per avere un buon rapporto segnale-rumore al fine di costruire una mappa affidabile!!
Sono circa 20 giorni che seguo assiduamente le uscite di SOHO-MDI imaging e mi è capitato di vedere alcune regioni attive dare protosunspot che però collassano in poche ore; ho anche analizzato gli archivi degli anni passati confermando il fenomeno: le spot del ciclo 24 tendono a formarsi ma non emergono quasi mai in fofosfera a dare macchie degne di avere una numerazione, questo ce la dice lunga sull’eccezionale minimo che la nostra stella sta vivendo!!!

Fonte immagini: http://soi.stanford.edu/data/full_farside/farside.html

Per chi si fosse perso la prima parte introduttiva: https://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/23/mdi-imager-il-far-side-del-sole-non-e-piu-cosi-far/

Scritto da Alessandro

  1. ice2020
    2 aprile 2009 alle 11:09

    Strano che nessuno commenta questo articolo… oltre ad essere molto comprensivo è anche molto interessante! Ciò nn fa altro che confermare l’eccezionalità del minimo solare come afferma giustamente anche l’autore Alessandro…siamo dinanzi un sole che fa sempre più fatica nn solo a generare macchie ma soprattutto a farle perdurare nel tempo, quasi come se il campo magnetico solare fosse in una fase di assoluta e costante quiescenza!

    Ottimo Ale!

    Simon

  2. Luigi Lucato
    2 aprile 2009 alle 13:35

    Il Sole in bianco: clima e Minimo di Maunder. Parte III/b: intensità

    da http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19893
    ….
    Se la lunga quiescenza portò a una quasi assenza della corona, si rafforzano le prove d’una pressoché nulla intensità dei cicli di Schwabe come caratteristica dominante del Minimo di Maunder; ma, dato che l’attività magnetica si esplica in un rapporto direttamente proporzionale con la frequenza delle macchie,
    ….
    Gli RG hanno permesso di capire che il Minimo di Maunder fu ancora più profondo di quanto non lasciassero supporre gli RZ, e che questa inerzia è tanto più sorprendente e densa di implicazioni climatiche se la si raffronta con la realtà del XX secolo.
    ….
    rischia di sparire il ciclo delle macchie o almeno la sua visibilità
    come conseguenza del minimo … forse il 2015 è troppo lontano
    si anticipa ….

  1. 2 aprile 2009 alle 05:26
I commenti sono chiusi.
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