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Attività Solare – Conoscenze di base (parte 1)

15 maggio 2009

Iniziamo oggi la rassegna di articoli base sul sole. Ognuno di questi articoli verrà messo sotto la categoria “conoscenze base sole”, in modo che l’utente cliccandoci sopra, avrà direttamente accesso a tutti i lavori fatti nel frattempo. Simon

Questo articolo vuole essere prima di tutto semplice, in modo che sia fruibile a tutti, cercherò quindi di spiegare il tutto senza paroloni o discorsoni, anche perché io stesso poi farei fatica farmi capire.

Iniziamo quindi.

Per prima cosa bisogna dire che l’attività solare è misurata con diversi fattori, ma il più studiato e il più approfondito e nonché il più seguito nel corso dei tempi è quello relativo alle variazioni di macchie solari sulla superficie della nostra stella.

Prima di fare un breve accenno alla storia delle rilevazioni solari è bene specificare cosa sia una macchia solare.

Le macchie solari sono specifiche zone della superficie del sole che si distinguono per una temperatura minore e da una forte attività magnetica, esse ci appaiono nere perché più fredde rispetto alle zone circostanti, ma questo non significa che non emettono luce.

La formazione delle macchie solari è tutt’oggi oggetto di studio e non esiste quindi una teoria plausibile che ne spieghi il fenomeno, questo anche perché è quasi impossibile dimostrarne una eventuale veridicità.

L’attività solare riferita alla variazione delle macchie solari visibili sulla superficie del sole è detta Ciclo di Schwabe in onore dell’astronomo Tedesco che per primo ne notò la periodicità, tale ciclo è anche chiamato Ciclo Undecennale proprio perché la sua durata è di circa 11anni.

Le prime osservazioni del sole vennero fatte dopo l’invenzione da parte di Galileo del telescopio nel 1609 e inizialmente furono seguite dallo stesso Galileo.

Purtroppo lo studio di questo fenomeno si perse con il passare degli anni per causa del famoso minimo di Maunder che fu causa di una assenza totale di macchie per un periodo di 50anni, alcuni centri continuarono le misurazioni e solo intorno al 1850 ci si rese conto che l’attività seguiva una certa periodicità.

Le prime ricerche vennero fatte da Schwabe nel 1844 come detto in precedenza, ma i cicli furono catalogati nel 1848 da Rudolf Wolf che istituì il celebre Numero di Wolf che venne poi corretto nel tempo.

Il ciclo di Schwabe è quindi il metro di paragone più lungo che abbiamo sull’attività solare e ufficialmente il primo ciclo viene fatto iniziare nel Marzo del 1755, anche se le rilevazioni ci danno dati simili per il cinquantennio precedente.

Ma una domanda sorge spontanea, o almeno così dovrebbe essere: come si fa a determinare l’inizio e la fine di un ciclo?

Intanto bisogna dire che i cicli vengono classificati da minimo a minimo ( sembrerebbe ma la cosa non poi così tanto spontanea ) diviene quindi fondamentale trovare un metodo uniforme per calcolare effettivamente il minimo, purtroppo non è così, esistono diversi metodi e nessuno finora è stato trattato come ufficiale.

Il SIDC che è l’ente principale per lo studio dell’attività solare utilizza come metodo quella di calcolare la media Smoothed ( una particolare media statistica dove il dato è frutto della media aritmetica tra il mese da analizzare e i 6 mesi successivi e precedenti, quindi 13 mesi ) e di vedere per quale mese esso ha raggiunto il valore più basso, è quindi possibile sapere la data effettività del minimo solo dopo parecchio tempo che esso è avvenuto, con questo metodo sono stati catalogati tutti i cicli dal 1755 in poi.

Altri metodi sono quelli di guardare il mese con il valore più basso del minimo ( anche se questa tecnica è poco precisa ) oppure un metodo che sta soppiantando quello del SIDC  è quello di guardare la polarità delle macchie, ovviamente questo è possibile solo con le nuove tecnologie a nostra disposizione, il metodo si basa sul calcolo delle macchie del nuovo e del vecchio ciclo ( riconoscibile da un tipo di polarità opposto tra di loro ) e quando le macchie del nuovo ciclo sovrastano quelle del vecchio il mese viene preso come minimo, ovviamente questo è il metodo più preciso anche se sarebbe difficile fare dei rapporti con i vecchi cicli.

Abbiamo fatto tutto questo discorso, ma non abbiamo ancora spiegato cosa sia il Numero di Wolf e come viene calcolato, visto che è proprio su questo che si basa tutta la statistica sui cicli undecennali.

La formula del calcolo del Numero di Wolf è la seguente:

R = Kc * (10*G + M )

Dove rispettivamente:

Kc: è un fattore di correzione, non vado nelle specifico, ma dico solo che dipende dalla risoluzione dello strumento usato, dalla visibilità che l’atmosfera offre e dalla stabilità dell’immagine.

G: indica il numero di gruppi di macchie.

M: indica la somma di tutte le macchie visibili sulla superficie.

To be continued (FABIO)

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  1. Nintendo
    15 maggio 2009 alle 18:45

    per chi non dice che la statistica sulle macchie non conta, pensateci bene prima di dire certe cose.

  2. ice2020
    16 maggio 2009 alle 00:51

    Lascia stare Fabio, sembra una battaglia persa…

  3. Nintendo
    16 maggio 2009 alle 17:59

    si nota anche dal fatto che non ha risposto nessuno, mi chiedo se servano questi articoli.

  4. apuano70
    18 maggio 2009 alle 08:46

    Altrochè se servono Fabio, non lasciarti ingannare dal fatto che sono mancate le risposte!
    Complimenti x l’articolo, continuate così che la strada è quella giusta!
    Bruno.

  5. Xen
    18 maggio 2009 alle 14:24

    Grazie continuate con questi articoli di base sono molto interessanti

  1. 25 maggio 2009 alle 05:25
I commenti sono chiusi.
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