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Gli Inverni Nella PEG – parte 1

9 agosto 2009

Da oggi inizieremo la ripubblicazione di questa serie di articoli, 6 in tutto, che furono pubblicati quando ancor il blog non aveva molto popolarità, molti di voi probabilmente non hanno avuto quindi il privilegio di leggerli subito, ed ecco la vostra seconda possibilità.

Quando si analizza un periodo come la PEG un appassionato di meteo, che spesso sappiamo essere sinonimo di freddofilo e nevofilo come per’altro è il sottoscritto è difficile essere oggettivi, si può cadere in stadi di depressione al solo pensare allo schifo di inverni che siamo abituati ma può anche capitare di cadere in fasi di sovra-eccitazione che solo quella cosa bianca può dare………..cosa pensate???? Intendevo la Neve.

Cmq prima cosa cerchiamo di parlare della PEG, diciamo subito che fu una parentesi climatica, che recentemente è stata individuata come fenomeno puramente dell’emisfero nord ( e specialmente del continente euro-asiatico ), dove le temperature si abbassarono notevolmente rispetto al periodo precedente, quello a cavallo dell’anno 1000, conosciuto come Medieval Warm.

La PEG iniziò circa nel 1300, anche se l’inizio è difficile da datare per mancanza di dati, e finì nel 1850 quando i ghiacciai europei incominciarono a ritirarsi.

Naturalmente durante la PEG tutte le stagioni risultavano più fredde, anche se le eccezioni sono da sempre la prerogativa del clima, ma noi analizzeremo solo gli inverni, che per la maggioranza degli appassionati sono la parte più.

Iniziamo parlando delle figure bariche presenti in Europa in quel periodo, i dati sono pochi e le mappe si trovano solo dal 1880 in poi e fino al 1948 mostrano solo la pressione al suolo, però sappiamo che l’anticiclone delle Azzorre c’era come anche la depressione di Islanda, ma il vero padrone della stagione invernale di quel tempo in Europa era quello sconosciuto dell’anticiclone termico russo-siberiano ( conosciuto ai più come Orso Russo ).

Quest’ultimo che da sempre è l’univo vero portatore del gelo in Europa era presente in quasi tutti gli inverni e a lui è attribuito il motivo degli inverni così rigidi a quel tempo, ormai ai giorni nostri è diventata una figura molto rara e se si forma difficilmente si spinge in Europa restando più sulla Siberia, detto questo dobbiamo immaginarci una circolazione in inverno diversa dalla nostra il freddo veniva soventemente dal quadrante est e l’aria era spesso di tipo continentale o artico-continentale, le isoterme in quota molto più fredde di quelle consone a noi, peccato però che le carte non ci possano mostrare queste cose ( giusto una curiosità: si pensa che nel Gennaio 1709 arrivò in Italia una -25/-26 in quota ).

Ora passiamo ad analizzare quei pochi dati che caratterizzano quel periodo, partiamo dal 1300 che prendiamo come inizio puramente semplificativo.

Il primo di cui parliamo è quello del 1304/05 dove gelarono la quasi totalità dei fiumi dell’Italia settentrionale ( non si sa per quanto tempo ), un altro gelido fu il 1309/10 dove gelò il Tamigi ( venne organizzata una battuta di caccia sopra il fiume ) anche se ci sono notizie antecedenti a questo periodo dove il Tamigi gelò.

Un altro inverno dove il Tamigi gelò fu il 1363/64 a tal punto da poterci organizzare una festività cittadina.

Fine prima parte.

FABIO

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  1. marcus
    9 agosto 2009 alle 10:35

    Non credo ad un’Italia in preda alle correnti russe. Credo piuttosto che il vero motore della Peg sia come al solito l’ITCZ.
    Le carte di wetterzentrale sono purtroppo molto approssimative perchè sono delle ricostruzioni successive e poi perchè non ci dicono nulla di cosa accadesse in affrica.

    E’ chiaro che ci si debba attendere una certa infiltrazione da est ma non dimentichiamoci che i ghiacciai non avanzano grazie al freddo ma grazie alle abbondantgi precipitazioni nevose. L’ultimo inverno ci ha mostrato come basterebbe un decennio nevoso per far riavanzare sensibilmente i fronti dei nostri ghiacciai e questo ovviamente se anche le estati non sono particolarmente torride.

    Ingressi da est e nordest non favorirebbero l’avanzamento dei ghiacciai se non in austria. Sappiamo infatti come tutto il resto dell’arco alpino raccoglie ben poco con irruzioni continentali.

    Piuttosto: l’abbassamento dell’ITCZ favorisce come sappiamo l’abbassamento del fronte atlantico e stagioni mediamente più piovose. L’abbassamento dell’ITCZ invece dovrebbe essere favorito da anomalie oceaniche negative, specie ( questo è il caso europeo) da un nord atlantico freddo.
    Chiaro che l’alta pressione russa debba fare il suo gioco, altrimenti le ghiacciate che sappiamo esserci state non si giustificherebbero.

    Ma come ho scritto, secondo me il vero motore è e rimane l’ITCZ: sarebbe infatti fondamentale sapere qual’era il clima nell’emisfero sud, tipo in america latina, affrica e oceania, in quel periodo.

  2. ice2020
    9 agosto 2009 alle 10:42

    Ciao Marcus, si concordo cn te…

    a proposito come va la tua decisione con il-meteo.it?

    davvero nn scrivi più alla fine?

    Te lo ricordo per l’ennesima volta che qui sei sempre il ben venuto…

    Simon

  3. Michele Rn
    9 agosto 2009 alle 10:54

    x marcus:
    Dipende anche da altri indici, perchè l’ITCZ basso significa niente HP subtropicali e quindi il gioco era tra atlantico e siberia. L’entrata del freddo creava un anticiclone termico, ma al primo indebolimento di questo HP, magari dovuto ad un aumento dell’AO e quindi all’indebolimento delle correnti orientali, l’atlantico (basso perchè non occupato dall’alta delle azzorre “sgonfia”) invadeva il mediterraneo e si formava il famoso cuscino freddo che portava grande neve in PP e sulle alpi, poi alla prima notte di cielo sereno l’albedo faceva miracoli le temperature crollavano e con il riprendere delle correnti da est si formava un altro HP termico. Il freddo in GB si spiega con il semplice fatto che la traiettoria della colata era più est-ovest che nord-est/sud-ovest. Freddo in GB significava bassa pressione in quelle zone e quindi spinte di aria “mite” atlantica sul mediterraneo occidentale che formava richiami caldi dalla tunisia, contrasti sul tirreno e quindi basse sulla zona tirrenica e correnti sciroccali che portavano altra neve sulle alpi.
    Queste sono alcune delle configurazioni in grado di portare sia grande freddo che un’estensione dei ghiacciai dovuta alle nevicate.

  4. 9 agosto 2009 alle 15:25

    se posso rendermi utile vi lascio quest’indirizzo riguardante l’argomento:http://expianetadidio.blogspot.com/2009/06/la-piccola-era-glaciale-e-i-vulcani-che.html

  5. Emanuele
    9 agosto 2009 alle 15:26

    Concordo con tutto quello esposto sopra. Infatti è la teoria che sposo appieno anch’io e che già precedentemente ho esposto. Il nodo cruciale a questo punto è dimostrare definitivamente che l’ITCZ si abbassa a causa del minimo solare x l’aumento dei raggi cosmici e che anche il nord atlantico scenda di temperatura anche x questo motivo. Mettiamoci pure la PDO in tendenza negativa. Ora, se consideriamo come forzante solare l’effetto feed-back del GW recente sui ghiacci e conseguente rallentamento della corrente del golfo ( già in atto ) ci si può rendere conto della potenziale miscela esplosiva in grado di produrre un marcato raffreddamento dell’europa e uno scambio invernale tra flussi atlantici umidi più bassi e irruzioni da est più gelide. Atlantico freddo=meno alta delle azzorre=più fronti e più freddi xkè scorrono su un mare freddo. Flusso atlantico più basso=maggior formazione di HP subpolari tipo russo-siberiano in grado di veicolare in europa ondate di gelo d’altri tempi. Speriamo…

  6. 9 agosto 2009 alle 16:33

    E’ vero che nel periodo della PEG ci furono comunque delle estati caldissime e siccitose??

  7. Tommaso Muccio
    9 agosto 2009 alle 16:49

    Scusate sarebbe interessante partire dal periodo dell’optimum climatico medievale che va dal 800 al 1200.
    Questo periodo cosi’ caldo da cosa e’ stato inluenzato?
    L’attività solare in quel periodo è stata particolarmente intensa come nel massimo moderno ?
    Prendendo spunto da un’articolo del Meteo Giornale vi trascrivo queste info.

    “Due date, di inizio e di fine di questo periodo di grande caldo.

    Nell’814, la scoperta della tomba di San Giacomo di Compostela, venne preannunciata “da un gran numero di segni celesti, e di luci notturne”.

    Se ne deduce la presenza di numerose aurore boreali a latitudini mediterranee, segno di un’attività solare improvvisamente intensa e feroce.

    Dal lato opposto, notiamo come i ghiacci polari, scomparsi per circa 170 anni, ricomparvero all’improvviso attorno all’Islanda per 7 anni consecutivi, dal 1197 al 1203, anno nel quale addirittura rimasero anche nei mesi di Luglio ed Agosto.”

    Come si e’ comporata la nostra stella in quei secoli , possiamo aspettarci qualcosa di simile adesso con il perdurare di questo minimo ?

    Grazie ciao e Buone vacanze.

  8. ice2020
    9 agosto 2009 alle 17:00

    Credo che nell’optimum medievale, la nostra stella sia stata molto attiva, ma tieni presente che questi calcoli si basano su proxy che potrebbero anche nn essere precisi al 100% perchè ovviamente i telescopi in quei periodi nn li avevano ancora inventati…

    Per Bora: Può anche darsi che qualche estate nella peg sia stata calda e siccitosa, ma io in tutto questo nn ci vedrei nulla di strano…

    Vediamo se Fabio vi saprà dire qualcosa di più…

    Simon

  9. marcus
    9 agosto 2009 alle 20:15

    Per Ice:

    su ilmeteo non scrivo più ovviamente. Pensa che nessuno si è preso responsabilità dicancellarmi. Sono settimane che collasso di minacce l’amministrazione per chiedere la mia cancellazione ma loro rispondono sempre picche! 😀 ora gli faccio scrivere da un legale quasi quasi :DDD

  10. gianni
    9 agosto 2009 alle 21:30

    Quandi l’ITCZ non è prevedibile non si sa se questa dendenza sia al ribsso anche nel futuro… diciamo che se è influenzato dal minimo, a rigor di logica la sua posizione dovrebbe adare a calare ulteriormente…. sbaglio!?

  11. ice2020
    9 agosto 2009 alle 21:39

    In teoria no Gianni 😉

  12. piridinio
    10 agosto 2009 alle 09:00

    X Marcus: ovvio che l’ITCZ molto basso influiva parecchio nella circolazione europea, ed infatti permetteva all’orso di fare visita spesso all’auropa.
    X Bora: durante la PEG ci sono state molte estati calde e siccitose, ma su circa 400 anni di freddo una quarantina ( è un numero a caso ) non faceva certo la differenza.

    (Nintendo)

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