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Nuovo grattacapo per l’IPCC

25 agosto 2009

Diciamolo: in questi ultimi mesi, l’IPCC è chiamata ad affrontare nuove e stringenti questioni praticamente su ogni fronte. Dalle temperature, al rateo di innalzamento del livello marino, alla fusione dei ghiacci. Oggi si aggiunge un nuovo tassello a questa corsa alla revisione (al ribasso), che procede a ritmi sempre più incalzanti.

Gilberto Camara, direttore dell’Istituto nazionale brasiliano per le ricerche spaziali (INRS), sostiene che le stime relative ai ratei di disboscamento (ovviamente parliamo di foresta pluviale) siano errate.

Camara definisce “poor science” la pratica tecnica utilizzata dall’ONU per stabilire a che ritmo stia scomparendo la foresta amazzonica. Le stime ufficiali parlano di circa 31 mila kmq annui (nel periodo 2000-2005), Camara sostiene che attraverso i satelliti, la stima brasiliana si attesti intorno ai 21 mila kmq annui. Di conseguenza anche il tasso di emissioni di anidride carbonica va rivisto. In ultima analisi l’apporto di CO2 della foresta Amazzonica a livello globale scenderebbe dal 20% calcolato dalla FAO, al 10% calcolato dall’INRS. Tuttavia secondo Camara, questi dati vengono ignorati dai paesi sviluppati.

Perchè?

Questo è l’aspetto più interessante dell’intervento1 dello studioso brasiliano: il dato fornito dall’INRS viene sistematicamente ignorato perchè fa comodo ai paesi ricchi e agli ambientalisti.

“But I should only state that the two people who like these figures are developed nations, who would like to overstress the contribution of developing nations to global carbon, and of course environmentalists.”

In altre parole, con gli accordi di Copenhagen ormai alle porte, un rateo elevato di deforestazione è una delle tante armi che verranno utilizzate nei confronti dei paesi in via di sviluppo (in questo caso il blocco BRIC, Brasile-Russia-India-Cina) per spingerli a intraprendere politiche costosissime di riduzione delle emissioni di CO2. La partita qui è tutta politica.

Nonostante sia stato dimostrato che complessivamente le foreste non stanno così male (soprattutto nel nord del mondo), nelle zone tropicali-equatoriali lo scenario è più complesso. E come sempre succede in questi casi, è difficile chiarire quali dati siano affidabili ed esenti da bias. Ad onor del vero, Camara sostiene che, pur essendo le loro stime inferiori a quelle dell’ONU, i tassi di deforestazione rimangono tristemente elevati. Se i dati brasiliani venissero confermati, si tratterebbe dell’ennesimo ridimensionamento della catastrofe annunciata e propugnata quotidianamente.

A post by Claudio Gravina, climate-monitor

Fonte: http://www.climatemonitor.it/?p=3650

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  1. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 12:04

    Vi trasmetto parte dell´intervista data da Gilberto Camara (direttore dell´istituto spaziale brasilano… a proposito per chi non lo sapesse il Brasile ha due basi di lancio per satelliti artificiali di cui la piú famosa é la base di Alcantara) rilasciata il 22 luglio scorso dopo la sua partecipazione al G8 dell´Aquila.

    “Questo numero del 20% divulgato dal G8 é un numero “calciato al buio” e che sta girando il mondo. Nella decade 1990 erano disboscati nell´Amazzonia circa 22 mila Km quadrati all´annoe che rappresentavano circa l´8% delle emissioni di CO2 del pianeta, se attualmente il Brasile é riuscito a ridurre il disboscamento a 12 mila km quadrati é evidente che che l´Amazzonia deve essere responsabile attualmente per meno del 5% delle emissioni globali e NON il 20%… il G8 si deve essere equivocato e deve esseresi basato su dati falsi e tendenziosi”

    “Quanto piú paesi come il Brasile rispondono per il deficit ambientale, meno i paesi del G8 saranno responsabili. Il conteggio che il 20% delle emissioni di CO2 del mondo viene dalla deforestazione non ha nessuna base scientifica”

    È tutta una questione politica e di mantenimento dello sviluppo dei paesi del G8 che non vogliono ridurre le loro emissioni e scaricano la colpa sui paesi poveri o sui paesi del BRIC (Brasile Russia India Cina)…
    come si sul dire Cornuti e mazziati!

  2. ice2020
    25 agosto 2009 alle 12:27

    è chiaro sand-rio…siamo sempre alle solite!

    Verde è l’ecologia o lo sono i dollari?

  3. apuano70
    25 agosto 2009 alle 12:37

    In ambito europeo l’ecologia si tinge di verde ma anche e soprattutto di giallo e lilla!!! (banconote da 100 – 200 – 500 €) 😀
    Bruno.

  4. apuano70
    25 agosto 2009 alle 12:48

    Intanto date un’occhiata qui:
    http://www.bom.gov.au/climate/enso/indices.html
    Sono gia due settimane che gli indici ENSO segnano il passo, alcuni hanno delle oscillazioni piuttosto evidenti altri meno ma ho quasi la sensazione che questo NINO non abbia la forza per fare più di quanto non stia già facendo.
    Da quello che ricordo alcune delle previsioni in tema davano una fase di forte aumento del fenomeno tra fine agosto e settembre: che debbano ritoccare al ribasso anche queste?
    Bruno.

  5. ice2020
    25 agosto 2009 alle 12:54

    Non proprio pessimo anche il Soi

    anche se ora stiamo calando, seppur lentamente…

    aspettiamo il Mei di agosto poi trarremo un pò di cnclusioni…certo che questo Nino nn sembra voler decollare in maniera importante al momento

  6. apuano70
    25 agosto 2009 alle 13:24

    L’ultimo valore disponibile del SOI è pari a -6,5
    http://www.bom.gov.au/climate/enso/soi.dt3
    In effetti sembra che stia rallentando, soprattutto graficamente, rispetto alla picchiata di fine luglio.
    Bruno

  7. gianni
    25 agosto 2009 alle 15:10

    Ma stiamo andado verso il 46esimo gg spotless giusto??

  8. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 16:27

    X Gianni non stiamo andando… siamo giá arrivati a 46:
    http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

    E con solar flux baixinho baixinho e media mensile di agosto…. a 69,04,
    utilissimi i “dati sole in diretta” sempre aggiornati.

  9. ice2020
    25 agosto 2009 alle 16:47

    Eh si ragazzi, sono diventati 46 con oggi…

    media del flusso solare praticamente quasi a livelli dello scorso anno…

    incredibile minimo!

    Simon

  10. Roberto
    25 agosto 2009 alle 18:57

    Leggo su http://www.wpsmeteo.it che la Nasa afferma il 29/07/09, per bocca dell’illustre prof. David Hathaway, causa il minimo solare quasi perpetuo del ciclo 24 (lo paragona al minimo di Dalton), che si prevede una diminuzione media della temperatura terrestre di ben 2°C.
    Ricordandomi che durante l’ultima glaciazione, non la PEG, la temperatura media, alle nostre latitudini, era di circa -6°C, questa previsione mi fa paura.

  11. giorgio
    25 agosto 2009 alle 19:07

    Simon l”itcz seconda decade agosto 2009 prosegue sotto la media buon segnale ma questo secondo te non e” laa dimostrazione pratica che sta aumentando la coperura nuvolosa per la maggior presenza di radiazioni cosmiche oppure non c”e correlazione tra le due cose.Cia Giorgio

  12. ice2020
    25 agosto 2009 alle 19:12

    In teoria potrebbe anche essere Giorgio…

    ma prima di qualunque certezza, bisognerà aspettare che al Cern convalidino la famosa teoria di Svensmark, solo allora si potranno aprire degli scenari diversi…e dlla teoria si potrà passare alla dimostrazione tangibile…

    avanti così!

  13. andrea b
    25 agosto 2009 alle 19:17

    ho trovato un articolo su wattsupwhiththat del 28/07/09 scritto da David Archibald non si fa accenno alle temperature ma è vero di recente anche la NASA
    per bocca dell’illustre prof. David Hathaway sembra si sia accorta che di questo minimo eccezionale.

    http://wattsupwiththat.com/2009/07/28/nasa-now-saying-that-a-dalton-minimum-repeat-is-possible/

    vi cito anche un altro link del 21 luglio

    http://www.nytimes.com/2009/07/21/science/space/21sunspot.html?pagewanted=1&_r=2

    il problema è che non credo si siano messi a citare la possibile riduzione di temperatura ma qualcuno avrà fatto un collegamento con la situazione nel minimo di Dalton

    http://en.wikipedia.org/wiki/Dalton_Minimum

  14. ice2020
  15. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 20:20

    L´Osservatorio di Catania sta riordinando il proprio archivio di immagini e rilevazioni solari effettuate dal 1865.

    Una volta completato il lavoro di riordino e compilazione, l’inventario sarà reso disponibile nella homepage dell’Osservatorio.

    Intanto giá da adesso si possono consultare i disegni delle macchie solari dal 1926 al 1933 nell´archivio digitale

    http://www.oact.inaf.it/archoss/consultazione/consultarch.html

    http://ntserver.ct.astro.it/cgibiblio/infobibliogenerali.htm

    Sará importante tale lavoro per fare maggiore chiarezza sui passati periodi di cicli solari e speriamo che finisca in tempi brevi e messo a disposizione della comunitá scientifica internazionale (soprattutto americani che negli anni 1826 e seguenti ancora giocavano ai cow boy) 🙂

  16. ice2020
    25 agosto 2009 alle 20:25

    Cavolo bellissima notizia!

    Ottimo Catania!

    Vorrei vedere gli archivi del 1913!!!

  17. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 20:29

    Ho detto per ora dal 1926 al 1933!1 🙂
    Potresti mandare una mail a L. Svalgaard su questo archivio se giá non ne é a conoscenza….

  18. ice2020
    25 agosto 2009 alle 20:30

    Non credo ne sia a conoscenza…

    però una volta mi diede questi:

    ftp://fenyi.solarobs.unideb.hu/pub/HSID/Haynald/

  19. Roberto
    25 agosto 2009 alle 20:31

    Sand-rio, quello che scrivi è interessante, però devo fare un’ importante correzione: nel 1826 gli americani non giocavano ai cow boy, ma si dilettavano a sterminare il popolo dei pellerossa, dal canada al messico alla florida.

  20. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 20:37

    Hai ragione Roberto… e credo che ancora non abbiano finito di sterminare i propri nemici veri o immaginari che siano.

  21. ida
    25 agosto 2009 alle 23:19

    il solar flux? baixinho baixinho!
    Sand-rio!!!
    è un modo di dire bellissimo, potremmo farci un tormentone per l’estate… (e speriamo anche per l’autunno, e da voi al contrario) 😉
    Un saluto a voi beati di Rio!

  22. Andrea..n
    25 agosto 2009 alle 23:36

    Meglio perdere quattrini per un’albero, che per andare a finire in ospedale con un cancro ai polmoni….
    A volte siete imbarazzanti..sole o non sole gli alberi tagliati sono troppi, e della corruzione non mi importa molto, se poi, non posso respirare aria sufficenza per aggiugere un commento, per riportare i toni, sull’effetto rinfrescante di una bella giornata sotto una faggeta..chisà forse questo blog non avrebbe modo di esistere in quel caso..
    Se poi si dirà che nessuno è contro le faggete…mmm…vi ricordo che non mi pare ci sia un tale interessamento scientifico a riguardo…Buona notte..
    P.S. se propio dovete tralasciare l’effetto sul clima di un bosco, almeno abbiate l’accortezza ne di parlare botanica, ne di economia ne di ecoingegneria se è questo il termine giusto..
    Non avrò forse il tempo domani il tempo di leggere una probabile replica…
    Per tornare con i piedi sul discoso clima – energia, nel mediterraneo questa estate ha fatto troppo caldo, perchè?
    Sul sole andate forti!

  23. Sand-rio
    25 agosto 2009 alle 23:40

    Grazie Ida un caro saluto anche a te. Certo adesso qui comincia la primavera e per Natale… tutti in piscina!!! Per fortuna qui non fa mai il caldo dei 40° come ero abituato nella mia Catania e poi nella mia carissima Bologna 🙂

  24. Ivan
    26 agosto 2009 alle 09:06

    quest’anno Bolgna picchi massimi sui 37 ° in Ago! 🙂

  25. Fabio2
    26 agosto 2009 alle 09:44

    Riguardo l’articolo ed il commento finale sullo stato delle foreste nel mondo (in particolare nell’emisfero nord e poi a latitudini equatoriali), se non l’avete già fatto, suggerisco la lettura di questo articolo:
    http://www.fao.org/news/story/it/item/10554/icode/ commento in italiano al rapporto FAO 2009 sulle foreste
    http://www.fao.org/docrep/011/i0350e/i0350e00.htm, rapporto FAO in inglese.

    Ad una prima lettura, vedo che l’estensione totale delle foreste mondiali si è ridotta di circa il 3% in 15 anni, dal 1990 al 2005. E’ indubbiamente un valore elevato, anche se non drammatico, peraltro con notevoli differenze da un continente all’altro: in Europa ed Asia l’estensione cresce leggermente, altrove si contrae.

    Tra l’altro, non sapevo che l’Europa ed Asia, insieme, possiedono circa il 45% delle foreste mondiali (1 miliardo e 800 milioni di ettari su 4 miliardi totali, includendo anche i paesi del Medio Oriente), principalmente concentrate in Russia (800 milioni di ettari) e in Cina (oltre 200 milioni di ettari).
    Qui la situazione appare stabile, con una leggera tendenza all’aumento.

    Le cose invece, pare, vadano male in Sud America (che ha più di 800 milioni di ettari di foresta) e maluccio in Africa (oltre 600 milioni di ettari).

    Dite che i dati non sono veritieri ?

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