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T. Landsheidt e l’imminente Super Minimum…

26 agosto 2009

A post by Fiorentino Marco Lubelli

Una ancor più difficile questione è se il futuro minimo di Gleissberg sarà di tipo regolare con una moderata diminuzione dell’ attività solare come avvenne intorno al 1895, oppure del tipo contraddistinto da debole attività solare come quello del minimo di Dalton occorso attorno al 1810, oppure un tipico grande minimo con attività solare vicina all’estinzione come all’apice dei minimi di Maunder  attorno al 1670, di Spoerer  attorno al 1490, di Wolf attorno al 1320 e di Norman attorno al 1010 (Stuiver e Quay, 1981).

La fig.11 offre un’ euristica soluzione. Essa mostra la serie storica dei dati riferiti agli estremi (della funzione riferita alla derivata del momento torcente orbitale solare rispetto al tempo n.d.r.) dT/dt nell’intervallo 1000-2250. Attira l’attenzione una consistente regolarità. Ogni volta che l’ampiezza di un estremo negativo va sotto una soglia minima, indicata da una linea orizzontale continua, questo momento coincide con un periodo di attività solare eccezionalmente bassa.

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Fig.11 Serie storica degli estremi (minimi e massimi relativi della funzione matematica del momento di rotazione orbitale solare n.d.r) relativi alle zone di cambio nel valore del momento torcente orbitale solare dT/dt per gli anni fra gli anni 1000 e 2250. Ogni volta che l’ampiezza di un minimo negativo va sotto una soglia minima, indicata da una linea continua orizzontale, è osservato un periodo di attività solare eccezionalmente bassa . Due consecutivi minimi negativi che oltrepassano la soglia indicano grandi minimi come quello di Maunder (attorno al 1670), quello di Spoerer (attorno al 1490), di Wolf (attorno al 1320), e il minimo di Norman (attorno al 1010), mentre un singolo minimo negativo sotto la soglia è correlato a eventi del tipo del minimo di Dalton (attorno al 1810 e 1170) non così severi come quelli tipici dei grandi minimi. Quindi i minimi di Gleissberg attorno al 2030 e 2200 dovrebbero essere del tipo del minimo di Maunder. Siccome il clima è strettamente legato alla’attività solare, le condizioni intorno al 2030 e al 2200 dovrebbero avvicinarsi a quelle relative all’apice della piccola era glaciale attorno al 1670. Come esposto in questo testo, le ipotesi di un global warming antropico dell’ IPCC, non costituiscono la strada intrapresa da questa previsione esclusivamente basata sulla attività eruttiva solare. Notevoli massimi positivi hanno una funzione simile nell’accompagnare periodi eccezionalmente caldi come l’ Optimum medioevale e il riscaldamento globale attuale.

Due minimi negativi consecutivi che oltrepassino la soglia indicano grandi minimi del tipo di quelli di Maunder, mentre un solo minimo sotto la soglia si accompagna a un evento del tipo dei minimi assimilabili a quello di Dalton. I grandi minimi nella Fig.11 sono indicati dai loro nomi. Il singolo minimo negativo (oltrepassante la soglia n.d.r.) attorno al 1170 e del tipo di quello Dalton. In questo periodo l’attività solare crollò, ma questa pausa non fu duratura. In accordo con Lamb, che osservò nei dati dell’ isotopo dell’ossigeno provenienti dal nord Groenlandia forniti da Dansgaard, un periodo di improvviso raffreddamento occorso alla fine del dodicesimo secolo. Quindi io chiamo questo profondo minimo di Gleissberg con il suo nome.

La fig. 11 mostra che attività solari di notevole intensità e corrispondenti periodi caldi sulla Terra, sono anch’essi correlati agli estremi (questa volta massimi relativi n.d.r.) della funzione Dt/dt. Per esempio, l’optimum climatico medioevale è segnalato da una freccia. Si noterà che la notevole ampiezza positiva (della funzione Dt/dt) attorno al 1120 è maggiore di quella attorno agli anni fra il 1952 e il 1984 indicanti il massimo di Gleissberg moderno legato ad un riscaldamento non così forte come quello del 1120 (Schinwiese, 1979). Più dettagli di questa relazione saranno presentati altrove. Senza eccezioni, i minimi negativi notevoli coincidono con periodi di attività solare eccezionalmente bassa e viceversa.

Quindi ci sono buone ragioni per aspettarsi che l’arrivo del minimo di Gleissberg attorno al 2030 sia uno di quelli profondi. Siccome ci sono tre minimi consecutivi sotto la soglia quantitativa, c’è un’alta probabilità che l’evento sia assimilabile a un minimo come quello di Maunder. Ciò sarà vero anche per il minimo del 2201, mentre il minimo attorno al 2122, sarà di tipo regolare, come si può vedere nella figura 11. E’ stato mostrato che c’è una stretta correlazione fra i minimi di Gleissberg profondi e i periodi di raffreddamento climatico. Quindi c’è un’alta probabilità che il notevole minimo di Gleissberg attorno al 2030 e al 2201 si accompagni con un periodo di raffreddamento climatico comparabile con quello all’apice della piccola era glaciale.

Per quanto riguarda il minimo attorno al 2030, ci sono delle indicazioni ulteriori che ci si debba aspettare un raffreddamento globale invece che un riscaldamento. La Oscillazione Decadale Pacifica (PDO Pacific Decadal Oscillation n.d.r.) mostrerà valori negativi fino almeno al 2016 (Landscheidt 2001), e la Nina sarà più frequente e forte del nino fino al 2018 (Landscheidt 2000). I risultati euiristici derivati dal ciclo dei 166 anni non sono ancora corroborati da una dettagliata catena di causa ed effetto. Progressi su questo piano saranno difficili poiché le teorie sull’attività solare e i cambiamenti climatici sono ancora in un rudimentale stato di sviluppo, sebbene ci siano progressi per quanto riguarda la spiegazione fisica delle speciali relazioni terra-sole (Haigh, 1996; Tinsley and Yu, 2002). A tutt’oggi le dinamiche del sistema solare, la lunghezza dei dati che coprono millenni e le previsioni dell’ attività solare e degli eventi climatici fondati su queste basi non fanno altro che parlare dell’ affidabilità della previsione dell’avvento del minimo di Gleissberg e dei suoi impatti climatici.

Tratto da: New Little Ice Age di Theodor Landscheidt

Fonte: http://www.meteoscienze.it/index.php?option=com_content&view=article&id=179:previsione-di-un-profondo-minimo-di-gleissberg-e-raffreddamento-climatico-attorno-al-2030-e-2200&catid=45:little-ice-age&Itemid=63

Ringrazio ancora una volta l’amico Marco di avermi proposto e concesso la pubblicazione di questo importantissimo articolo sulle teorie di T.Landsheidtm, teorie che più passa il tempo e più sembrano incredibilmente azzecate e confutate dalla realtà presente!

  1. Fabio2
    26 agosto 2009 alle 10:36

    La lettura del grafico mi lascia un po perplesso:
    i minimi di Wolf, Spoerer e Dalton sembrano precedere in gran parte i minimi della derivata del momento torcente, anzichè seguirli o essere contemporanei.
    Insomma, il minimo del DT/dt non sembra essere l’innesco del minimo, ma piuttosto qualcosa che si è verificato verso la fine di questi periodi.

    Intendo dire che mi aspetterei una situazione come quella dei minimi previsti per il 2030 ed il 2200 o come il minimo di Lamb, dove invece mi pare ci sia una buona coincidenza temporale tra minimo solare e minimo del DT/dt.

    E’ un problema di incertezza nella datazione dei minimi, anche quelli più recenti, o di calcolo e collocazione temporale del Dt/dt ?

  2. ice2020
    26 agosto 2009 alle 10:54

    Si,ho notato anch’io questa nn correlazione…

    Bisognerebbe chiederglielo a Fiorentino…

    se lo becco in giro lo faccio intervenire qui, posto che nn sia ancora in vacanza…

    Potrebbe essere, e la butto, anche più semplicemente un inesattezza millimetrica grafica…un approssimazione insomma, il concetto traspare ugualmente, meglio nn soffermarsi quindi sull’esatta posizione dei triangolini sostanzialmente dovuta alla datazione ei minimi.

  3. Fabio2
    26 agosto 2009 alle 13:16

    Simon, vado un attimo OT,
    per chiederti se hai già pubblicato qualche articolo sul possibile ruolo dell’ozono (in quanto, mi risulta, gas serra) nelle variazioni climatiche occorse negli ultimi secoli.

    In sostanza, ricordo di aver letto da qualche parte (ma non ricordo dove) che la sensibile riduzione di intensità dei raggi ultravioletti (in particolare la fascia “alta”, quella appunto schermata dall’ozono) all’inizio di un minimo solare produrrebbe una riduzione della concentrazione di ozono nell’alta atmosfera (3% circa sarebbe già notevole). Questo ridurrebbe quindi l’effetto serra relativo e perciò raffredderebbe la Terra.
    Viceversa, quando il Sole riprende la propria attività, la crescita di tali raggi UV provocherebbe un aumento di concentrazione dell’ozono, aumentando l’effetto serra e quindi riscaldando il nostro pianeta.

    Naturalmente, questo non spiegherebbe (come invece l’articolo di Lubelli) perchè e in che modo un minimo solare abbia inizio, ma solo una delle sue possibili conseguenze.

  4. tomnaso
    26 agosto 2009 alle 13:30

    proprio perchè ci sono queste discrepanze nella variazione rispetto al tempo del Momento Torcente in alcuni riscontrati minimi del passato mi vien da pensare che non si debba aspettare il 2030. Il minimo di Gleissberg è cominciato da 3 anni.

  5. andrea b
    26 agosto 2009 alle 13:31

    cosa si intende per minimi e massimi relativi della funzione matematica del momento di rotazione orbitale solare?
    Riguarda la massa il centro gravitazionale e il centro di massa della stella che non coincidono? Quindi centra una azione gravitazionale?

    IO credo in una serie di fattori a cui forse bisogna aggiungere oltre alla di teoria T. Landscheidt (una azione gravitazionale)

    anche una azione magnetica dei grandi gassosi

    https://daltonsminima.wordpress.com/2009/06/29/risonanze-orbitali-la-parola-alleclittica-super-minimum-in-arrivo/

    Cosa ne pensate?

    Mi spiego le osservazioni di Livingston e Penn sulle macchie potrebbero centrare con l’azione gravitazionale in quanto indipendenti con la natura di minimo e massimo solare. Secondo gli studiosi le macchie spariranno perchè sempre più calde e nel 2015 non saranno pi visibili.

    https://daltonsminima.wordpress.com/?s=livingston

    Mentre l’attività di minimo e massimo sarebbe maggiormente regolata dall’azione magnetica esercitata da giove e saturno

    Cosa ne pensate???

  6. Fabio2
    26 agosto 2009 alle 14:19

    Attenzione, il 2030, come dichiarato nell’articolo, rappresenterebbe il culmine del minimo, non il suo inizio.
    Lo stesso vale per gli altri minimi, che sembrano essere iniziati prima dei minimi del momento torcente i quali, invece, avrebbero dovuto innescarli.

  7. tomnaso
    26 agosto 2009 alle 16:16

    no infatti si è spesso letto di previsioni di calo dell’attività solare dal prossimo ciclo e invece non parte neanche questo. quindi si pensava nel culmine 2030(per quanto riguarda il minimo)ma inizio(del minimo) nel 2015…invece i tempi sembrano essere stati anticipati a questo ciclo. Anche se a dirla tutta(e tu l’hai detto fabio) e guardando il grafico dei picchi negativi del momento torcente per dei nostri giorni,i primi 2 a scendere sotto la linea tratteggiata risalgono ai nostri anni 90 ergo siamo perfettamente “in orario”.

  8. Sand-rio
    26 agosto 2009 alle 16:23

    Resto sempre piú convinto che stiamo andando verso un importante minimo (minimo di Eddy) che in effetti é iniziato con il calo della attivitá magnetica del sole negli anni 90.

    https://daltonsminima.wordpress.com/2009/06/11/aggiornamento-di-timo-niroma-non-sarei-sorpreso-di-vedere-il-ciclo-24-abortire-portandoci-direttamente-verso-un-nuovo-minimo-di-maunder/

  9. tomnaso
    26 agosto 2009 alle 16:27

    la correlazione c’è nel grafico…(a questi livelli si ragiona solo in termini statistici)…le cause prime son difficili da trovare,le concause difficili da indagare. Non a caso i migliori risultati di previsione per il ciclo attuale li sta avendo un esperto statistico.

  10. ice2020
    26 agosto 2009 alle 16:37

    Credo Lubelli sia in vacanza…quindi nn pò intervenire nella discussione!

    ma quanto è bello sentirvi discutere così-…

    Gli utenti NIA dimostrano sempre più di essere preparati!

    Intanto, tornando un attimo nel presente, il 47° giorno spotless è divenuto realtà!

    Simon

  11. giorgio
    26 agosto 2009 alle 16:50

    il grafico parla chiaro sembra che tutto sia gia scritto dalla storia.Bene veniamo all”oggi l”itcz arretra e con esso scendono verso sud i ghiacci artici scende verso sud anche la fascia atlantica pertubata e si abbassa pure il cosidetto cammello.Nino debole/moderato.Vi do la mia previsione personale per questo inverno: irruzione dell”anticiclone Russo alternato a perturbazioni atlantiche che porteranno parecchia neve in montagna e anche localmente in pianura.Picchi di freddo intenso alternato a correnti atlantiche piu miti e perturbate.Spero di prenderci.Ciao ragazzi.

  12. MARCELLO
    26 agosto 2009 alle 16:51

    PEG o non PEG, NINO o non NINO, io che non sono preparato vi faccio una domanda banale anche per stemperare l’importanza delle dissertazioni:
    quest’inverno nevicherà molto come lo scorso?
    A settembre devo cominciare la presciistica o me la prendo comoda?
    Ovvia non prendetevela, non intendo offendere nessuno; un pò di inanità fa bene allo spirito e poi Vi seguo sempre assiduamente e con accresciuto interesse

  13. ice2020
    26 agosto 2009 alle 16:52

    Almeno Marcello dicci di dove sei però…

  14. giorgio
    26 agosto 2009 alle 16:58

    Per Marcello : secondo me puoi gia iniziare a prepararti.Ciao Giorgio

  15. apuano70
    26 agosto 2009 alle 17:16

    Ciao Simon, una domanda: nell’articolo si fa riferimento al fatto che la NINA sarà più frequente edi intensa del NINO fino al 2018, questo dato così esatto è dimostrabile e dovuto ad una ciclicità dei fenomeni in questione?
    Inoltre, ritornando alla correlazione NINO-MINIMO SOLARE, giorni or sono Antonio (Pubblico) mi accennò al fatto che in fasi di minimo solare sarebbe favorito l’avvento del NINO piuttosto che della NINA (a proposito, se sei in ascolto Antonio, non ti dimenticare il link dello studio in questione! 😀 ).
    E’ evidente che se il minimo dovesse prolungarsi in stile Maunder, quindi ancora per parecchi anni, le due teorie sarebbero in palese contrasto.
    Tu che ne pensi?
    Bruno.

  16. apuano70
    26 agosto 2009 alle 17:20
  17. ice2020
    26 agosto 2009 alle 17:23

    Bruno, aspetta che te mando Antonio…

  18. apuano70
    26 agosto 2009 alle 17:40

    Ancora conferme: i ghiacci tengono e la temperatura dell’artico torna a scendere sottozero dopo aver passato l’intera estate sotto media!
    http://wattsupwiththat.com/2009/08/24/arctic-temperature-headed-below-freezing/
    Bruno.

  19. Antonio Federici
    26 agosto 2009 alle 17:58

    Bruno non mi sono dimentico, il link io non l’ho e stavo aspettando un amico che torna dalla ferie che me lo dia (formattato pc >. NINA
    Ripresa del CICLO—> NINO…. e per ora sembra che sia così 😉

  20. andrea b
    26 agosto 2009 alle 18:24

    x apuano 70 bisogna aspettare metà settembre io mi accontento se rimane sopra la situazione del 2008 secondo me diventa una questione di spessore del ghiaccio e non solo di estensione siccome l’anno orribilus è stato il 2007 dovremmo aspettare alcuni anni perchè si rigeneri un buono spessore

  21. apuano70
    26 agosto 2009 alle 19:46

    Grazie Antonio, scusa x l’insistenza! 🙂

    x andrea b: aspettiamo e vediamo cosa succede!
    Bruno.

  22. Karlo
    26 agosto 2009 alle 23:06

    L’articolo originale si trova all’indirizzo:
    http://www.schulphysik.de/klima/landscheidt/iceage.htm .
    E poi se, come me, non sai l’inglese, prendi Google, incolli l’indirizzo alla barra di ricerca poi gli dai “traduci”. La traduzione fa un po’ schifo ma è comprensibile.

  23. Karlo
    26 agosto 2009 alle 23:09

    Scusate, dimenticavo. La cosa importante è che spiega chiaramente cosa è questo “momento torcente orbitale solare”.

  24. fiorentinomarco
    11 settembre 2009 alle 18:19

    Scusate se non sono potuto intervenire nella discussione, perchè in vacanza, adesso tento di spiegare questo arcano del momento torcente orbitale. Seguitemi perchè non è così semplice, quando in meccanica si parla di centro di massa di un corpo, si parla di un punto nel quale teoricamente si può concentrare tutta la massa di quel corpo come se esso fosse puntiforme, ciò è molto utile nel caso di corpi che abbiano forme particolari o masse non omogenee, in quanto i modelli di calcolo assumono quel corpo come puntiforme e concentrano su quel punto tutta la sua massa, facilitando i calcoli. Quando il corpo è unico allora è facile calcolare il CM, quando però ci si trovi di fronte a un sistema di formato da più corpi vincolati l’uno all’altro da qualche forza, il calcolo del CM diventa più complesso. Un caso di scuola è il CM del sistema terra luna, che si trova esternamente ai due astri, più vicino alla terra. Nel caso del sitema solare invece il CM formato dato dall’interazione di tutti i pianeti e dal sole si trova sempre internamente alla superficie solare, ma cosa più importante, esso non è fisso, ma tende a variare la sua posizione nel corso degli anni. Arriviamo al momento torcente, il momento torcente orbitale è dato dal prodotto vettoriale fra la distanza della forza applicata(forza di gravitazione universale) dal CM e la forza gravitazionale stessa. Adesso seguitemi, se il CM è mobile, questo momento è variabile e quindi è variabile nel contempo anche la rotazione impressa all’astro, il sole in questo caso, dunque secondo landscheidt, che poi si rifà alla teoria della dinamo di Babkok, dovrebbe risentire di questi cambiamenti del momento torcente proprio nella suo ciclo magnetico solare, che ricordiamo secondo le ultime teorie è proprio innecato da un delta nella rotazione dell’ equatore rispetto alla rotazione dei poli. Spero di essere stato chiaro, purtroppo non sono laureato in fisica, per cui potrebbero esserci delle inesattezze che prego i forumisti di correggere nel caso ci fossero.
    Saluti

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