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Riassunto della conferenza “Predicting the Solar Cycle” in cui è intervenuto anche il Dr. Svalgaard

9 ottobre 2009

Ho letto e provato a tradurre, per sommi capi, una presentazione tratta dal sito di Leif Svalgaard www.leif.org\research, della Stanford University. Si tratta di un documento illustrato al Workshop “Solar Analogs II”, a Flagstaff in Arizona, dal 20 al 23 settembre scorso, intitolato “Predicting the Solar Cycle”. Dunque un titolo promettente.

  • Viene prima di tutto proposto un riepilogo delle varie previsioni dell’ R24 (il sunspot number, per il suo significato, vedere la sezione “conoscenze base Sole”), che risulta davvero impressionante: in base al metodo di previsione utilizzato, in base alle conoscenze a disposizione (l’anno in cui la previsione è stata effettuata) l’intensità di R varia da 30 circa fino a 180!! In pratica, è come dire che, secondo il mondo scientifico in questi ultimi 3-4 anni, il prossimo ciclo può essere da pressoché abortito a forte tanto quanto i cicli più intensi finora documentati!

         Già solo questo elemento ci da la misura di quanto sia difficile effettuare una previsione attendibile.

  • Poi si osserva come, recentemente, il Sole sembri tendere ad un massimo con un R compreso grosso modo tra 50 e 85.

         Non comprendo chiaramente il perché, anche se grossolanamente capisco che ad un minimo prolungato di solito segua un ciclo abbastanza debole.

  • Quindi si addentra a spiegare le differenze tra i vari modelli di previsione utilizzati.

         Su queste non mi dilungo, trovo siano molto complesse e tutto sommato non utili a capire il “nocciolo” della questione.

  • Osserva inoltre come lo sviluppo delle macchie nel ciclo 23 non abbia evidenziato alcuna particolare anomalia, ad esempio in termini di latitudine delle macchie stesse.
  • Quindi si addentra in spiegazioni tecniche sulla cosiddetta “Meridional Circulation” e sulla dinamo solare.

         Da ciò però traspare come i fenomeni interni al Sole, e quindi il meccanismo di generazione delle macchie, non siano stati affatto ben compresi (e capisco bene il perché). Questo fornisce a Svalgaard lo spunto per domandarsi se non sia il caso di tornare a modelli di previsione basati sulle osservazioni solari (modelli empirici basati ad esempio sulla struttura della corona, oppure sull’attività geomagnetica), anziché quelli basati sulla (presunta) dinamica interna del Sole, che si stanno dimostrando largamente imprecisi, e ne presenta qualcuno.

         Questo ritorno al passato, a mio modesto avviso, da’ realmente la misura delle difficoltà che il mondo scientifico incontra nel realizzare previsioni attendibili dei cicli solari: signori, è davvero difficile, inutile girarci intorno, non conosciamo ancora per niente bene le leggi che governano la fornace solare!

  • Inoltre, si osserva che, dal comportamento del Sole in questi mesi, il minimo appare alle nostre spalle, dunque, a suo avviso, avremmo imboccato la fase ascendente del minimo.
  • Poi ipotizza, in base alle osservazioni circa il comportamento dell’attività solare durante le transizioni di ciclo (i minimi), che il ciclo 24, ora in partenza, possa assomigliare al ciclo 14, che ebbe il suo massimo attorno al 1906-1907 e che precedette l’ultimo grande minimo prima di quello attuale.

         Confesso di non aver compreso esattamente il perché di questa similitudine, ma ne prendo atto, così come ho preso atto di una precedente similitudine individuata tra il minimo attuale e quello del 1954.

  • Quindi si chiede se le macchie scompariranno in un prossimo futuro, dato che appaiono diventare più calde e dunque meno evidenti rispetto al resto della “superficie” solare.

         Qui cita, senza nominarli, Linvingston e Penn e la loro teoria.

  • Infine nota:
  • Che il rapporto tra solar flux (radiazione a 10,7cm) e numero di macchie si sta modificando e dunque questo rende le previsioni più complesse,
  • che, a questo punto, si chiede Svalgaard, è difficile dire cosa si debba predire per utilizzarlo come indice dell’attività solare: il solar flux, il smoothed sunspot number (SSN) o le regioni magnetiche (cui ho accennato prima a proposito dei metodi empirici) ? Si chiede inoltre, e questo è abbastanza curioso, se il Minimo di Maunder fosse proprio caratterizzato da una “sfasatura” tra SSN, solar flux e attività magnetica.

La conclusione è abbastanza sconsolante: “It cannot be said that much progress has been made towards the disclosure of the cause, or causes, of the sun-spot cycle………..”, insomma, non si riesce ancora a prevedere il comportamento del Sole e dunque a stimare con ragionevole previsione il comportamento del ciclo successivo (il numero 24, nel nostro caso).

 Che altro dire ?

 In effetti potremmo accettare il consiglio di Svalgaard e limitarci ad osservare il comportamento del Sole nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, per trarre qualche auspicio sul prossimo massimo. Di più, pare, non è al momento possibile pretendere.

FABIO2

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  1. ice2020
    9 ottobre 2009 alle 11:35

    Ovviamente quando scrivi che fa il paragone col ciclo 14 in realtà intendi il minimo tra il ciclo 13 e 14 che totalizzò 938 giorni e durò 70 mesi…

  2. ice2020
    9 ottobre 2009 alle 11:39

    E cmq guarda caso il ciclo 14 ebbe un massimo SSN di 60-65 che guarda caso è anche la predizione di Svalgaard per il massimo del ciclo 24—

    se questo minimo continua così, credo che il massimo sarà inferiore ai 60-70 proposti da svalgaard…

  3. Nintendo
    9 ottobre 2009 alle 11:56

    grande articolo, NIA sempre più in alto.
    stavolta mi sono fatto prendere 😀

  4. Fabio2
    9 ottobre 2009 alle 11:59

    sì, fa il paragone con il minimo, ma anche con il massimo del ciclo 14. Solo che non ho capito bene il perchè, a parte una generale similitudine, nè mi pare Svalgaard fornirsca spiegazioni in merito.

    Boh ?

  5. Fabio2
    9 ottobre 2009 alle 12:01

    l’ultima frase dell’articolo, dopo averla scritta, mi ha fatto poi venire in mente gli aruspici greci e romani che scrutavano le viscere degli animali per predire il futuro…… 🙂

  6. Fabio2
    9 ottobre 2009 alle 12:03

    Beh, l’articolo l’ha scritto Svalgaard. E’ a lui che bisogna indirizzare i complimenti.
    Io mi sono limitato a tradurlo sommariamente ed a commentarlo, anche perchè corrisponde abbastanza bene alla mia opinione su questo ciclo: tanti dubbi, pochissime certezze. E qualche sospetto, qualche suggestione che aleggia e che ogni tanto prende forma (Dalton, Maunder), per poi svanire e lasciare di nuovo il posto ai dubbi.

  7. ice2020
    9 ottobre 2009 alle 12:10

    guarda trovi la risposta sotto…

  8. Sand-rio
    9 ottobre 2009 alle 12:17

    A questo punto mi chiedo se gli INCA e i MAYA che avevano studiato il sole per oltre 1000 anni, e che avevano notato le relazioni tra attivitá solare e i fenomeni che oggi noi chiamiamo Niño e Niña [con la conseguente pescositá sulle coste peruane (enormi ammassi di sardine sottocosta) la “festa” che ció provocava per gli uccelli marini che banchettavano allegramente aumentando enormemente il loro numero, con conseguente aumento del famoso concime “guano” usato dagli agricoltori Incas e Mayas} me chiedevo se ‘loro” non ne sapessero di piú dei nostri scienziati odierni.

  9. Nintendo
    9 ottobre 2009 alle 12:22

    e pensi che il solo averlo tradotto e portato a disposizione delle 2500 visite che abbiamo sia poco.
    quando ho scritto l’articolo sul global cooling previsto negli anni 70 tutto era incentrato sulla traduzione dell’articolo del 75, ci ho aggiunto alcune cose io, ma di poco conto, eppure ha subito riscosso un’enorme “popolarità”

  10. Luigi Lucato
    9 ottobre 2009 alle 12:27

    concordo con Sand-rio
    i popoli antichi tutti hanno osservato il sole e il cielo
    per millenni … forse tutto questo vale più di modelli
    basati su pochi anni di osservazioni .
    Leggendo la storia e l’avvicendamento di periodi
    Ottimi e Pessimi , carestie , pestilenze e Crescite di nuove civiltà
    già si può estendere le osservazioni per qualche millennio
    poi con la geologia molto oltre
    tutto questo deve essere la base su cui poggiare i nuovi modelli attuali
    non partire da zero considerando solo il proprio modello

  11. ice2020
    9 ottobre 2009 alle 12:32

    Ma io dico poi: loro si sn fissati sui loro modelli, chi prevede la dinamo solare, chi quello, chi quell’altro…

    ma anche la storia recente del sole (e sto parlando almeno dal Maunder in poi) nn ha insegnato niente???

    D’accordo che è un tempo infinitisamente piccolo rispetto la storia del sole, ma almeno cercar di capire che ogni tanto il sole se blocca…

    nn esistono solo i cicli perfettini di 11 anni con un massimo ed un minimo…

    Simon

  12. Fabio2
    9 ottobre 2009 alle 12:38

    dici? Pensi che la spiegazione sia solo questa, cioè che corrisponde bene alle sue previsioni ? Spero proprio di no!

  13. ice2020
    9 ottobre 2009 alle 12:44

    Prendila come una battuta se vuoi—

    Sul forum di solar cycle 24 dato che Svalgaard nel suo grafico sempre aggiornato sul ciclo 24:

    appunta anche le sunspot che nemmeno catania vede, qualcuno gli ha già chiesto delle spiegazioni, e diciamo che un pò spavaldamente qualche forumista gli avrebbe anche fatto intendere: “AH Svalgaard, nn è che conti una macchiolina segnalata da qualunque stazione americana perchè così le tue preisioni si avverino?”

    il tutto detto con sarcasmo, ma se vuoi un pò maliziosamente lì dentro c’è qualcuno che lo pensa…

  14. Luigi Lucato
    9 ottobre 2009 alle 12:47

    Infatti invece di considerare tutti i fattori
    ogni modellone ha isolato un particolare
    considerandolo preponderante su tutti gli altri …
    e gli altri vengono ignorati …
    Poi si passa alle varie costanti … ma ne esistono?
    si confondono le semplificazioni dei modelli
    con la realtà … il modello è una aprossimazione più o meno buona
    per cercare di spiegare quello che osserviamo …
    non è l’osservazione.
    Il Sole è complesso … non è una dinamo ( nucleare ?)
    i cicli e le influenze tra il Sole i Pianeti e il cosmo
    sono tanti … possiamo averne una piccola idea partendo dalla storia e poi affinando con varie ipotesi, ma tenendo sempre presente che tutto
    può sempre cambiare con nuove osservazioni
    non esistono dogmi o modelli predefiniti e immutabili.

    Intanto osserviamo i cambiamenti in corso che cominciano a essere
    notevoli almeno nella nostra piccola scala di osservazioni
    tenedoci aperti a tutte le ipotesii.

  15. 9 ottobre 2009 alle 13:50

    I modelli sono imperfetti, lo stesso modello fisico che ti insegnano a scuola che ti dice come cadono gli oggetti non è corretti: approssima soltanto la realtà.

    Puoi fare infiniti esperimenti e per il 99,9% il modello prevederà come cadrà la pallina (quel modello per fortuna sulla superficie terrestre è abbastanza preciso), ma per uno 0.1% il modello fallirà, e non riuscirà a prevedere l’esito.

    Ora, prevedere come cade una pallina in condizioni controllare è relativamente semplice, eppure il modello è lo stesso imperfetto… immaginate una stella, nella sua complessità e nelle sue dimensioni, ad una distanza media di 149 597 870,691 Km dalla Terra….

    I modelli creati non possono che risentirne, per questo attualmente ogni previsione ha basse probabilità di essere corretta.

    I cicli di 11 anni sono una media, ad ogni modo, il ciclo può variare dai 10 ai 12 anni, con casi in passato in cui si è sforato anche questo intorno.

    E non dimenticate che 300 anni di osservazione sono pochi per poter definire un modello “accettabile”.

  16. Toscanaccio
    9 ottobre 2009 alle 14:04

    Già 😉

  17. Toscanaccio
    9 ottobre 2009 alle 14:30

    Dipende sempre a cosa si da peso!
    Con questo intervento ti sei guadagnato… beh, un pochina della mia stima.
    E’ importante capire che la scienza non sa, ma interpreta, peraltro con molta arroganza.

  18. Sand-rio
    9 ottobre 2009 alle 15:30

    Ho l´impressione che questo minimo sará talmente forte che tra poco non funzioneranno piú neanche le lampade solari!! :):

  19. 9 ottobre 2009 alle 16:55

    In effetti il Sole potrebbe farci uno scherzetto e riaccendersi da un momento all’altro oppure continuare così per anni facendo impazzire i vari scienziati e mettendo in crisi i vari modelli …
    La cosa più saggia é quella di fare delle osservazioni e misurazioni quanto mai precise. In questo caso il monitoraggio costante attento e preciso dell’attività solare é l’ unica cosa che deve essere fatta …
    E’ un momento storico che probabilmente un minimo così profondo accadrà nuovamente tra svariate decine di anni e quindi …quanti più dati ci saranno su questo fenomeno meglio é.
    Inutile dire che se qualcuno fa il furbo e si inventa macchiette di 1 pixel e le conteggia (solo per avvalorare il proprio modello) creerà un grosso danno alla scienza perché falserà l’ osservazione del fenomeno reale e gli scienziati tra cento anni avranno in mano dei dati poco accurati.

  20. Sergio Musmeci
    10 ottobre 2009 alle 11:09

    Ovvio che la certezza assoluta non si può avere, però ormai la maggior parte dei modelli concordano per un ciclo abbastanza basso. Soprattutto è importante valutare i modelli che finora hanno fittato meglio con le osservazioni reali, tipo quello dell’attività geomagnetica a inizio ciclo e altri.

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