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Il Global dimming e il Global brightening hanno effetti sul clima?

20 ottobre 2009

Prove recenti suggeriscono che la radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre non è mai stata costante nel tempo, ma ha subito sostanziali variazioni su scale temporali decennali. Le osservazioni disponibili indicano una diminuzione generalizzata della radiazione solare tra il 1950 e 1980 (comunemente denominato “global dimming”- “oscuramento globale”), mentre più recentemente, c’è stato il fenomeno inverso(”brightening”, luminosità) .

Il ruolo della radiazione solare nel cambiamento climatico  (“global dimming” and “global brightening”)

Uno  speciale volume  del “Journal of Geophysical Research” ha revisionato il tema della ricerca sul  “global dimming” e “global brightening”in oltre 20 articoli. Questi fenomeni, che si suppone siano dovuti all’azione dell’uomo, controllano la radiazione solare incidente sulla superficie terrestre e quindi l’influenza del clima. Nubi ed aerosol influenzano la radiazione solare sulla superficie terrestre, e quindi il clima.

Nubi e aerosol influenza della radiazione solare sulla superficie terrestre, e quindi il clima. (Foto: flickr / Schrottie)

Degli speciali strumenti hanno registrato la radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre dal 1923. Tuttavia, è solo dal 1957/58 che una rete globale di misurazione ha iniziato a prendere forma. I dati così ottenuti mostrano che l’energia fornita dal sole alla superficie terrestre ha subito variazioni notevoli nel corso degli ultimi decenni, con impatti sul clima. Una ricerca condotta all’ ETH di Zurigo  ha investigato quali siano i fattori capaci di ridurre o intensificare la radiazione solare e quindi causare il “global dimming” o il “global brightening”.

L’American Geophysical Union (AGU) ha pubblicato un volume speciale sul tema, che presenta lo stato attuale delle conoscenze in dettaglio e fornisce un contributo notevole alla scienza del clima.

“Solo ora, soprattutto con l’aiuto di questo volume,  la ricerca in questo campo dovrebbe davvero decollare”, sottolinea Martin Wild, direttore presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Politecnico federale di Zurigo, che è anche uno specialista in materia.

I risultati iniziali, che hanno rivelato che la radiazione solare sulla superficie terrestre non è costante nel tempo, ma piuttosto varia notevolmente nel corso dei decenni, sono stati pubblicati alla fine degli anni ’80 ei primi anni ’90 per specifiche regioni della Terra. Atsumu Ohmura, professore emerito presso l’ETH di Zurigo, per esempio, ha scoperto che la quantità di radiazione solare in Europa è diminuita considerevolmente tra il 1950 e il 1980. Ma è solo dal 1998 che è stato condotto il primo studio a livello mondiale con aree più grandi quindi, tipo Africa, Asia, Nord America ed Europa, per esempio. I risultati hanno mostrato che in media la superficie di radiazione solare è diminuita del due per cento per decennio tra il 1950 e il 1980. Nell’analizzare i dati più recenti, tuttavia, Wild e il suo team hanno scoperto che la radiazione solare è andata progressivamente aumentando di nuovo dal 1985. In un articolo pubblicato su “Science” nel 2005, essi hanno coniato la frase  “Global brightening” per descrivere questa nuova tendenza, opposta al termine precentemente usato “Global dimming”. Solo di recente, un articolo comparso sulla rivista “Nature”, in cui ha partecipato lo stesso Wild, ha portato attenzione maggiore al tema del global dimming /brightening.

L’Inquinamento atmosferico favorisce la fotosintesi

In questo studio, per la prima volta, gli scienziati hanno esaminato il legame tra global dimming/brightening e il ciclo del carbonio. Essi hanno dimostrato che più  luce dispersa è presente durante i periodi di global dimming  a causa della maggiore concentrazione di aerosol e di nuvole, la quale consente poi alle piante di assorbire CO 2 in modo più efficiente rispetto a quando l’aria è più pulita e quindi più chiara. Secondo gli scienziati, questo è dovuto al fatto che la luce diffusa (riflessa) penetra più in profondità all’interno della vegetazione di quanto non faccia la luce diretta del sole, il che significa che le piante possono utilizzare la luce in modo più efficace per la fotosintesi. Di conseguenza, c’è stato circa il 10 per cento in più di carbonio immagazzinato nella biosfera terrestre tra il 1960 e il 1999 (global dimming).

Molte questioni sono comunque ancora aperte. Infatti non è ancora chiaro se siano gli aerosol o le nubi a causare il global dimming/brightening, o magari un interazione dei 2 fattori. L’inchiesta su questi eventuai rapporti è complicata dal fatto che  ci sono dati insufficienti sui cambiamenti di aerosol e nubi negli ultimi decenni. Tuttavia dei specifici satelliti recentemente lanciati in orbita dovrebbero contribuire a colmare questa lacuna.

“C’è ancora un enorme quantità di ricerche da fare, e molte questioni sono ancora aperte”, spiega Wild. Questo comprende l’entità del fenomeno del global dimming e  brightening e in che modo gli effetti variano notevolmente tra zone urbane e rurali, dove meno aerosol vengono rilasciati in atmosfera. Un’altra questione irrisolta è ciò che accade sopra gli oceani, infatti quasi tutti i dati di misura non sono disponibili per queste zone.  Un’ulteriore sfida per i ricercatori è quello di incorporare gli effetti del global dimming /brightening  in modo più efficace nei modelli climatici, per capire meglio il loro impatto sul cambiamento climatico. Dopo tutto, slcuni studi indicano che il global dimming ha mascherato l’aumento della temperatura effettiva – e quindi il cambiamento climatico – fino agli anni 1980. Inoltre, gli studi pubblicati mostrano anche che i modelli utilizzati dall’ IPCC, non riproducono il  global dimming/brightening in modo adeguato:  quindi, né il global dimming, né la successiva fase di brightening  è realisticamente simulato dai modelli. Secondo gli scienziati, questo è probabilmente dovuto al fatto che i processi che causano il global dimming/brightening  non sono stati presi in considerazione in modo adeguato e che i dati sulle emissioni antropiche  utilizzati come input del modello sono affetti da notevoli incertezze.

“Questo è il motivo per cui all’ETH di Zurigo stiamo lavorando con una versione di ricerca per un nuovo modello climatico globale, che contiene i dati degli aerosol molto più dettagliati e microfisica delle nubi, in grado così di riprodurre il global dimming/brightening in modo più efficace”, dice Wild.

Fonte articolo: http://wattsupwiththat.com/2009/08/30/global-dimming-and-brightening-in-the-context-of-solar-radiation/

Per saperne di più sul tema trattato: http://www.agu.org/journals/jd/special_sections.shtml?collectionCode=DIMBRIGHT1&journalCode=JD

UPDATE: Non perdetevi oggi pomeriggio l’articolo sull’ennesima mission impossible del centro catanese…

  1. Andrea b
    20 ottobre 2009 alle 10:19

    è la prima volta che sento parlare di global brightening non mi pare chiaro da cosa sia dovuo.
    Buco ozono?
    Gas serra?
    Attivita solare?

    o tutte e tre?

    Il problema dell’oscuramneto globale e il suo impatto ricordavo di aver letto un articolo a riguardo

    Negli anni ‘90 fu effettuato un esperimento alle isole Maldive, in modo da comprovare che le cause dell’oscuramento fossero effettivamente dovute all’inquinamento atmosferico. Fu registrata una riduzione del 10% dell’irraggiamento (contro l’1% inizialmente previsto) nelle isole coperte dai venti stagionali (molto inquinati) provenienti dall’India meridionale [14].
    http://it.wikipedia.org/wiki/Oscuramento_globale
    Vi consiglio di guardare anche il sito di J. Srinivasan autore della ricerca

    http://caos.iisc.ernet.in/faculty/jayes/publications.html

  2. ice2020
    20 ottobre 2009 alle 10:42

    Ciao andrea, io ho tradotto l’articolo, e francamente quali siano le cause del global brightening nn le so, pur avendo fatto alcune ricerche su google (veloci).

    Il conceto che traspare dall’articolo è che il global dimming (dovuto agli aerosol inquinantied alle nuvole) tra gli anni 50 e 90 ha in qualchemodo mascherato il riscaldamento globale facendo passare meno radiazione solare, mentre dal 1985 le radiazioni solari sono aumentate ed allora si parla nn più di solar dimming ma di solar brightening appunto ed il GW si è così impennanto! (ufficialmente è dal 2001 che nn si parla più di Global dimming ma di brightening)…

    non sn riuscito capre neanch’io questo passaggio, anche perchè nn mi risulta che l’inquinamento sia diminuito dal 1990, ma anzi…

    Speriamo che qualcuno intervenga a fare chiarezza…
    simon

  3. SID
    20 ottobre 2009 alle 10:55

    Penso che l’inquinamento da centrali a carbone andasse ad incidere molto di più
    sotto questo punto di vista,nei paesi dell’est dagli anni 80 in poi molte di quelle centrali sono state dismesse o riconvertite con centrali a gas.
    Le centrali a carbone erano inoltre resposnsabili delle fortissime piogge acide che si abbattevano su quei paesi,il carbone comporta e causa sicuramante un magiore oscuramento.
    Smog è una parola inglese coniata proprio nell’era del cabone nell’ottocento ed
    è una mutazione della parola fog (NEBBIA) che come ben sappiamo in pianura padana diminuisce la radiazione solare e ci obbliga ad avere giornate freddissime quando sui monti (specie l’appennino Tosco Emiliano)invece si hanno temperature ben maggiori grazie all’irraggiamento solare.

  4. ice2020
    20 ottobre 2009 alle 11:13

    Quindi diciamo che l’inquinamento di oggi è più “pulito” di quello di 30-40 anni fa, e così la radiazione solare passa meglio ed ha amlificato il GW.

    Da notare cmq le critiche a fondo articolo che gli autori dello studio fanno all’IPCC che avrebbe la colpa di nn aver incluso per niente i 2 fenomeni nelle loro previsioni catastrofiste.

  5. ice2020
    20 ottobre 2009 alle 11:29

    Tosto anche il concetto che durante il global diming, le piante riuscivano ad assorbire più Co2 a causa della luce che non era diretta ma dispersa dalla presenza dei particolati dell’inquinamento.

  6. andrea b
    20 ottobre 2009 alle 12:09

    quando c’è un eccesso di luce le piante per non fermare la fotosintesi iniziano la fotorespirazione consumando dei metaboliti e liberando CO2 (spesso in estate nelle ore più calde).
    é strano ma le piante lavorano meglio nelle giornate nuvolose rispetto a quelle troppo illuminate.

  7. Layla
    20 ottobre 2009 alle 13:32

    In pianura padana esiste anche il fenomeno dell’inversione termica per cui l’aria calda si sposta verso gli strati alti dell’atmosfera e l’aria fredda scivola nelle vallate e provoca gelate in pianura mentre le temperature sono più miti in collina, perlomeno nella mia zona che è al confine con aree collinari.
    P.s. questo fenomeno riduce anche la formazione di nebbia in quanto l’aria viene rimescolata dal moto convettivo delle correnti.

  8. Layla
    20 ottobre 2009 alle 13:34

    Scusate… vivo nella pianura adiacente l’appennino tosco emiliano… puntualizzazione d’obbligo per rendere comprensibile il mio commento precedente 🙂

  9. Layla
    20 ottobre 2009 alle 13:36

    Catania… Mission impossible!!! Ma noi siamo pronti a suon di e-mail…

  10. Michele
    20 ottobre 2009 alle 14:10

    Ohh…..year..!!!
    Non vedo l’ora di leggere…..il non comprensibile di Catania!!!!
    Simon facci vedere i Pixel-bruciati-fantasma…
    Che risate….che scienza Massonic-NWO-Global-babilonese….ecologica…
    del vogliamoci bene a tutti i costi!!!
    Viva la scienza alla Galileo e il suo stato di percezione che modifica la realtà!!
    Ahhhhhh..Ahhhhh…..
    Stanno cercando di gonfiare il non gonfiabile !!!

    Layla&MIchele&Ruggero e l’allegra banda…..

  11. SID
    20 ottobre 2009 alle 14:32

    Chiariamoci Catania ormai segnala appena vede qualcosa
    muoversi nella fotosfera senza aspettare un’attimo di vedere
    se evolve in una vera e proproi macchia o se sparisce tutto.
    Questi hanno sempre una gran fretta ,prima contano poi vedono,
    devovo forse dimostrare di essere sempre i primi a vedere qualcosa.
    .

  12. giorgio
    20 ottobre 2009 alle 19:26

    Grazie Simon per la pubblicazione di questo articolo su cui ti vedo molto sul neutrale.Resto del parere che senza il global dimming la temperatura terreste sarebbe stata piu alta.Poi quella del global brightening mi e nuova,anche se io parlerei solo di riduzione del global dimming.Poi se parliamo di una media del 3% di oscuramento globale qualche effetto sul global cooling probabilmente c”e.Staremo a vedere se oscuramento e minimo solare insieme amplificheranno gli effetti del raffreddamento globale che ormai e all”occhio di tutta la comunita scentifica.Mi limito a osservare alcuni indici che sono fondamentali:Ghiacci,ITCZ,uragani e tifoni,ciclo Enso:tutto pare virare verso il freddo ma forse e” ancora presto per tirare somme

  13. Karlo
    20 ottobre 2009 alle 20:51

    Arrivo tardi, purtroppo, come sempre, sono le ore 22,40. Comunque, se quel che dice Nature è vero, quando si ha un’annata piuttosto schifosa (nebbie, foschie, puzze e quant’altro) proprio in virtù di questo il peso delle piante essiccate dovrebbe essere maggiore del 10% (il peso secco è direttamente proporzionale al carbonio assorbito). Be’, il 10% in più mi sembra una esagerazione.

  14. sbergonz
    21 ottobre 2009 alle 06:56

    Grande Karlo! Quel che dici è la reale conseguenza del Global dimming, se fosse vero quanto affermato…..

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