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Come sta messo il nostro pianeta? – Parte 3

30 gennaio 2010

Le Nuvole.

Fenomeno atmosferico che ancora oggi l’uomo non sa spiegare, per questo al CERN di Ginevra hanno deciso di porre una volta per tutte alla domanda che da secoli l’uomo si pone, ovvero Come e Perché si formano le Nuvole?

Torniamo a noi e cerchiamo nel nostro piccolo di capire quale sia il compito delle nuvole, sappiamo che esse portano le precipitazioni, quindi sono il fine ultimo del famoso ciclo dell’acqua, ma un altro fattore che spesso è dimenticato è il fatto che le nuvole riflettono la luce solare e fungono da schermo protettivo per il sottosuolo, le nuvole infatti respingono gran parte dell’energia in arrivo dal sole ma allo stesso tempo assorbono in notevole quantità l’energia terrestre, portando quindi a far precipitare l’acqua presente al loro interno,

quindi una minore copertura della terra da parte delle nuvole in teoria aumenterebbe la temperatura e diminuirebbe le precipitazioni, diviene quindi importantissimo capire come si formano le nuvole, noi infatti possiamo solo constatare cosa ci dicono i dati a nostra disposizione:

come si può ben vedere minore è la superficie occupata dalle nuvole maggiore è la temperatura.

A noi interessa però come nel tempo si è evoluta la copertura nuvolosa, ed ecco che questo grafico ci viene in aiuto:

si nota subito che dopo il 2000/2001 la copertura nuvolosa sia in crescita il che combacerebbe proprio con la recente diminuzione delle temperature.

Analizziamo adesso un altro cavallo di battaglia di chi ritiene di origine antropica il recente riscaldamento del pianeta, ovvero, l’aumento costante del numero dei fenomeni meteorologici più violenti.

Già partiamo con un bel problema, ancora oggi non risolto, che è quello di valutare oggettivamente cosa può essere definito violento e cosa no e soprattutto creare una scala di valori per cui io riesca subito a riconoscere la natura del fenomeno che sto analizzando, l’altro grande problema è quello della mancanza totale di dati certi su questi fenomeni, infatti, l’unico stato che presenta statistiche dettagliate di almeno gli ultimi 50/60 anni sono gli USA ed è per questo che sono costretto ad analizzare solo questi dati.

Partiamo subito con gli uragani, da sempre si dice che un aumento delle temperature porterebbe ad una aumento della frequenza e soprattutto dell’intensità di questo fenomeno.

I dati americani partono dal lontano 1851 e sono quindi molto significativi da questo punto di vista non rappresentano il mondo intero va se una teoria è vera, è vera sempre indipendentemente dal luogo e dal tempo in cui è applicabile.

Questo grafico ci mostra gli uragani che hanno colpito il suolo americano dal 1851 al 2005 divisi per categoria:

http://www.junkscience.com/Hurricanes/hurricanes.png

a colpo d’occhio abbiamo una sostanziale invariabilità sia per quanto riguarda il numero che per quanto riguarda l’intensità, questi non sono dati assoluti, riguardano solo gli USA, ma sono molto significativi perché riguardano una serie molto lunga nel tempo.

Qualcuno potrebbe dire che in realtà ci sono molti più uragani che colpiscono le terre ferme, soprattutto nell’area caraibica e nel pacifico occidentale, ma purtroppo non esistono statistiche per questi stati percui non ci si può far niente.

Passiamo ora ai Tornado, vero flagello che colpisce ogni anni gli stati centrali degli USA e che a causa dell’urbanizzazione selvaggia creano danni spaventosi alla cittadinanza, ma vediamo subito le statistiche ufficiali:

la serie storica stavolta è più corto ma ben significativa, si nota subito che l’incremento dei tornado è stato molto rapido e veloce.

Io però ho qualche osservazione da fare, per quanto riguarda gli uragani non abbiamo dubbi che anche 50, 100, 150 anni fa chiunque si sarebeb accorto se un uragano avesse colpito la costa degli stati uniti, ma per i tornado secondo me è diverso, sono fenomeni meteorologici molto piccoli e limitati ad una zona non molto vasta, soprattutto per quanto riguarda quelli di piccola dimensione, quindi secondo me questi dati soffrono della mancanza di una copertura totale negli anni più antichi, e questa mia ipotesi è supportata anche dal grafico indicante il numero dei tornado più violenti:

Ecco che la mia ipotesi è suffragata da dati tangibili, il numero dei tornado più violenti è diminuito mentre il numero totale è aumentato, segno inequivocabile di un aumento di fenomeni ci minore intensità che una volta difficilmente venivano registrati nelle lande desolate dove spesso si giravano i film western.

Nell’ultima parte parleremo del più grande cavallo di battaglia dell’AGW.

FABIO

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  1. Nintendo
    30 gennaio 2010 alle 11:14

    questa 3° parte dimostra come è molto semplice a volte smontare le tesi di chi crede nell’AGW

  2. 30 gennaio 2010 alle 11:32

    Per quello che riguarda gli uragani, quest´anno si parla che sono scomparsi!
    Solo 3 sono stai dichiarati uragani e non tempeste equatoriali, addirittura questo numero é sotto la media storica.
    Solo nove tempeste hanno ricevuto un nome.
    La grande menzogna dell´IPCC che ci sarebbero state piú uragani e certamente piú distruttivi del Katrina, é stata clamorasamente sbugiardata.
    http://www.weatherstreet.com/hurricane/2009/Hurricane-Atlantic-2009.htm

    Per quanto riguarda la copertura nuvolosa é in atto una discussione sulla differenza tra cumuli nembi e cirri, e sulla loro diversa capacitá di riflettere le radiazioni e il calore solare.

  3. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 12:16

    La quantita di radiazione riflessa dipende dal colore e dallo spessore delle nuvole.Ovviamente nuvole bianche maggiore riflessione,nuvole scure maggior assobìmento di calore.Inoltre se lo strato e sottile abbiamo un maggior filtraggio della radiazione, se lo strato e” piu spesso la radiazione penetra meno intensamente.Resta da pesare la contropartita ,e cioe la copertura nuvolosa impedisce al calore di disperdersi nello spazio.personalmente penso che una copertura totale nuvolosa mantiene il bilancio termico uguale.Invece una copertura parziale con nuvole chiare e basse porti in negativo il bilancio termico.

  4. nitopi
    30 gennaio 2010 alle 13:34

    Bello Fabio. Bella la serie dei dati di temperatura….

    Dal grafico superiore si deduce chiaramente che tra i due estremi del grafico inferiore balla circa 0.5°C… e questa sarebbe la “fetta” da attribuire all’effetto “raggi cosmici” (se viene confermato).
    Poi … chi e’ che diceva che “direttamente ” il sole tra max e min potrebbe tirare altri 0.15 – 0.2 °C ? Saremmo gia’ a 0.7°C di origine “non antropica”….
    Poi ci mettiamo anche le oscillazioni decadice degli oceani… … … …
    La Co2? forse 0.2°C……. Se va bene….

    Ciao
    Luca

  5. nitopi
    30 gennaio 2010 alle 13:38

    che intendi per “colore”??
    Le nuvole sono sempre bianche (se le guardi dall’alto 🙂 ) …
    Probabilmente , a seconda del diametro e dallo stato delle particelle che le compongono (goccioline- cristalli di ghiaccio) cambia il potere “riflettente” e la “trasmissivita’” …. alle farie lunghezze d’onda….

    Ciao
    Luca

  6. nitopi
    30 gennaio 2010 alle 13:40

    E’ plausibile! CN sono molto spessi e formati da misture ignobili ( … ) i cirri sono tutti aghetti di ghiaccio…. e molto sottili 8)

    Ciao

  7. 30 gennaio 2010 alle 14:31

    Piccolo OT: Per il SIDC oggi siamo spotless
    http://sidc.be/products/meu/index.php

  8. Andrew
    30 gennaio 2010 alle 14:34

    E flusso solare aggiustato a 69.7 continua la discesa 🙂

  9. ice2020
    30 gennaio 2010 alle 14:41

    Otimi articoli Fabio!

  10. Ivan
    30 gennaio 2010 alle 15:23

    E vai in picchiata!!
    daccordo con giorgio sulla complessità del fenomeno. Se è vero che maggior copertura significa certamente più raffreddamento, per via di minor radiazione sulla superfice della Terra, ma dovrebbe esserci una copertura nuvolosa completa, altrimenti il vapore acqueo (ritenuto il maggior resposabile del’effetto serra terrestre) impedirebbe la dispersione verso lo spazio esterno della radiazione solare entrante, anche se fosse ridotta rispetto a prima….ma vedere tutto il pianeta ricoperto per più dell’80% da nuvole mi pare un po’ difficile

  11. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 16:34

    Ragazzi, la potenza di quest”inverno e” a dir poco fenomenale.Faccio notare a tutti che nonostante il VP stratosferico e continuamente distrutto e le sue gelide arie si riversino continuamente sulle latitudini piu basse i ghiacci polari artici sembrano che non soffrino affatto la situazione.Infatti continuano la loro crescita regolare e si mantengono stabilmente nella media degli ultini anni.

  12. Nintendo
    30 gennaio 2010 alle 16:57

    negli ultimi giorni la situazione dei ghiacci artici mi sembra strana, fanno vedere zone che a gennaio inoltrato stanno perdendo ghiaccio, il che è praticamente impossibile a quelle latitudini.

  13. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 17:03

    Inoltre si e creata una situazione particolarmente interessante.La continua rottura del VP sta creando una specie di meccanismo a rotazione circolare, che mantiene costantemente sotto-zero una grossa grossa fetta dell”emosfero boreale.Le continue ricadute dei lobi rotti del VP a latitudini piu a sud fa si che masse d”aria piu mite provenienti dalle latutudini piu basse risalgano versi il circolo polare.Queste essendo relativamente piu calde fanno pressione continua verso l”alto e fanno collassare continuamente il VP. E come se fosse acceso il climatizzatore a circolo interno.Sola una forte ripresa dell”attivita atlantica con venti miti che viaggian.o da ovest verso est puo interrompere questo circolo vizioso isolando il circolo polare.

  14. apuano70
    30 gennaio 2010 alle 17:05

    Bel lavoro Fabio, come sempre chiaro ed interessante!

    Vado OT per segnalare una nuova AR con micro-macchie al suo interno:
    http://sohowww.nascom.nasa.gov/data/realtime/mdi_igr/1024/latest.html
    Bruno

  15. apuano70
    30 gennaio 2010 alle 17:08

    Tra l’altro dal GONG la sua polarità sembra ambigua…

    Da notare anche due aree a sicura polarità invertita, una accanto alla ex 1041 nell’emisfero sud, una proprio sopra di esse in quello nord.
    Bruno

  16. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 17:17

    X Bruno: altro segnale che va nella direzione del collasso magnetico del ciclo 24.Ai primi cenni di riposo dell”attivita del ciclo,compaiono AR con polarita invertita.Sembra tanto per fare un paragone banale che come calano le difese immunitarie il virus(in questo caso le AR trans) torna ad attaccare.

  17. Michele
    30 gennaio 2010 alle 17:17

    Bel commento giorgio !
    Si torna sempre li…se il Sole non riparte……
    Ecco ma da dove dovrebbero prendere origine questi venti miti ?

  18. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 17:22

    dal ricambio continuo dell”aria,quella delle nostre latitudini.L”aria piu fredda del VP che si riversa su di noi spinge in su quella presente a latitudini piu a nord

  19. apuano70
    30 gennaio 2010 alle 17:27

    Esatto, anzi credo che la 1041 sia stata in qualche modo “finita” proprio dall’avvento di queste aree da cilco dispari!
    Ciao!
    Bruno

  20. mistral 101
    30 gennaio 2010 alle 17:41

    Perche’ scrivi che non sappiamo come si formano le nuvole?

  21. Nintendo
    30 gennaio 2010 alle 17:55

    perchè è così, ancora non si conoscono i meccanismi che generano le nuvole.
    al CERN infatti hanno fatto partire un esperimento in proposito.

  22. ice2020
    30 gennaio 2010 alle 17:59

    Scusate ragazzi, ma io nn vedo nessuna regione a ciclo dispari…la nuova che si sta formando in queste ore e che ha già dato origine a delle maccheitte (pore) ha chiara polarità da ciclo 24, comprese le altre zone vicine.

    Simon

  23. 30 gennaio 2010 alle 18:17

    Ci sono delle piccole zone dubbie, ma non penso si possa parlare di zone invertite. Per quanto riguarda i pore al nord-est del sole, erano stati segnalati stamattina dall´osservatorio belga,

    ma il SIDC stesso non li ha considerati nei suoi conteggi (ufficiosi) odierni, inoltre lí non vedo una zona magneticamente attiva negli ultimi magnetogrammi. Saranno stati dei pore comparsi solo per poche ore… cmq naturalmente NOAA continua a segnare come spot la mini area a cui si é ridotta
    la 1041, ma tanto ormai loro vanno per la loro strada cercando di pompare disperatamente i conteggi delle sunspot.

  24. ice2020
    30 gennaio 2010 alle 19:10

    Abbiamo la nuova regione 1043:

    http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

    Quando sparisce una regione ne appare subito un’altra, fateci caso, una nel nord e l’altra nel sud, questa fase di ripartenza solare è data sinora da questa situazione…

    attivià solare che resta cmq a valori bassi, medi-bassi…

    Simon

  25. charlie
    30 gennaio 2010 alle 20:07

    Articolo interessante ma dal punto di vista scientifico la correlazione tra total cloud cover e temperature è molto blanda al limite della significatività . Un r-sqr di 0.25 (che corrisponde ad un r di 0.5) in altri campi della scienza (quali per esempio la ricerca biomedica, campo nel quale lavoro io) non viene nemmeno considerato. Se mandi un paper con un dato simile te lo cassano all’istante. Ad occhio direi che la varianza della misura del total could cover è molto alta e quindi ci possa essere un significativo noise che potrebbe oscurare (o falsamente evidenziare) una correlazione. Sarebbe carino vedere i raw data per analizzarli direttamente. estrapolare il verso segnale in queste condizioni è comunque molto difficile.

  26. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 20:19

    Mi dispiace ma sono daccordo con Bruno stavolta,sono piccolissime facule,quasi insignificanti,pero la polarita appare chiaramente invertita.

  27. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 20:34

    E comunque vale anche solo il fatto che siano apparse per un tempo brevissimo. e” il segnale che conta. Piccola campanella di allarme,attendo nei prossimi mesi apparizioni ben piu consistenti e durature,non appena il ciclo comicera a indebolirsi.

  28. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 21:00

    Sandro dovrebbe arrivare un po di acqua dalle tue parti oggi.Sarebbe la prima perturbazione atlantica dopo una lunga pausa.Ciao

  29. 30 gennaio 2010 alle 21:28

    Sandro, io? Se dici a me ti posso rispondere che a S Paolo piove da 43 giorni consecutivi ogni pomeriggio. A Rio ci sono stati vari temporali sempre nel pomeriggio, qui le chiamano “pancadas” intraducibile… quando arriva acqua a tempesta che dura 15 minuti e poi smette, per riprendere dopo una ora per altri 15 minuti.
    A proposito del Brasile una notizia strana:
    Il Brasile é il paese in cui ci sono piú fulmini al mondo, e negli ultimi 2 anni gli eventi sono aumentati del 40% in media con punte del 108% in alcune zone. I meteorologi non sanno spiegare il motivo di questo aumento.

  30. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 21:41

    Sandro pensavo vivessi a Rio no a s.Paolo scusa.Negli ultimo due anni stanno succedendo cose strane un po dappertuto.Da noi qui a Modena nevica quasi tutti i giorni.E nevicato martedi-mercoledi ieri notte e anche stanotte hanno messo ancora neve.Non mi ricordo mai nella mia vita una serie di nevicate continue cosi.Ciao

  31. 30 gennaio 2010 alle 21:49

    Infatti vivo a Rio e i temporali pomeridiani ci sono stati come ogni estate.
    Per quello che riguarda i fulmini voglio fare una ricerca se l´aumento riguarda solo il sud america o tutto il pianeta perché in questo caso la cosa sarebbe oltremodo strana e forse collegabile al diminuito campo magnetico terrestre… forse.

  32. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 21:51

    l”IPCC sicuramente la spiegazione la puo dare;effetto serra!!!ovviamente

  33. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 22:01

    Penso che il collegamento che hai fatto sia quello piu attendibile e dovrebbe riguardare un po tutto il globo,ovviamente nella tua zona e” molto piu evidente

  34. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 22:12

    Pare che ci sia pure una correlazione tra il campo magnetico terrestre e comportamenti umani.Sembra dico cosi perche e” una ricerca in corso, che l”uomo sia piu attivo fisicamente e( anche piu nervoso) quando il campo magnetico e piu attivo.Speriamo se e” cosi di prendere la vita con un po piu di calma ora che il campo magnetico sta diminuendo

  35. 30 gennaio 2010 alle 22:49

    Che cosa strana!!! L´istituto meteorologico dell´Istituto spaziale brasilano INPE Istituto Nazionale ricerca Spaziale (il Brasile ha una base di lancio di satelliti) e il Centro di previsione del tempo e studi climatici (CPTEC) fanno una relazione tra aumento di fulmini e l´avvento della NIÑA!
    http://www.apolo11.com/clima.php?posic=dat_20100127-125937.inc

    As tempestades de verão que estão castigando o Brasil, com graves enchentes (allagamenti) e deslizamentos (frane) de terra, trazem (portano) um outro perigo do céu: a queda de raios (caduta di fulmini) . O Centro de Previsão de Tempo e Estudos Climáticos (CPTEC), ligado ao Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), registrou um aumento de 40% no número de descargas elétricas entre 2007 e 2009.
    Segundo dados do Inpe, em um único dia caíram seis mil raios no Estado do Rio de Janeiro. Na tarde (pomeriggio) da última segunda-feira (Martedí) (25), foram registrados mais (piú) de 900 raios (fulmini) na região de Mogi das Cruzes, na Grande São Paulo.
    Para meteorologistas o aumento na incidência de raios pode ser resultado do fenômeno La Niña que provoca mais tempestades no país.

  36. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 22:59

    puo essere!!!se tu guardi la zona nino 1 e 2 praticamente e” gia nina.la zona 3 si e” ridimensionata notevolmente.Zona 3-4 e 4 hanno perso un po meno.Complessivamente la zona occidentale e” gia passata a neutro-neutro negativo.Quindi e” possibile l”entrata della nina entro la fine della primavera

  37. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 23:00

    Orientale scusa

  38. giorgio
    30 gennaio 2010 alle 23:03

    Inoltre mi lascia molto perplesso l”anomalia negativa nel golfo del messico.Che ripeto fino alla spasmo e” sintomo di forte indebolimento della CDG

  39. Nintendo
    31 gennaio 2010 alle 00:10

    parli con uno statistico quindi non sono certo l’ultimo arrivato.
    riguardo ai dati non sono ovviamente miei, come non è mio il grafico.
    qui poi stiamo parlando di clima, non di biomedica, è tutto un’altra cosa.
    una correlazione del genere a livello climatico è considerabile come forte soprattutto se si considera che non stiamo verificando causa ed effetto, ma una possibile causa ad un possibile effetto e quella correlazione ci mostra che una possibile cause di quell’effetto è sicuramente quella.

  40. Dario
    1 febbraio 2010 alle 11:42

    I cosiddetti “fenomeni meteorologici più violenti” sono studiati da decenni da noi geologi e dagli ingegneri idraulici x le ricadute applicative, dal dimensionare la fognatura di un nuovo quartiere al calcolo delle portate di piena di un corso d’acqua.
    Il parametro “climatico”, in questo caso, è dato dalla distribuzione probabilistica delle piogge brevi ed intense, di solito data come h = a * t(exp n) (ossia t elevato alla n), in cui h sono i mm di pioggia che cadono nel tempo t, mentre “a” ed “n” sono i parametri che caratterizzano la piovosità di una data regione.
    Anche se a ed n vengono elaborati statisticamente sulla base delle misurazioni fatte su un periodo di tempo sufficientemente lungo, non è affatto scontato che rimangano costanti nel tempo, e proprio la variazione del regime delle precipitazioni è uno dei tanti possibili indizi di “cambiamento climatico”, ma stranamente passa sempre in secondo piano, si preferisce parlare solo delle temperature o della piovosità media annua (che ai fini del dissesto idrogeologico interviene relativamente poco).
    Ci sono parecchi studi (es quelli del CNR IRPI qui di Torino) che, già oltre 20 anni or sono, hanno messo in evidenza che le precipitazioni brevi ed intense (che sono le peggiori per produrre frane e fenomeni torrentizi) sono AUMENTATE (almeno in Italia) in corrispondenza alla fase di raffreddamento avvenuta subito dopo la 2aGM.
    E lo stesso fenomeno è stato riscontrato e documentato in altre parti del mondo.
    Oltre al fatto che è ampiamente documentato il fatto che il cosiddetto “dissesto idrogeologico”, in tutte le sue possibili forme e manifestazioni, era decisamente più intenso ed esteso durante la PEG o cmq nei periodi più freddi.

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