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La Rubrica di NIA: A chi conviene di più l’inquinamento? – Parte 1

26 febbraio 2010

questo articolo sarebbe dovuto essere pubblicato in un’unica parte, ma per motivi di spazio che sono sorti durante l’elaborazione è stato diviso in 2 parti che però non sono da vedere come distinte, questo è un ragionamento interamente eseguito sulla domanda che pone il titolo e la 2 parti dovrebbero essere prese intere, per cui se qualcuno non dovesse apprezzare questa prima parte aspetti di leggere la seconda.

Domanda che potrebbe sembrare banale, ma che banale non lo è poi tanto ne tantomeno lo è la sua risposta, perché alla domanda: A chi conviene di più l’inquinamento, la risposta non è così scontata.

Uno risponderebbe senza pensarci che sono le industrie che più ci guadagnano ad inquinare, ma pensandoci bene alle industrie di inquinare o meno non è che interessi molto, allora lo sguardo passa alle multinazionali che comprano o producono materiali dalle industrie, e qui si va più sul profondo.

L’obbietto delle multinazionali, forse qualcuno non se lo è mai chiesto, è quello di vendere un prodotto in numero sempre maggiore con un costo di produzione il più basso possibile, non puntano mica ad inquinare o a fare altro tipo di attività illegali, il loro obbiettivo è il guadagno.

Per fare questo però c’è bisogno di energia, e chi ce la da l’energia al più basso costo disponibile ( considerando sia il costo dell’energia che il costo per utilizzarla )? Le compagnie petrolifere, ovvio.

Il petrolio è tutt’ora l’energia a più basso costo ad oggi disponibile, e addirittura per quei paesi del mondo più poveri è pressoché l’unica e sola fonte di energia disponibile, per cui il suo utilizzo sempre maggiore nel mondo non è da imputare alle multinazionali, nel capitalismo si sa, vince chi spende meno, perché così guadagna di più.

Allora la colpa è di chi tiene il prezzo del petrolio più basso di qualsiasi altra fonte di energia, e il petrolio è in mano alle compagnie petrolifere che creando un monopolio mondiale fanno il prezzo che vogliono alzandolo di un sacco per poterci guadagnare…………..ehi, aspetta, abbiamo detto che le compagnie petrolifere aumentano più del dovuto il prezzo del petrolio, quindi in teoria costerebbe anche meno, allora il problema diventa quello di capire come mai le altre fonti costino di più e non perché il petrolio costi meno.

Si potrebbe dire che le altre energie costino di più perché le stesse compagnie di prima fanno in modo che questo avvenga, ma il modo in cui questo sia possibile mi viene difficile da capire, cioè, chi produce e vende le altre energie se davvero costassero meno non avrebbe problemi a farle pagare ad un prezzo minore considerando che il petrolio costa uguale per tutti anche i costi di produzione per far funzionare le industrie che producono gli strumenti per ottenere le altre fonti di energia sarebbero lo stesso competitivi…………….ehi, aspetta, abbiamo detto che gli strumenti per usufruire delle energie alternative sono costruiti grazie al petrolio, ebbene si, neanche gli stessi produttori usano le loro stesse energie, viene da pensare che un motivo valido ci sia.

Se questo fosse vero saremmo davanti ad un incredibile paradosso, perché i mezzi necessari per sfruttare le energie alternative verrebbero costruiti con l’energia derivante dal petrolio, ed ecco quindi che qualunque sia il prezzo del petrolio esso sarà sempre minore delle altre energie perché parte integrante del loro processo di costruzione, quindi un eventuale maggiore produzione di questi mezzi alternativi non farebbe che arricchire i petrolieri.

Ma c’è un’altra ipotesi, molto più pessimistica.

Questa ipotesi vede le multinazionali del petrolio che sapendo che prima o poi il petrolio finirà corrono ai ripari diventando controllori di quelle industrie che producono i mezzi per ottenere le energie alternative, così da avere un monopolio stabile dell’energia anche una volta finito il petrolio.

Con questa seconda ipotesi tornerebbe tutto, tornerebbe il prezzo eccessivamente alto ( perché un conto è che sia più alto, ma un altro è che costi anche 10 volte tanto ) di queste energie e così una volta finito il petrolio avrebbero di che sopravvivere.

A pensarci vengono pochi dubbi su quale delle 2 ipotesi si avvicinerebbe alla realtà, perché vedrebbe i cosiddetti padroni del mondo cadere sotto le mani di altri una volta finito il petrolio, e con tutti i soldi che hanno difficilmente si lascerebbero morire così facilmente.

Comunque sia tutte e 2 le ipotesi portano in un primo tempo ad un arricchimento continuo dei petrolieri, mentre sul lungo periodo evolverebbero diversamente, portando però entrambe in una situazione dove l’energia costerebbe di più rispetto a prima e dove essa sarebbe in mano ancora una volta a poche “persone” che eserciterebbero un altro monopolio.

Ma chi lo controllerebbe questo monopolio? Nel primo caso le associazioni ambientaliste e nel secondo sempre i petrolieri.

FABIO

  1. nitopi
    26 febbraio 2010 alle 13:07

    Buona la seconda…. 8)

    Comunque delle alternativa praticabili “a petrolio zero”… ci vedo giusto l’eolico…
    Non fosse altro perche … c’era gia’ prima del petrolio 8)

    (e che gia’ ora costa un due volte l’energia fossile … a 10 volte ci arriva il fotovoltaico, che trovo – per ora- impraticabile…)

    Ciao
    Luca

  2. andrea b
    26 febbraio 2010 alle 13:38

    è verissima la seconda ipotesi
    basta leggere su wikipedia della british petrolium

    http://it.wikipedia.org/wiki/BP_(azienda)

  3. andrea b
    26 febbraio 2010 alle 13:41

    BP è leader nella produzione di pannelli solari a seguito dell’acquisizione della Lucas Energy Systems nel 1980 e della Solarex (come parte dell’acquisizione di Amoco) nel 2000. BP Solar possedeva il 20% del mercato mondiale dei pannelli fotovoltaici nel 2004, quando ne produceva annualmente una quantità pari a 90 MW.

  4. 26 febbraio 2010 alle 14:18

    Io aggiungerei una terza opzione. Le societá finanziarie internazionali che stanno lucrando sul mercato finanziario di Chicago (CCX borsa climatica di Chicago) miliardi su miliardi con i Crediti di Carbonio, e i loro derivati, gli stessi derivati che hanno causato l´ultima crisi finanziaria.
    http://www.chicagoclimatex.com/
    http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&mode=page&cntid=990
    http://www.peacelink.it/ecologia/a/9896.html

  5. Mistral 101
    26 febbraio 2010 alle 14:59

    Alle industri inquinare conviene eccome. Così non devono pagare per lo smaltimento dei rifiuti. Con i risicati margini che ci sono oggi, smaltire illecitamente i rifiuti può fare la differenze tra essere in attivo oppure in perdita. E la Camorra ringrazia.

    Le multinazionali poi non hanno neanche bisogno di qualcuno che faccia il lavoro sporco (e’ proprio il caso di dirlo) per loro. Per esempio la Exxon qualche anno fa ha riempito una ex piattaforma petrolifera di veleni e l’ha affondata nell’Atlantico al largo delle coste africane.

  6. nitopi
    26 febbraio 2010 alle 15:22

    Ti pareva…
    Sempre pronte a cercare di guadagnare senza produrre nulla…. 8)
    Poi si formano le bolle ( o sarebbe meglio chiamarle lacune? )
    Ciao
    Luca

  7. nitopi
    26 febbraio 2010 alle 15:23

    della serie “lontano dagli occhi”
    pero’ c’e’ anche la serie “a volte tornano” 8)
    Ciao
    Luca

  8. nitopi
    26 febbraio 2010 alle 15:34

    fatta rapida ricerca dopo aver letto l’ultimo post…
    costo del “credito di carbonio” circa 11$/tonnellata. Costo del carbone.. circa 100$-110$ /tonnellata …
    Uhmmmmmmmm
    Il carbone e’ “prodotto” … il “credito sul carbonio” e’ “bolla” …..
    Quanto puo’ durare???

    Ciao
    Luca

  9. andrea b
    26 febbraio 2010 alle 15:46

    il prezzo è già crollato dal 2005 a 11 dollari la tonnelata a circa 10 centesimi a gennaio 2010

    http://wattsupwiththat.com/2009/10/01/carbon-credit-market-imploding-ccx-now-10-cents-a-tonne/

  10. 26 febbraio 2010 alle 16:41

    Esatto Andrea, ma la legge del mercato dice che se qualcuno perde un altro guadagna. Chi ci ha guadagnato nelle speculazioni borsistiche sui crediti del carbonio?
    Il Senato americano sta aprendo una inchiesta per scoprire chi ha speculato su quello che vengono chiamati Crimini Climatici dato che Al Gore Ha mentito di fronte il Congresso americano. E lí questo é un crimine gravissimo!

    http://www.investors.com/NewsAndAnalysis/Article.aspx?id=522120

  11. giorgio
    26 febbraio 2010 alle 16:43

    200 miliardi di tonnellate di Co2 emesse dall”inizio dell”era industriale fino a oggi.ben 200 miliardi.Una cifra esorbitante.sembrerebbe…..dietro questo numero si nasconde l”inganno.Quanto rappresenta in percentuale nell”atmosfera questo numero?Ebbene e lo o,o1%.Questo e stato il contributo umano.In 150 anni siamo passati dallo 0,03% allo 0,04% di co2.mamma mia.Che cosa dovremo aspettarci in termini di GW?Se la co2 incide per il 2% sull”effetto serra.L”uomo con le sue attivita ha contribuito in misura dello 0,50% sul GW e cioe noi esseri umani abbiamo fatto aumentare le temperature globali di ben 0,004 gradi c.

  12. 26 febbraio 2010 alle 16:55

    Esatto Andrea, ma la legge del mercato dice che se qualcuno perde un altro guadagna. Chi ci ha guadagnato nelle speculazioni borsistiche sui crediti del carbonio?
    Il Senato americano sta aprendo una inchiesta per scoprire chi ha speculato su quello che vengono chiamati Crimini Climatici dato che Al Gore PROBABILMENTE ha mentito di fronte il Congresso americano. E in America questo é un crimine gravissimo!

    http://www.investors.com/NewsAndAnalysis/Article.aspx?id=522120
    http://climaterealists.com/?id=5241

    Al Gore ha chiesto di essere convocato per spiegare e difendere la sua testimonianza precedente alla luce del climagate e dello scandalo delle e-mail e l´ ammissione da parte del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), che la sua quarta relazione di valutazione (AR4) è stata essenzialmente un lavoro di finzione.

  13. blade7674
    26 febbraio 2010 alle 17:33

    non ho capito una cosa ….esempio :non si può costruire una industria che venga alimentata con pannelli fotovoltaici e che sua volta produca pannelli fotovoltaici ?

  14. blade7674
    26 febbraio 2010 alle 17:56

    …………aggiungo ………….il prezzo di qualsiasi cosa è stabilito dalla più semplice legge di mercato è cioè dal rapporto della domanda con l’offerta…e non dai petrolieri che decidono quale prezzo deve valere il petrolio…..proviamo a fare un esperimento mettiamoci tutti d’accordo e da domani in italia non si potrà girare più in macchina ma solo in bicicletta ….scommettete che il costo della benzina crollerebbe??????? certo sicuramente …..ma crollerebbe anche il mercato anche delle automobili …..quindi aumenterebbe la disoccupazione ….più disoccupazione più povertà ….meno consumi…e questo andrebbe a gravare su gli altri consumi sia primari che secondari…..in fondo se noi smettiamo di inquinare in realtà ci facciamo del male in un altro modo…si sicuramente avremo un aria più pulita di che respirare ma bisogna anche nutrirsi in questo mondo e senza soldi oggi come oggi non vai tanto lontano…..quindi grazie petrolieri che ci fate vivere e ci permettete di inquinare…….

  15. ice2020
    26 febbraio 2010 alle 18:08

    un conto è l’inquinamento delle nostre città, un conto è pensare che siano gli idrocarburi la cuasa dei cambiamenti climatici…

    Ben venga l’aria più pulita ed un aumento della boschività, ma che questo diventi un disorso globale, provocando una reazione a catena sulla nstra economia che tu spieghi benissimo…beh ce ne corre…

    NON SIAMO NOI AD AVER PROVOCATO QUESTO GW, CHE TRA L’ALTRO E’ STATO AMPIAMNETE INGIGANTITO CON TRUCCHETTI TIPO LA MAZZA DA HOCKEY!

    Simon

  16. blade7674
    26 febbraio 2010 alle 18:28

    …………è qui il punto finchè diremo “non siamo noi” fidati non cambierà mai niente mentre quando l’umanità intera o per lo più la maggioranza dirà “siamo noi” “è colpa mia” allora si che si potrà cambiare ……tutti gli uomini fanno i propri interessi e io se fossi un petroliere farei le stesse cose ….vendo elettronica dalla mattina alla sera e la gente ha in casa 5 cellulari 4 televisori almeno un pc internet e chi ne ha più ne metta ….se a qualsiasi di noi chiedessimo rinunci a tutto questo per un mondo migliore la gente ti riderebbe di dietro e ti rispoderebbe “….macchè non sono io che inquino con queste piccole cose che ho in casa quindi non vedo il motivo perchè devo rinunciare…”siamo troppo ricchi e abbiamo tutto viviamo troppo bene è difficile tornare indietro troppo difficile………………”È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”

  17. Pierluigi
    26 febbraio 2010 alle 18:35

    C’e’ un aspetto, nel ciclo produttivo del petrolio, che pochi valutano, eppure e’ il piu’ interessante di tutti.
    Una volta estratto il petrolio, questo viene raffinato, e frazionato in idrocarburi dal peso molecolare sempre minore.
    Alla base c’e’ lo scarto, pesante, poi via via idrocarburi sempre piu’ leggeri, quindi in cima il derivato piu’ pregiato, la benzina.
    Ora accade che le percentuali di cio’ che si ottine varino in relazione al tipo di petrolio: petroli piu’ leggeri, piu’ pregiati, forniscono percentualmente una maggiore quantita’ di benzina, richiedendo anche meno energia per fare cio’.
    Comunque fondamentalmente il derivato del petrolio piu’ importante in assoluto, quello su cui si regge l’intera industria estrattiva, e’ un derivato piuttosto pesante, e cioe’ l’OLIO COMBUSTIBILE.
    Fondamentalmente, lo scopo dell’intera industria del petrolio e’ la produzione di olio combustibile, e tutto il resto, gasolio, nafta, benzina, catrame, ecc. ecc., sono derivati.
    Il driver della domanda e’ l’olio combustibile: cioe’ il prezzo del petrolio non lo determina la quantita’ di benzina utilizzata, lo determina la quantita’ di olio combustibile che il mercato richiede.
    L’olio combustibile serve ad alimentare le centrali elettriche.
    Ora avviene -per magia 😛 – che non si verifichi nessun surplus di produzione in nessun altro derivato del petrolio.
    MI SPIEGO MOLTO CHIARAMENTE: se oggi i motori a scoppio consumassero il 50% di quanto consumano, ci sarebbe un surplus del 50% nella produzione di gasolio e benzine. Parte sarebbe probabilmente assorbita dal mercato (prezzi leggermente piu’ bassi, quindi piu’ consumi – tenete presente che le tasse incidono sul costo dei carburanti per circa il 90%, vado a memoria e potrei sbagliare ma non di molto), ma parte avanzerebbe e occorrerebbe stoccarla o trovarne un utilizzo.
    E se i motori consumassero il 30% di oggi?
    Stesso scenario, ancora peggiore (per le aziende estrattive).
    Ora, se fate una ricerca sull’ufficio brevetti americano, troverete CENTINAIA di brevetti di carburatori che riducono i consumi del 30%, 50% e anche 70%.
    Questi carburatori, almeno uno di questi, hanno trovato impiego solo per brevissimi periodi di tempo (seconda guerr mondiale) in ambito militare, quando c’erano problemi seri di approvvigionamento di carburanti.
    In sostanza, l’industria petrolifera DETERMINA quanto debbano consumare i motori delle autovetture.
    Meditate gente, meditate 🙂

  18. luca
    26 febbraio 2010 alle 20:00

    cavalli biciclette e gambe…i mezzi del futuro….

  19. fabste2008
    26 febbraio 2010 alle 20:03

    come avrò gia detto mille volte secondo me, tempo al tempo la natura sistema tutto, non sono catastrofico anzi sono molto ottimista 🙂 🙂 :), la natura se ne strafrega di noi, vorrei solo che fossimo davvero capaci ad inquinare, almeno potremmo dire, la natura non ci può fare del male, ma non è così, purtroppo no è così, lo so che è demoralizzante, ma siamo delle piccole formiche, basta poco per schiacciarci tutte, e i soldi non salvano statene certi, comunque rimango della convinzione che siamo ancora in tempo di cambiare, e anche la natura non è così impulsiva, come tutti fanno vedere, non è che da un giorno all’altro cambia il mondo, ma a piccoli passi

  20. 26 febbraio 2010 alle 21:23

    Come accennato sopra i senatori americani sono ormai convinti che quest´anno non sará emanata dal Congresso nessuna legge contro il Riscaldamento Globale, e in questa maniera é giá compromesso un eventuale accordo a Cittá del Messico.
    Notizia Reuters:
    http://www1.folha.uol.com.br/folha/ambiente/ult10007u699450.shtml

    Il fatto é che gli americani sono sempre meno convinti dell´AGW e che i soldi servono per la riforma sanitaria e non per le fantasie di alcuni illusi.

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