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Limiti della dendroclimatologia

25 marzo 2010

La dendroclimatologia è una branca della paleobotanica, che ricostruisce  il clima passato sulla base sopprattutto di studi riguardanti la dendrocronologia cioè l’analisi degli anelli di sviluppo delle piante.

Attraverso l’analisi degli anelli d’ accrescimento dell’albero si possono ricostruire piovosità, temperature, umidità di una data zona. La formazione di un anello  è legato ad esempio a  fasi di stress come la siccità, che ne riducono lo sviluppo.

Nell’effettuare uno studio di dendrocronologia si confrontano  le sequenze anulari di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo di tempo (cross-dating). L’esempio di cross-dating  è nella figura sottostante in cui anelli di crescita di piante esistenti si sovrappongono a legnami usati in fabbricati e a resti di legno. Questo processo permette una ricostruzione dendrocronologia di parecchi secoli.

Cliccare immagine per ingrandire

Spesso è stata data una valenza globale ad alcuni lavori scientifici  (ad esempio l’ hockey stick). Invece sia la dendroclimatologia  che la dendrocronologia presentano moltiplici limiti e problematiche che rendono difficile una ricostruzione precisa del clima a livello mondiale .

Limiti  e problemi degli  studi  dendrocronologici e della  dendroclimatologia

Per eseguire uno studio di dendrocronologia deve esistere una netta distinzione tra la stagione estiva e invernale per favorire nella pianta  uno sviluppo di un anello di accrescimento facilmente visibile. Se durante la primavera sono presenti dei ritorni di freddo oppure in autunno si creano di freddi intensi e precoci la pianta può sviluppare un falso anello. Inoltre non si possono fare studi di dendrocronologia in zone equatoriali dove la mancanza di variazioni stagionali provoca negli alberi l’assenza di  anelli di accrescimento. Gli studi  di dendroclimatologia hanno anche  il grosso limite di non considerare le zone oceaniche. Quindi escludendo le zone equatoriali, e gli oceani rimane meno di un terzo della superficie globale interessato dagli studi di dendrocronologia.

Esiste anche il  problema della risoluzione dell’anello: la pianta entra in forte stress  e per superarlo necessita a volte di diversi anni in cui lo sviluppo dell’anello sarebbe rallentato.

Gli studi di dendrocronologia ci segnalano l’andamento dell’ambiente in condizioni di vegetazione (fra primavera, e autunno) mentre risulta impossibile avere informazioni dell’andamento delle temperature e delle precipitazioni nel periodo invernale in quanto le piante sono in riposo vegetativo.

Negli studi di dendrocronologie ci si basa sul principio che alberi  della stessa specie legnosa, viventi nella medesima area geografica, producono nello stesso periodo di tempo serie anulari simili, ma a mio avviso sono sufficienti piccole variazioni genetiche e  pedoclimatiche a indurre uno sviluppo differente delle piante. Un esempio di variazione genetica è che all’interno della stessa specie legnosa possono svilupparsi ecotipi maggiormente resistenti agli stress ambientali (esempio siccità).  Un esempio di variazione pedo-climatica è dato dalla natura del terreno sabbioso oppure argilloso in cui la pianta si trova a crescere che danno una risposta differente per nutritivi (azoto, fosforo, potassio, ecc) e disponibilità d’acqua.
Un’altra problematica è dovuta alla considerazione dei fattori di crescita (precipitazioni, umidità, temperature) da un punto di vista lineare al crescere del fattore aumenta lo sviluppo dell’anello; nella realtà  questo è vero solo fino ad un certo limite al disopra del quale si possono avere effetti non lineari (eccessi di precipitazioni che ristagnando sul terreno portano la pianta in stress).
Infine esiste il problema della divergenza delle temperature osservate e quelle ricavate dagli anelli degli alberi. Dal 1950  valori strumentali e gli studi di dendrocronologia hanno mostrato delle divergenze nella ricostruzione del clima.

Twenty-year smoothed plots of averaged ring-width (dashed) and tree-ring density (thick line), averaged across all sites, and shown as standardized anomalies from a common base (1881-1940), and compared with equivalent-area averages of mean April-September temperature anomalies (thin solid line). From Briffa, K. "Trees tell of past climates: but are they speaking less clearly today?", Proceedings of the Royal Society 1998

Spero di aver chiarito perché ritengo che certe ricostruzioni fatte con gli anelli degli alberi non possano avere una valenza globale ed essere valide nella ricostruzione del clima nel periodo attuale.

Andrea B.

Categorie:Uncategorized
  1. ice2020
    25 marzo 2010 alle 12:42

    I miei complimeni andrea, un articolo chiaro su un argomento che io sinceramente conoscevo poco!

    E che dimostra come sia dura la ricostruzione della temp nei millenni passsati, se poi a ciò ci vai anche ad aggiungere la mega truffa dell’Hockey stick…

  2. 25 marzo 2010 alle 13:45

    Grazie ad Andrea perché mi ha dimostrato ancora una volta che non si finisce mai di imparare.

  3. sbergonz
    25 marzo 2010 alle 16:26

    Molto molto interessante, per me. Strano negli ultimi 30-40 anni il discostamento tra temperature medie ed accrescimento degli anelli nel grafico.
    Mi viene in mente il mio povero maestro di elementari che più di trent’anni fa (esattamente all’inizio dello scollamento del grafico) era preoccupato per i cambiamenti climatici indotti non dalla CO2 ma dal disboscamento umano e dalla urbanizzazione. Il clima secondo lui avrebbe perso la mitezza per colpa della scomparsa dei microclimi locali dovuta all’esposizione maggiore ai venti continentali ed oceanici per mancanza delle barriere naturali rappresentate dalle foreste. Il disboscamento era il vero “flagello di Dio” climatico.

  4. giorgio
    25 marzo 2010 alle 16:29

    Bell”articolo Andrea.Beh in fatto di divergenze si puo notare come mentre fino al 1975 le linee piu o meno corrispondono dopo e in particolare dagli anno 80 cominciano ad evidenziarsi le incongruenze.E un caso anche questo? Ma che strano si batte sempre lo stesso chiodo!!!1

  5. Alessio
    25 marzo 2010 alle 17:23

    ha ragione Sand.. ed aggiungo,non si finisce mai di stupirsi di quanto sia bello imparare…

  6. Alessio
    25 marzo 2010 alle 17:32

    solo un OT, ma non trppo, incredibile…

    http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

    hanno messo per ieri 24/03 SN 14 e Regioni 1..mah

    e per oggi confermano..ma senza troppo attendere..

    Il sidc propone parametri simili per oggi

    http://www.swpc.noaa.gov/alerts/solar_indices.html

  7. Andrea b
    25 marzo 2010 alle 17:36

    è strano perchè il dato che è registrato nell’attuale quarto è quello di ieri sera 27 con area a 250
    2010 03 24 84 27 250 0 -999 A4.8 0 0 0 0 0 0 0
    http://www.swpc.noaa.gov/ftpdir/indices/quar_DSD.txt

    il sidc propone un 17
    http://sidc.oma.be/products/meu/index.php
    TODAY’S ESTIMATED ISN : 017, BASED ON 11 STATIONS.

  8. giorgio
    25 marzo 2010 alle 17:43

    attivita molto modesta nonostante la 1057.Ennesima delusione per gli amanti delle esplosioni solari.Behind che preannuncia riposo http://www.persicetometeo.com/public/popup/stereo_behind.htm

  9. Alessio
    25 marzo 2010 alle 17:43

    magari è un chiaro simbolo del tarocco…mah

  10. andrea b
    25 marzo 2010 alle 18:43

    vao un attimo OT e vi segnalo un ottimo post sul ghiaccio artico ancora nel dev standar e in crescita

    http://wattsupwiththat.com/2010/03/25/arctic-sea-ice-continues-to-rise-past-the-normal-peak-date/

    effetto albedo aiuta il ghiaccio un po male per l’antartico ma ancora all’interno della deviazione standard di 2 sigma

  11. Alessio
    25 marzo 2010 alle 18:57

    impressionate l’immagine di confronto 1980-2010 parla da sola… e l’italia con le sue alpi fa la sua bella figura!!

  12. 25 marzo 2010 alle 18:59

    Come avevo scritto tempo fa l´anomalia antartica ha dato molto fastidio ai climatologi e che quindi era necessario far vedere quest´anno che l´antartico si sta sciogliendo e che le temperature saranno in forte rialzo al polo sud.
    L´antartico sicuramente quest´anno avrá la minima estensione dei ghiacci della storia umana cosí come l´anno 2010 avrá tutti i mesi piú caldi e sará l´anno piú caldo per l´umanitá. TUTTO SECONDO COPIONE!! Il dopo Copenaghen sta facendo vedere la rabbia dei climatologi serristi dell´AGW che dopo tanti sforzi per conseguire i loro finanziamenti miliardari si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.

  13. Alessio
    25 marzo 2010 alle 19:11

    sono Ciganos…

  14. 25 marzo 2010 alle 19:20

    Davvero bella l’immaggine andrea…è stupefacente…ci vorrebbe un commentuccio da parte del nostro bora…..

  15. giorgio
    25 marzo 2010 alle 19:25

    Si gioca sempre con quello che piu conviene.L”Artico recupera vistosamente e…..silenzio.Copertura nevosa record!!e…..silenzio.L”Antanrtico perde qualcosa e……..mamma mia ragazzi che disastro. GUARDATE LE VOSTRE EMISSIONI COSA PROVOCANO!!!!.Ovviamente le loro fatte in in Danimarca con Limusine di lusso e hotel a 5 stelle con caviale non sono rilevanti.Noi dobbiamo ridurre loro ovviamente no!!Se facessero qualche scoreggia in meno quando mangiano il caviale forse ridurrebbero le emissioni di metano.Gas serra per eccellenza.

  16. nitopi
    25 marzo 2010 alle 19:51

    Bell’articolo, complimenti. Oggi sono stato molto occupato e non sono riuscito a leggerlo…

    Ciao
    Luca

  17. nitopi
    25 marzo 2010 alle 19:53

    Sia a nord che a Sud… siamo rientrati nel 2Sigma… AMPIAMENTE NELLA NORMA::::

    Ciao
    Luca

  18. Karlo
    26 marzo 2010 alle 00:27

    Entro nel merito della dendrocronologia perché faccio il falegname da 35 anni.
    E’ vero, vi è una notevole differenza tra il legno “di una volta” e quello di oggi, almeno nei prodotti commerciali. Ciò è dovuto al fatto che oggi in molti paesi è vietato tagliare i boschi in maniera indiscriminata: il bosco “da taglio” viene quindi coltivato e non semplicemente lasciato crescere: viene concimato, tenuto pulito, difeso dal fuoco: i fusti giovani vengono trattati con cura perché da questi viene il rinnovo del bosco.
    Il risultato è che gli alberi crescono più in fretta con una “pasta” meno densa e con meno difetti (i difetti del legno sono le reazioni della pianta a tutte le avversità: un altro albero che si appoggia a un altro, gelate, la crescita su un forte pendìo, fuoco…)
    Sarebbe interessante sapere se le ricerche sono state fatte su alberi cresciuti in boschi “da taglio” (e la mia spiegazione funzionerebbe) o in boschi non coltivati (e non funzionerebbe). Propendo per la prima ipotesi per due motivi:
    1) non credo che gli scienziati sappiano qualcosa degli aspetti commerciali di un bosco;
    2) per tagliare un albero in un bosco selvatico occorre l’autorizzazione di Dio in persona, e non è detto che basti.

  19. andrea b
    26 marzo 2010 alle 03:51

    Oltre al taglio possono ricavare delle informazione sugli anelli usando un particolare SUCCHIELLO DI PRESSLER HAGLÖF che permette di ricavare una carota del legno senza eseguire il taglio dell’albero.
    In generale il discorso fila un bosco in climax cioè vergine non influenzato dall’uomo è una rarità.

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