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Popolo di NIA: In QUANTI SIAMO? (LUGLIO CHIUDE A 16.1 PER IL SIDC!)

31 luglio 2010 117 commenti

Entro breve NIA si trasferirà in un’altra piattaforma, qui potete vedere l’abbozzo del nuovo sito che come grafica rimarrà uguale a come è adesso:

www.daltonsminima.altervista.org

ma che offrirà la possibilità di avere dei servizi che l’attuale piattaforma non ci può garantire, tra cui quello di poter far iscrivere al nuovo data base un numero illimitato di utenti, cosa che ci consentirà , una volta attivata l’opzione che permette di lasciare i messaggi ai soli iscritti a NIA, di eliminare i cosidetti Troll, che ultimamente come vi sarete accorti stanno infestando il blog (ed è inutile che vi citi chi sia il capostipite di codesta specie, perchè il signore in questione ormai lo conoscete tutti).

Ovviamente però, una volta attivata tale funzione, semplice e veloce da eseguire ed assolutamente gratuita, si rischia che molti che già non hanno il coraggio di scrivere ora, vengano ulteriormente scoraggiati nel farlo, perchè magari semplicemente non hanno voglia di perdere 2 minuti per l’iscrizione.

Quindi ho pensato di aprire questo td  per chiedervi se innanzitutto siete d’accordo con questa iniziativa in modo da eliminare una volta per tutte i troll, e poi per vedere quanti siamo, una sorta di censimento di NIA, perchè credo che tale progetto abbia un senso solo se i potenziali iscritti (quindi chi ha intenzione di commenatre i nostri articoli ed intervenire quindi nei vari dibattiti del blog) siano sufficientemente numerosi.

Per favore rispondete numerosi, questo td rimarrà in prima pagina anche per tutta la giornata di domani.

Simon

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Categorie:Uncategorized

CONOSCENZE BASE DEL SOLE 1) Caratteristiche generali.

31 luglio 2010 50 commenti

Proprietá globali

Il Sole é la stella piú vicina a noi ed é delle centinaia di migliaia che esistono nella nostra Galassia. Il Sole “costituisce il “centro” del nostro Sistema Solare intorno al quale girano tutti i pianeti che lo costituiscono, inclusa la Terra, comete e asteroidi. Il Sole, non solo governa questi movimenti orbitali come, data la sua vicinanza, é il responsabile per la vita sulla Terra, che senza l´astro, sarebbe manifestamente impossibile.

IL SOLE


Occupando una posizione media in un braccio della spirale, con circa 8,5 mil persecs (30 mila anni luce) dal centro galattico, il Sole ha come vicina piú prossima, ad una distanza di 4,3 anni luce la stella Próxima Centauri, con cui partecipa nel movimento di rotazione di rotazione delle stelle attorno alla Galassia: ad una velocitá di 250 km/s, completa una rivoluzione in circa 200 milioni di anni.

Il Sole nel sistema solare in una rappresentazione artistica

Localizzazione del Sole nella Galassia in una rappresentazione artistica mostrando la posizione del Sole nella Via Lattea con differenti viste

Dovuto alla sua situazione nella Galassia, alla sua fase di evoluzione, alle sue dimensioni e luminositá, il Sole si presenta come una normalissima stella con dimensioni medie e con circa 4,5 miliardi di anni di “vecchiaia” (circa la metá del suo tempo previsto di vita), essendo classificata come una stella nana di classe spettrale G2 e le cui caratteristiche sono le seguenti:

Massa: M = 1,989 x 10^30 kg

Raggio equatoriale: R = 695 000 km

Densitá média: r = 1409 kg/m3

Densitá al centro: r = 160 000 kg/m3

Distânza dalla Terra: 1 UA = 1,496 x 10^8 km

Luminositá: L=3,9×10^26watts=
=3,9×1033 ergs/s

Temperatura efettiva: Tef = 5785 K

Temperatura al centro: Tc = 15 000 000 K

Magnitudine assoluta bolométrica: Mbol = 4,72

Magnitudine assoluta visuale: MV = 4,79

Tipo spettrale e classe di luminositá: G2 V

Índici dei colori: B-V=0,62
U-B=0,10

Composizione chimica principalel: (% nº)
Idrogéno = 92,1 %
Elio = 7,8 %
Ossigéno = 0,061 %
Carbonio = 0,030 %

Composizione chimica principale (% massa):
Idrogéno » 73 %
Elio » 25 %
elementi piú pesanti » 2%

Período rotazionale: all´equatore 25 giorni
nei poli 36 giorni
all´interno 27 giorni

Per avere piú concreta delle dimensioni del Sole, il diametro equatoriale del Sole (1.392.400 km) equivale a circa 109 volte il diametro della Terra e il suo volume 1,41 x 1027 m3 é di 332.830 terre.

Dimensione comparativa del Sole con le altre stelle conosciute. Questa immagine comparativa delle dimesioni del Sole con le altre stelle conosciute, permette di farci precepire perché il Sole é classificata come una stella Nana.

Dala sua nascita, quasi la metá dell´idrogeno esistente nel suo nucleo giá é stato consumato nella produzione di energia che irradia.

Dimensioni relative del Sole e della Terra. In questo montaggio. approssimativamente in scala, é possibile comparare le dimensioni realative del Sole e della Terra.

Per essere una stella di caratteristiche medie, ci vorrà altrettanto tempo (4,5 miliardi di anni) per trasformare il restante idrogeno in elio, dopo passerá per radicali cambiamenti con un grande aumento della temperatura e una diminuzione della luminositá, con conseguente distruzione della Terra e la formazione di una nebulosa planetaria.l

La nebulosa planetária "Occhio di gatto" - NGC 6543 La morte di una stella di massa identica a quella del Sole risulta nella formazione di una nebulosa planetaria.

SAND-RIO

Categorie:CONOSCENZE BASE SOLE Tag:

La prossima NIÑA fará cadere le temperature globali?

30 luglio 2010 104 commenti

L´ultimo Niño é stato forte, anche se non da record come avrebbero desiderato i talibani serristi, ma  é stato abbastanza forte da causare un aumento nelle misurazioni delle temperature globali. Ma il Niño é ormai storia passata, mi dispiace per la loro religione che affermava che le temperature oceaniche avrebbero dovuto continuare ad aumentare con un fenomeno Niño dietro l´altro. Invece le temperature del Pacifico centrale stanno continuando ad abbassarsi come mostrano le due immagini seguenti:


Adesso la maggior parte dei modelli prevedono una condizione di Niña, cioé con una temperatura inferiore ai 0,5°C nelle zone dell´Oceano Pacifico equatoriale. La Niña si é ormai sviluppata uffucialmente e continuerá fino alla fine del 2010 per proseguire anche nei primi mesi del 2011 provocando un brusco raffreddamento delle temperature globali.

Le temperature a 100 Mt. di profonditá indicano un forte raffreddamento che potrebbe tradursi in una Niña di eccezionale forza.

Nello schema sotto possiamo vedere quali siano le previsioni dei vari modelli.

La velocitá con cui si svilupperá la Niña sará fondamentale per decidere se il 2010 sará l´anno piú caldo di sempre, come vorrebbero i serristi anche cercando sempre di taroccare i dati, e quindi piú caldo del famoso anno 1998, come hanno deciso i vescovi della chiesa del Global Warming Antropogenico dell`Hadley Center britannico, l´Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e i dati satellitari dell´UAH.
Vediamo quali sono le condizioni che si sono sviluppate fino ad ora nelle varie zone ENSO:

E le anomalie delle temperature del Pacifico equatoriale nella settimana terminata il 27 luglio:

Nel corso di un fenomeno Niña, come sappiamo, gli alisei nel Pacifico equatoriale occidentale sono piú forti del normale e spingono le acque fredde, che sono normalmente sotto le coste dell´America sud centrale, verso occidente e verso tutta la zona equatoriale. L´acqua piú fredda si traduce direttamente in temperature globali piú fredde, cosí come con il Niño le acque piú calde si traducono direttamente in temperature globali piú calde.
L´ultimo Niño paragonabile a quello di quest´anno é stato proprio quello del 1997/1998 e anche in quel caso seguí una fase di Niña che cominció a svilupparsi a metá del 1998 ed é rimasto persistente fino all´inverno del 2000.
Secondo l´istituto di scienza marina e terrestre giapponese le condizioni di Niña ormai in fase di sviluppo potrebbero durare per un periodo piú lungo del normale.
Se la storia si ripete, non solo il 2011 sará molto piú fresco del 2010, ma tale condizione potrebbe estendersi al 2012.

L´immagine sopra mostra la loro previsione delle temperature globali con le anomalie tra dicembre 2010 e febbraio 2011. Si nota come questa previsione mostri un raffreddamento molto piú accentuato del normale per il periodo considerato.
Anche da quest´altra previsione del sistema climatco brasiliano possiamo vedere la loro previsione fino al marzo 2011 con ancora evidente la fase di Niña.

Infine vediamo l´indice SOI al 19 luglio, ricordo che un indice SOI positivo +8 indica un avvento della Niña mentre un indice SOI negativo a -8 indica un evento Niño e i valori tra +8 e-8 indicano una fase neutra.

Penso che questo sviluppo della Niña merita di essere seguito mese dopo mese e vedere cosí come le temperature globali potrebbero scendere, anche se ho qualche dubbio perché la lobby affaristica del GW cercherá di trovare qualche zona disabitata del globo terrestre per dichiarare che lí le temperature sono schizzate in alto come mostreranno le loro mappe rosso fuoco. Sará la Mongolia o l´Africa equatoriale o il centro dell´Australia o la Bolivia e il nord Canadá o qualche zona della Siberia, o in Groenlandia o a casa loro, ma state certi che lí vedrete temperature da altoforno con impressionanti macchie rosse.
La loro teoria non puó morire a causa di una bambinella innocente…. LA NIÑA.

SAND-RIO

Aspettare prima di trarre conclusioni, ma fino a quando?

29 luglio 2010 67 commenti

Qui su NIA è una delle frasi preferite, sicuramente quella che in questi 2 anni abbiamo detto più volte.

Ma su una cosa non abbiamo mai chiarito, fino a quando dovremo aspettare?

Bisogna subito dire che se noi non abbiamo mai detto un limite è perchè esso non c’è, dipende tutto da come si comporterà il sole nei prossimi mesi, sappiamo bene come anche gli esperti si sono ritrovati a posticipare sempre più l’inizio del Ciclo 24, noi quindi ci siamo adattati spostando in avanti il termine ipotetico del periodo di attesa.

Il Ciclo 24 è partito parecchi mesi fa e ci aveva dato l’impressione di poter chiudere la questione minimo e di analizzare la risalita verso il massimo, terminando quindi le attese per la ripartenza, visto che essa, spesso lineare e costante non crea un interessamento di tipo evolutivo ma solo di tipo quantitativo.

Come invece ben sappiamo ci troviamo ancora in una fase di stallo, il SF dopo aver superato gli 80 è andato calando per un bel po’ di tempo e ancora adesso ci troviamo sotto gli 80, valore che da sempre qui su NIA avevamo definito come segno di attività solare non più bassa, e la risalita ci pare ben lontana da poter essere definita, ci tocca quindi aspettare ancora e come tutti neanche noi sappiamo fino a quando.

Proprio per questi motivi ho deciso di scrivere qualche riga su questa questione, da fuori potrebbe sembrare quasi una presa in giro e non lo è di certo, ovviamo tutti i dubbi e chiariamo il concetto:

Il Minimo solare tutt’ora non può dirsi concluso al 100%, abbiamo definito la patenza del Ciclo 24 ( e quindi fine del minimo ) con il superamento continuo del SF del valore di 80, aggiungendoci poi un aumento di tale valore continuo.

La fase di risalita è quella più breve in un ciclo solare, dura intorno ai 4 anni, ma può durare anche meno, per questo quindi rappresenta una crescita costante e continuativa dell’attività solare, non rappresentando motivo di interesse, se non quando ci si ritrova alla fine del suo percorso e si deve analizzare quale sarà l’intensità del massimo, sarà allora che partirà il nuovo “periodo di attesa”

Bisogna però dire che questo Ciclo 24 ha tutta l’aria di essere un ciclo debole e molto particolare, la sua risalita potrebbe quindi essere atipica e mostrare continuamente periodi di discesa anche in questa fase, arrivando quindi ipoteticamente ad unire le 2 “fasi di attesa” rendendole praticamente infinite.

A noi tocca, e sembra uno scherzo detto adesso, solo aspettare, perchè sarà solo il Sole a decidere quando finirà l’attesa.

FABIO

Sondaggi nei ghiacci (2 parte)

28 luglio 2010 26 commenti

Per determinare i cambi termici avuti durante le ultime glaciazioni in Antartide e Groenlandia, si analizza il frazionamento isotopico dell´ossigeno, dell´idrogeno e dell´azoto che le bolle di aria della neve che si deposita anno dopo anno conserva nelle varie cappe di ghiaccio al loro interno.
Ossigeno nel ghiaccio
Il frazionamento 18 O/ 16 O degli isotopi dell´ossigeno del ghiaccio e in rapporto con la temperatura atmosferica nella quale si é condensata e precipitata con la neve.
Le molecole di acqua pesante (H218O) tendono a evaporarsi dal mare con maggiore difficoltá, a condensarsi prima e a addentrarsi meno nei continenti rispetto alle molecole di acqua normale che sono piú leggere (H216O). Questa proprietá si acuisce con il freddo. Le anomalie del frazionamento del 18O/16O del ghiaccio (δ18O) si comparano con un campione di acqua oceanica. I valori di δ18O del ghiaccio sono sempre negativi, tanto nelle glaciazioni che nei periodi interglaciali giá che la parte 18O/16O dell´acqua di mare é sempre superiore a quella della neve precipiatata nella terraferma. Indicano più freddo quanto piú sono negativi.


Oggi possiamo provare che addentrandosi dalla costa verso l´interno della Groenlandia la temperatura diminuisce e il valore δ18O della neve superficiale anch´essa diminuisce. La diminuzione di δ18O é di un 1 ‰ per ogni por cada tratto in cui la teperatura si abbassa di 1,5°C. (In Antartide i rapporti sono un poco differenti). Usando queste relazioni come un paleotermometro, si puó calcolare teoricamente le temperature che c´erano quando si accumularono le successive cappe di ghiaccio. Le attuali relazioni tra cambio di temperatura e frazionamento isotopico non sono cambiati durante i vari cicli glaciali. Peró i calcoli rimangono un poco approssimati perché occorre tenere presente diversi aspetti climatologici. E cioé:

a) Il frazionamento isotopico della neve dipende piú della temperatura in altura, (lí si condensa il vapore acqueo) piuttosto della temperatura superficiale. Pertanto in caso di inversione termica, (frequenti in Antartide e Groenlandia, la temperatura al suolo sará stata molto piú fredda di quello che indica il valore di δ18O del ghiaccio.

b) Vi sono diverse temperature di condensazione se la neve cadeva in autunno e primavera rispetto a quella caduta in inverno. Ci possono essere stati delle modificazioni delle precipitazioni e per tanto l´evoluzione di δ18O possono non indicare correttamente l´evoluzione delle temperature medie annuali.
c) Ci possono essere stati variazioni nelle provenienza delle masse di aria che arrivarono ai manti ghiacciati e nella loro traiettoria che hanno seguito dal punto di evaporazione fino al punto della precipitazione e che puó avere una chiara influenza nel valore finale di δ18O.

In definitiva questo metodo dell´ossigeno ci indica la tendenza al riscaldamento o al raffreddamento ma é poco preciso per quanto riguarda le temperature.

Idrógeno del Ghiaccio
Come l´ossigeno nell´acqua puó essere pesante e leggera, anche l´idrogeno é al 99,99% di tipo leggero (H) peró vi é un 0,01% di idrogeno, chiamato DEUTERIO, (D) che pesa il doppio giá che contiene nel suo nucleo un protone e un neutrone.
Quando le molecole di ghiaccio contengono uno o due di quest idrogeni pesanti queste molecole sono piú pesanti rispetto alle molecole di ghiaccio che contengono idrogeno leggero.
Le variazioni di δ18O di δD non sono coincidenti. E precisamente le caractterístiche di queste differenze, che si chiama curva di eccesso del Deuterio, ci danno informazioni sulle variazioni termiche, sulla umiditá, e sulla superficie del mare da dive provengono tali molecole. (Vinneux, 1999).

L´ossigeno atmosferico intrappolato nel ghiaccio.
L´aria atmosferica e l´acqua di mare interscambiano i loro atomi di ossigeno in cicli che durano tra i 2000 e i 3000 anni attraverso i processi di fotosintesi e di respirazione del plancton. Durante questi cicli si finisce arricchendo di O18 l´ossigeno dell´atmosfera, cosí che il valore di δ18O dell´aria é superiore di un 23,5 ‰ al valore di δ18O dell´acqua oceanica. Quindi con un disfasamento temporale di alcuni millenni l´ossigeno atmosferico soffre un cambiamento nel suo frazionamento isotopico come quello sofferto nell´ossigeno del mare. Per questo, le variazioni di δ18O del carbonato cálcico dei foraminíferi marini, che dipendono dalla variazione di δ18O dell´acqua dell´oceano, si collegano positivamente con le variazioni di δ18O dell´atmosfera.

Allora, le variazioni di δ18O del carbonato di calcio dei foraminíferi marini dipendono dal contenuto isotopico di O18 dell´acqua marina (che a sua volta dipende dalla massa di ghiaccio accumulata nel continente e sottratta al mare) e anche dalla temperature delle acque in cui si formano le loro conchiglie. Grazie a queste analisi é possibile separare i cambi di temperatura dell´acqua di mare dai volumi di ghiaccio che si sono accumulati nei continenti dell´Antartide e della Groenlandia.

Isótopi di azoto
Un effetto dei cambi di temperatura nella colonna di ghiaccio é il frazionamento degli isotopi di azoto 15N/14N, e dell´ argon, 40Ar/36Ar, nell´aria. Dovuto ad un principio di diffusione termica possono identificarsi cambi rapidi di temperatura giá che i tali gas si distribuiscono in accordo con la loro massa quando esiste un gradiente di temperatura nella colonna in cui si trovano.Normalmente vi é un arricchimento del gas piú pesante nella parte piú fredda, e viceversa. Una deviazione dell´azoto pesante δ15N di 0,02‰ corrisponde a una diferenza di 1ºC .

Dagli studi recenti del frazionamento dell´azoto dell´aria intrappolato nei ghiacci della Groenlandia si é dedotto che i cambi di temperatura nei diversi periodi dell´ultima glaciazione furono molto piú rapidi di quanto si pensasse solo con le analisi degli isotopi dell´ossigeno nel ghiaccio. Con il metodo dell´azoto si evitano le distorsioni che si hanno col metodo dell´ossigeno dovute ai cambi dell´origene della fonte di umiditá e nella stagionalitá delle precipitazioni.

SAND-RIO

IL CENTRO DI MASSA DEL SISTEMA SOLARE e IL SUO MOTO (Dal ciclo a trifoglio ad un ciclo irregolare: la via per comprendere i minimi solari)

27 luglio 2010 41 commenti

Prima di addentrarsi nella trattazione volevo dare un breve consiglio a tutti lettori di NIA.

Quello di leggersi un precedente lavoro pubblicato dall’ottimo Andrea B dal titolo “Landscheidt Osservazioni sul Momento Angolare del Sistema Solare: Deep Minimum approach? “ per il semplice motivo che molti dei temi trattati in quest’ultimo mio articolo trovano degli importanti

riscontri nei lavori svolti dal Dr.Theodor Landscheidt.

https://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/17/landscheidt_oss_sul_momento-_angolare/

Articolo nel quale troviamo importanti studi su l’interferenza dei tre giganti gassosi (Urano,Saturno e Giove) e sull’andamento del centro di massa del sistema solare.

Fatta questa  doverosa premessa partiamo con una importante definizione oggetto del seguente trattato.

Quando parliamo di baricentro del sistema solare (centro di massa)  non dobbiamo pensare ad un luogo posizionato all’interno del Sole fisso e ben preciso  bensì dobbiamo rifarci ad un luogo che cambia posizione in relazione al moto dei pianeti del sistema solare e alle loro masse che si accumulano da una parte o dall’altra.

Come mostrato nell’immagine sopra riportata, la rivoluzione dei pianeti attorno al Sole può portare il centro di massa (baricentro) del sistema solare da una posizione interna al Sole ad un punto fuori da esso. Inutile sottolineare che il moto di Giove, il pianeta più pesante provoca il più grande cambiamento. In particolare troviamo che quando i pianeti sono tutti disposti su un lato del Sole, il baricentro “B” si trova al di fuori. Mentre quando Giove si trova sul lato opposto, il baricentro sarà all’interno del Sole. Si ipotizza inoltre che le conseguenti modifiche della velocità angolare del Sole causino variazioni nella produzione delle macchie solari con conseguenti influenze sul clima terrestre. Inoltre è noto dai tempi di Newton che quando due pianeti si approcciano ad una

congiunzione le loro velocità angolari vengono a modificarsi.

Risulta quindi di fondamentale importanza nello studio delle dinamiche del sistema solare calcolare questi veri e propri allineamenti o “Battiti di frequenza”.

Questi risonanze orbitali che si ripetono ciclicamente nel sistema solare possono essere calcolate facilmente con l’uso della formula di Helmholtz :

BF = (Po*Pi)/(Po-Pi)             dove

Po= periodo orbitale del pianeta esterno più lento

Pi = periodo orbitale del pianeta interno più veloce

Quindi se prendiamo in considerazione, i principali due pianeti registi di questa stupenda danza planetaria (per la loro imponente massa) ossia Giove e Saturno (che rappresentano inoltre ben del 86% del momento angolare del sistema solare), troviamo che il loro BF corrisponde a 19,8593 anni (passaggio da una congiunzione eliocentrica alla successiva) , questa fondamentale nota del sistema solare è stata chiamata da Fairbridge nel 1987 “l’impulso del sistema solare” che per comodità chiameremo”SJL” o ciclo sinodico Giove Saturno. Tuttavia bisogna precisare che questo valore è approssimativo poiché le stesse orbite ellittiche dei pianeti del sistema solare cambiano nel tempo. Sempre lo stesso Fairbridge nel 1980 lavorando al Nasa/Jet propulsion laboratory generò delle effemeridi (otto modelli o Cicli a cuore) che descrivono l’orbita del baricentro del sistema solare intorno al Sole.

Lo stesso Fairbridge definì con il nome di ciclo triade “SILtriad” un ciclo completo dei due pianeti intorno al Sole.

Risulta infatti che SJLtriad=3*SJL=3*19,8593=59,578, il quale corrisponde ai cicli di 60 anni propostici dal prof. Nicola Scafetta, vedi recente articolo pubblicato qui su NIA :

https://daltonsminima.wordpress.com/2010/06/18/l%C2%B4influenza-del-%E2%80%9Csistema-solare%E2%80%9D-e-i-cicli-di-60-anni-uno-studio-del-prof-nicola%C2%A0scafetta/

Durante un SILtriand ciclo il centro di massa del sistema solare esegue una successione di tre cicli a cuore, da qui il nome di orbita o Ciclo a Trifoglio.

E’ stato osservato da Charvàtovà che al compimento di un ciclo a trifoglio si passa poi ad un ciclo IRREGOLARE o CAUTICO  per poi ritornare ad un ciclo a trifoglio regolare. E’ stato inoltre calcolato che la periodicità con la quale il sole entra in un ciclo a trifoglio corrisponde al ritorno nella stessa posizione celeste degli allineamenti Saturno-Giove.

Orbita che si compie all’incirca ogni 178,7337 anni e che Fairbridge e Sanders nel 1987 chiamarono “Progressione simmetrica orbitale” SOP. Questa ciclicità venne tuttavia scoperta per la prima volta da un certo Jose nel 1965, il primo ad associare ai quattro pianeti esterni (Giove,Saturno,Urano e Nettuno) un modello ricorrente del sistema solare di 179 anni.

Bisogna a questo punto osservare come il periodo sinodico di Nettuno e Urano NUL = 171,4 sia come numero molto prossimo alla progressione simmetrica orbitale di 178,7.

Una pura coincidenza o c’è dell’ altro ? Anche l’amico Geoff Sharp ne sui brevi interventi qui su NIA accenna sempre a quest’ultimi due pianeti definendoli come dei veri e propri artefici o modulatori dei grandi minimi solari.

“Are Uranus & Neptune responsible for Solar Grand Minima and Solar Cycle Modulation?”

http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1005/1005.5303.pdf

Procedendo nella trattazione si scopre;

–         conoscendo che l’afelio/perielio di Giove “Ja/p”  risulta pari ad 9,885526.

–         che le macchie solari “SSC” in media hanno un periodo di 11,1212 anni.

Che l’importante periodicità “SOP=178,7337 anni” è comparabile anche con  i suddetti calcoli :

SOP  = 9*SJL   = 178,7337

         = 16*SSC =177,9392

         = 18*Ja/p  =177,9394  quest’ultimo viene anche chiamato “Ciclo di King-Hele

Lo stesso Fairbridge in “Orbital Commensurability and resonace” riporta ulteriori risonanze o battiti o fondamentali toni. Ad esempio nello studio degli ultimi 10000 anni troviamo un’armonica di 6672,7 =  336*SJL anni che corrisponde al riallineamento dell’axysim (un giro completo di 360°).

Invece per lunghi periodi abbiamo un fondamentale tono di 93418,2 anni.

93418,2 = 8400*SSC = 14*6672,2 = 47*SOP

che corrisponde al ciclo di Milankovitch ossia al ciclo dell’eccentricitá ellittica della terra.

Tornando ai cicli a trifoglio è facile notare dall’immagine sotto riportata come l’orbite irregolari coincidano con i minimi solari più conosciuti dal Wolf al Maunder per arrivare al Dalton.

Charvàtovà nel suo lavoro intitolato “Can origin of the 2400-year cycle of solar activity be caused by solar motion ?” ci parla dei nostri tempi riportando a chiare lettere che ci stiamo avviando verso dei cicli solari lunghi ed irregolari !

Charvàtovaà(1990b) wrote:

“The current cycle 22 is probably the last of the high ones. It should be followed by an epoch of about 40 years, in which the solar motion will be chaotic (disordered) and solar activity, therefore, should be low. The cycles will probably be longer and irregular.”

A detta dello stesso  Charvàtovà  solo dopo il 2085 l’attività solare tornerà regolare con il ripristinarsi di cicli a trifoglio regolari.

Qui sotto trovate rappresentate l’orbite del Sole intorno al centro di massa del sistema solare.

Abbiamo un’orbita ordinata o regolare  (quelle mostrate sopra) mentre invece abbiamo un’orbita disordinata, che si interpone fra due orbite regolari, (quelle mostrate sotto) .

Il Sole entra in un ciclo a trifoglio ordinato con una periodicità media di 178,7 anni .

In conclusione vogliate scusarmi per tutti quegli eventuali piccoli o grossi errori nell’enunciare questa poco conosciuta, ma allo stesso tempo, affascinante teoria planetaria.

Michele

Bibliografia

“Can origin of the 2400-year cycle of solar activity be caused by solar inertial motion?”  Charvàtovà

http://hal-insu.archives-ouvertes.fr/docs/00/31/66/11/PDF/angeo-18-399-2000.pdf

“Prolonged minima and the 179-yr cycle of the solar  inertial motion”  Rhodes W.Fairbridge

http://giurfa.com/james_shirley_minima.pdf

“Orbital Commensurability and resonance”  Rhodes W.Fairbridge

http://books.google.it/books?id=dw2GadaPkYcC&pg=PA564&lpg=PA564&dq=Orbital+commensurability&source=bl&ots=TqLcBN3b1k&sig=r1POvknXyBIFmmS9uRhFpHX88AM&hl=it&ei=JCE_TISDDtD5OdmNrZsH&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CBgQ6AEwAA#v=onepage&q=Orbital%20commensurability&f=false

“The “Solar Jerk”, The King-Hele Cycle, and the Challenge to Climate Science”  Rhodes W.Fairbridge

http://www.mitosyfraudes.org/Calen2/Rhodes.html

“Sun’s motion and sunspots “  Jose, P. D.

http://articles.adsabs.harvard.edu//full/1965AJ…..70..193J/0000193.000.html

Sondaggi nel ghiaccio (1 parte)

26 luglio 2010 29 commenti

Abbiamo spesso sentito parlare che i climatologi utilizzano i carotaggi nel ghiaccio per determinare le variazioni climatiche che si sono susseguite nel corso dei millenni. Per soddisfare la mia curiositá e la mia insaziabile fame di conoscenza, ho voluto indagare su come vengono svolte queste ricerche.
Sono i sondaggi fatti in Antartide e Groenlandia che hanno dato i maggiori risultati sulle ricerche delle ultime glaciazioni.
Nelle nevi compattate e accumulate anno dopo anno per millenni si conservano le tracce della chimica atmosferica e del clima degli ultimi cicli glaciali.
L´estrazione in verticale di cilindri di ghiaccio (ice cores) permette di trovare bolle di aria imprigionate nel ghiaccio e che permettono di conoscere l´atmosfera in un determinato periodo. La datazione del mantello gelato per i primi centinaia di anni non presenta molte difficoltá data la diversa colorazione che assume la neve caduta in inverno e in estate e questa differenziazione di colori permette di visualizzare bene i diversi anni.

Per la datazione dei ghiacci di maggiore profonditá si utilizzano modelli matematici che tengono in conto la diversa proprietá di compressione del ghiaccio accumulato. Anche il fatto che esistono vari sondaggi sia in Antartide che in Groenlandia permette di correggere eventuali errori di datazione. Dato che le variazione di concentrazione di metano nell´atmosfera sono rapide ed omogenee nei due emisferi, si usano i dati di questo gas per aggiustare le serie dei due emisferi.
Una difficoltá importante in queste ricerche é dovuta alla porositá che la neve ha prima di compattarsi e che permette che l´aria penetri nella colonna di ghiaccio fino ad una profonditá di 50 mt. o piú. Per questo l´aria che incontriamo nel ghiaccio non appartiene a quello strato di ghiaccio me é possibile che sia piú giovane anche di alcuni centinaia di anni del ghiaccio che lo incorpora. Ció dipende dalla grossezza delle cappe di ghiaccio piú profonde, se queste sono spesse la differenza di etá é minore perché l´aria incontra piú difficoltá a penetrare in basso. E siccome le precipitazioni di neve sono differenti da un luogo all´altro ecco che le datazioni si complicano.

In Antartico vi é la vecchia stazione “sovietica” Vostok (78ºS-106ºE, altitudine 3.488 metri, temperatura media -55ºC) che nel 1998 nel suo sondaggio arrivó a 3623 metri di profonditá, cioé agli ultimi 4 cicli glaciali o se volete agli ultimi 420.000 anni. Un centinaio di metri piú basso si trova un grande lago subglaciale prodotto dalla fusione dei ghiacci a contatto con la base rocciosa.

Per paura di contaminare quell´acqua il sondaggio si é fermato e ricomincerá tra poco tempo perché é stato individuato un sistema per non contaminare quell´acqua che potrebbe essere vecchia di milioni di anni.
Un altro sondaggio il “DOME C” del progetto europeo EPICA é arrivato a 3000 mt di profonditá ed ha incontrato ghiacci ancora piú antichi di quelli del Vostok, arrivando alla datazione di 740.000 anni fa ovvero 8 cicli glaciali.
E il 23 gennaio 2006 il sondaggio giapponese FUJI DOME é arrivato ai 3.029 metri e ai 760.000 anni.
Dato che sia il Vostok che il Dome C si trovano lontano dalla costa e con temperature molto piú basse vi é poco accumulo di neve (non nevica quando la temperatura é bassissima!) e quindi é difficile separare gli anni, per questo sono piú utili i sondaggi fatti vicino la costa come il LAW DOME. Qui anche se il sondaggio é meno profondo permette bene di vedere i vari strati di neve accumulata.

Questa immagine mostra dove si trovano i principali sondaggi in Antartide.

In Groenlandia il primo sondaggio fu fatto nel 1966 a Camp Century. I sondaggi moderni appartengono al programma americano GISP 1 e 2 (Greenland Ice Sheet Project) e quello europeo GRIP (Greenland Ice-core Project) vicino a Summit (vedi figura) e che hanno raggiunto una profonditá di 3000 metri con neve depositata da 150.000 anni. Peró i dati delle cappe piú profonde sono di bassa qualitá a partire dai 105.000 anni per essersi verificati parziali fusioni che difficoltano la visione dei vari strati e quindi con risultati discordanti.

Recentemente si sono iniziati dei sondaggi a 350 Km a nord di Summit con risultati migliori trovando ghiacci vecchi di 123.000 anni.

Questa é la stazione americana di Summit 1.

Oltre ai sondaggi in Antartide e groenlandia ci sono dei sondaggi fatti nelle Ande (Huascarán, Quelccaya, Sajama), nel Tibet (Guliya, Dasuopu, Dunde), in Africa (Kilimanjaro), dove si sono realizzati sondaggi che sono arrivati a profonditá in grado di ottenere dati climatologici delle ere passate. La loro maggiore utilitá risiede poi nel fatto che alcuni si localizzano a latitudini tropicali.

Nel prossimo articolo vedremo come sono fatti gli studi sui cambiamenti climatici avuti nelle varie ere e che utilizzando gli isotopi di ossigeno, idrogeno e azoto.

SAND-RIO