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Il Minimo Solare è terminato……oppure no? (PRIMA PARTE)

27 marzo 2010 51 commenti

Premessa

L’articolo cerca di riepilogare gli elementi oggettivi (per quanto possibile) evidenziati nel corso dei mesi di ripresa dell’attività dopo lo scorso agosto 2009, terminato, come noto, interamente “spotless”.

Non affronta volutamente questioni più controverse, concernenti il comportamento della dinamo solare, i buchi coronali e gli allineamenti planetari. Queste potranno e, anzi, credo saranno oggetto del dibattito successivo all’articolo, soprattutto da parte dei forumisti più preparati su questi argomenti.

Introduzione

Circa 7 mesi fa, il Sole reduce da un intero mese senza macchie (agosto), con tutti gli indici di attività al minimo, dunque in piena quiescenza. Allora tutti ci chiedevamo quando il Sole avrebbe ripreso la sua attività e come, ovvero se in modo rapido e brusco, oppure lento e graduale.

Ebbene, da allora abbiamo assistito ad alcune importanti novità: sono ricomparse un certo numero di macchie, prima di modesta dimensione, poi sempre più grandi e durature; inoltre, alcuni parametri dell’attività solare sono cresciuti in modo notevole, parallelamente con lo sviluppo di macchie sempre più grandi e frequenti.

Dunque il Sole è in ripresa? Si tratta di una ripresa impetuosa o lenta ? E, considerando il suo comportamento ciclico, per quando possiamo attenderci il prossimo massimo di attività ? E si tratterà di massimo forte, come quelli immediatamente precedenti, o debole, ad esempio come quelli ottocenteschi? E quanto ? E, ancora una volta, quali saranno, o sono già, le implicazioni climatiche di questo comportamento ?

 Per provare a rispondere a tutte queste domande, occorre esaminare gli elementi che suggeriscono una ripresa dell’attività solare e quelli che invece lasciano spazio a qualche perplessità. Infine, diamo un’occhiata ad eventuali implicazioni climatiche, anche se per ora solo ipotizzabili, e proviamo a trarre qualche conclusione.

La ripresa: le sue caratteristiche

  1. La numerosità, la durata ed la dimensione delle macchie apparse da Settembre ad oggi, non sembrano lasciare spazio a dubbi: il minimo sta terminando ed il Sole ha iniziato il percorso che lo porterà al prossimo massimo (Fig. 1). Le macchie, nel corso di questi ultimi mesi, si sono susseguite con pochi intervalli “spotless”, con numerosità, e dimensioni crescenti (si vedano in proposito le rubriche sull’attività solare degli ultimi mesi del 2009 e dei primi mesi del 2010), durature e dotate di una notevole attività (i cosiddetti “flare” o brillamenti), tali insomma da non dare adito a possibili interpretazioni circa l’evidente fase di uscita dal profondo minimo nel quale il Sole si è trovato per tre anni e mezzo.

Fig. 1 il grafico prospettico che descrive la possibile evoluzione del ciclo 24. La linea spezzata a sinistra rappresenta la misura dell’andamento medio mensile delle macchie solari, la linea blu è la media rispetto ai punti della spezzata. La linea rossa sulla destra rappresenta l’ipotesi di evoluzione futura del ciclo.

2.   Inoltre, alle macchie si sono accompagnati un buon numero di brillamenti (o “flare”), alcuni di intensità rilevante (classe M e persino X, cioè tra le più elevate nella scala di misurazione), anche rispetto a quelli osservati nel corso del massimo precedente (Fig. 2 sotto).

  1. Fig. 2 il gruppo di macchie classificato come NOAA 1045 ha prodotto un brillamento (flare) notevole, di classe alta (M, in una scala che comprende A, B, C, M ed X ed in cui la distanza tra ciascuna lettera è pari ad un ordine di grandezza; l’intensità è espressa in watt/m2)

3.   Anche il solar flux (radiazione alla lunghezza d‘onda di 10,7 cm) è cresciuto progressivamente, al crescere delle macchie, da minimi pari a 66-67 fino a punte di oltre 90. La sua media è invece cresciuta dal valore di 69 di Agosto 2009 fino ad oltre 78,5 di Gennaio 2010 e 83,5 di Febbraio. (Fig. 3)

Fig. 3il grafico descrive l’andamento del solar flux nel corso del 2009 e dei primi due mesi del 2010. Risulta evidente la ripresa da settembre 2009.

Gli elementi dubbi

Il primo elemento, diciamo così, “dubbio” riguarda proprio le nuove macchie, ovvero il loro campo magnetico. In un articolo apparso su NIA l’anno scorso (Coelum 131) si era descritta la teoria degli studiosi Livingston e Penn, basata sulle osservazioni del campo magnetico delle macchie effettuate dai primi anni 90 fino a Febbraio 2009: le macchie presentavano un campo magnetico in progressiva riduzione, grosso modo lineare (Fig. 4). Tale riduzione, secondo i due studiosi, se proseguisse ancora per alcuni anni, presumibilmente comporterebbe la pressoché totale scomparsa delle macchie verso il 2015 circa. Ebbene, le macchie apparse da Settembre all’inizio di Gennaio oggi paiono confermare la teoria di Livingston e Penn (si veda in proposito il sito del ricercatore indipendente Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/Livingston%20and%20Penn.png).  Rimane il dubbio circa le conseguenze di una eventuale futura scomparsa delle macchie, anche se il sospetto di un conseguente ingresso del Sole in un prolungato periodo di quiescenza appare senz’altro legittimo.

Fig. 4 il progressivo decremento dell’intensità del campo magnetico delle macchie, osservato da Livingston e Penn dal 1990 fino a Febbraio 2009 non si è arrestato nemmeno con la ripresa dell’attività solare, in corso da Settembre 2009. La linea decrescente (le misure sono state effettuate fino a Gennaio 2010) rappresenta una media delle osservazioni compiute dai primi anni 90 fino ad oggi.

Un altro elemento che suscita qualche perplessità è costituito dalla comparsa a novembre, nel giro di qualche giorno, di due regioni attive a polarità magnetica invertita rispetto a quella tipica delle regioni appartenenti al ciclo 24. Una di queste è stata classificata come NOAA 1030 ed è apparsa nell’emisfero settentrionale. L’altra invece, comparsa brevemente e debolmente nell’emisfero meridionale, non ha ricevuto alcuna classificazione. Entrambe hanno prodotto piccole macchie. (Fig. 5). Una terza regione attiva a polarità invertita, la NOAA 1047, con una piccola macchia al suo interno, è comparsa nell’emisfero meridionale l’8 febbraio pochi gradi a sud dell’equatore solare.

David Hathaway, noto studioso NASA dell’attività solare, nel luglio 2006 commentò la comparsa di una macchia corrispondente ad una regione a polarità invertita come il probabile annuncio dell’imminente inizio di un nuovo ciclo solare (allora però il 23 stava terminando e si attendeva l’inizio del ciclo successivo, il 24 appunto).

Ora qual è il significato di queste tre regioni attive a polarità invertita? Si tratta di semplici “residui” del vecchio ciclo 23, ormai ufficialmente terminato, comparsi nuovamente dopo mesi di assenza ? Qualche studioso ha di recente stimato come “fisiologico” il 3% circa di macchie a polarità invertita, in fase ascendente verso un massimo. Un numero limitato di regioni attive a polarità inverta era in effetti comparso in nei primi anni del ciclo 23. Però quelle viste negli ultimi mesi non sono un po’ troppe, per costituire una quantità “fisiologica” ?

 

 

 

 

Fig. 5nella prima immagine, il magnetogramma SOHO, in basso vicino al bordo sinistro dell’immagine è visibile la regione attiva a polarità invertita comparsa l’8 febbraio. Nella seconda immagine, il cosiddetto “continuum”, nella medesima posizione è visibile la piccola macchia corrispondente.

(fine prima parte)

FABIO 2

Nonostante la 1029 ad ottobre, continua la discesa del campo magnetico solare (Ap-index) e la teoria di L&P sembra essere sempre più giusta!

9 novembre 2009 1 commento

Archibald continua il monitoraggio dell’ Ap-index, in quanto è un indicatore di quanto è attiva la dinamo solare. Quando abbiamo avuto di recente la regione 1029, la più grande di questi ultimi mesi, ha dato a molti la falsa speranza che il ciclo solare 24 fosse finalmente ripartito.

Dai dati forniti dal NOAA Space Weather Prediction Center (SWPC) fino al 2 novembre, si può vedere che ottobre 2009 aveva invece un bassa attività magnetica (indice Ap). Il valore è arrivato a 3 come si può vedere dal grafico sotto, quindi l’Ap sta continuando la sua discesa costante:

 

Ap_index_Oct09 Inoltre Leif Svalgaard ha mostrato un altro indicatore di bassa attività magnetica solare. Bill Livingston ha potuto osservare il gruppo di macchie solari 1029, e ha misurato il loro campo magnetico e il loro contrasto. Dalla cooperazione dei 2 studiosi è venuto fuori il grafico di sotto prodotto dallo stesso Svalgaard, in cui si nota che la regione 1029 pur essendo stata una regione di grandi dimesioni, non ha prodotto un innalzamento del campo magnetico solare, ma che anzi la sua forza magnetica cade proprio sulla linea di decadenza della previsione di L&P.

La regione 1029 è l’ultimo pallino azzurro nel grafico sotto.

Notate infatti come segua la linea di previsione elaborata dai 2 studiosi Americani che prevede la scomparsa delle macchie solari entro il 2015 quando il campo magnetico solare avrà raggiunto la soglia dei 1500 gauss: (in viola è invece raffigurato il contrasto delle macchie)

 

L-P_Umbral_data Dal momento che abbiamo dati sul magnetismo ed il contrasto delle macchie solari da soli 20 anni, non si può essere certi al 100% del risultato della teoria di L&P. Tuttavia, se ciclo 24 avesse davvero aumentato l’attività magnetica dopo che c’è stata una regione di tutto rispetto come la 1029, sarebbe stato certamente rassicurante…ma così non è stato!

Viviamo in tempi interessanti.

Tradotto da Simon

Fonte originale: http://wattsupwiththat.com/2009/11/04/the-suns-magnetic-funk-continues/

Ecco perchè le vere macchie stanno latitando…

17 giugno 2009 8 commenti

2Fonte: www.wattsupwiththat.com

Il grafico proviene direttamente dai 2 studiosi Livingston e Penn, co-autori della teoria della scomparsa definitiva delle macchie solari entro il 2015 a causa della costante e progressiviva diminuzione del campo magnetico solare.

I 2 studiosi ritengono che una volta raggiunto il valore di 1800 Gauss le macchie non saranno più visibili.

E come si può ben vedere dal loro grafico, questo è previsto proprio entro il 2015. Nel frattempo le macchie continueranno a diminuire di numero ed intensità, diminuzione questa iniziata ormai nel lontano 1990. Da allora vi è stato solo un continuo declino che molto probabilmente spiega la situazione attuale.

Infatti come riferito dagli stessi L.&P., le sunspots ultimamente sembrano comportarsi proprio come il gatto Cesiro di Alice nel paese delle meraviglie, ovvero metà visibile e metà no…

Basta osservare le ultime macchie che ci sono state negli ultimi mesi per capire che i 2 ricercatori è molto probabile che abbiano ragione.

Non è  inoltre irrazionale convenire che quello che sta accadendo oggi era proprio quello che accadde durante i super minimi passati.

Non ci resta che attendere.

Simon

Macchie solari invisibili…silenzio nella comunità scientifica! Che avessero ragione Livingston e Penn?

16 marzo 2009 12 commenti

Le macchie solari appaiono scure poiché la loro temperatura e più bassa se comparata alle zone della superficie solare che le circondano. Il sole produce nuove macchie solari costantemente, la loro identificazione ed il relativo movimento di deriva sono essenziali per la previsione del “tempo spaziale”. Ultimamente un team di scienziati Inglesi ha fatto una sorprendente scoperta, circa la metà delle nuove macchie solari che si formano nella “emisfero” occidentale del sole restano invisibili, anche ai nostri migliori strumenti di osservazione.

tn_2317_invisible_sunspots_home

Regioni attive del disco solare dove le nuove macchie solari sono state viste “emergere”, sulla destra l’ ”emisfero” occidentale del sole dove molte delle nuove macchie solari non sono state segnalate in quanto invisibili.

Il senso di rotazione del sole è EST/OVEST,quando la formazione di nuove macchie solari avviene nell’ “emisfero” orientale del sole, il suo movimento di rotazione le trasporta inesorabilmente verso la zona visibile del disco solare, dove possono chiaramente essere identificate con i nostri strumenti di osservazione.

Del tutto differente è ciò che accade quando nuove macchie solari si formano nell’ “emisfero” occidentale del sole, ancor prima che venga completato il movimento di deriva intorno al sole iniziano a scomparire, molte di loro non vengono osservate da nessuno restando del tutto invisibili.

Dato che il loro movimento avviene in prossimità del margine della area occidentale del sole, esse appariranno molto piccole quando osservate dalla Terra, poiché saranno “viste” con un angolo di osservazione frontalmente opposto.

Questa potrebbe essere la semplice spiegazione a tale fenomeno, ma questo scenario presenta ancora molti misteri da svelare, poiché la palese  “scarsità” delle nuove macchie solari dell’ “emisfero” occidentale del sole è molto evidente quando sono ancora interne al disco solare, quindi molto prima della loro identificazione sulla superficie del disco solare anche se ciò avviene con un angolo di osservazione estremamente obliquo e che sembrava potesse essere una possibile valida spiegazione a questo fenomeno.

La Dr.essa Silvia Dalla, del “Centre of Astrophysics at the University of Central Lancashire, dichiara:

Le nostre analisi dei dati mostrano che tale fenomeno è molto evidente,circa il 44% delle nuove macchie solari formatesi nell’ “emisfero” occidentale del sole non sono state affatto identificate, questo lascia molto perplessi. E’  stato ancora più sorprendente scoprire che le stesse osservazioni furono fatte e riportate circa 100 anni fa dall’ astronomo Britannico Annie Maunder (1) , ma sono state del tutto dimenticate.”

Le cause che rendono invisibili le nuove macchie solari, che si formano nell’ “emisfero” occidentale solare non sono ancora chiare. Molto probabilmente tale fenomeno potrebbe essere correlazionato con il  “viaggio” che i fotoni di luce, emessi sia dalle macchie solari, sia dalle zone ad esse circostanti, devono fare attraverso l’atmosfera solare prima di poter poi essere osservati dai telescopi terrestri.

Dato che il movimento delle macchie solari avviene sul margine più occidentale del sole, il percorso che i fotoni devono fare attraverso l’atmosfera solare è estremamente lungo rispetto a quando ciò si verifica in prossimità del centro del disco solare.

I risultati del team di ricerca, che sono stati di recente pubblicati dall’ Astronomy and Astrophysics Letters journal, sono stati ottenuti usando il software “Virtual Observatory” sviluppato dall’ AstroGrid.

I tre scienziati componenti il team di ricerca, il Dr Dalla, il Dr Lyndsay Fletcher della  University of Glasgow e il Dr Nicholas Walton della University of Cambridge, hanno analizzato una serie storica di circa 7000 macchie solari avvenuta in un periodo di osservazione e registrazione delle stesse superiore ai 25 anni.

FONTE: http://www.sunearthplan.net/2/701/Invisible-spots-on-the-Sun

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

(1) Edward Walter Maunder (12 aprile 185121 marzo 1928) è stato un astronomo britannico.

Ricordato soprattutto per i suoi studi sulle macchie solari e sul ciclo magnetico del Sole che portò alla scoperta del periodo, compreso tra il 1645 e il 1715 noto come minimo di Maunder.

 Nel 1904 pubblicò i suoi risultati sotto forma di un diagramma a “farfalla”. Dopo il 1891, fu assistito nel suo lavoro dalla sua seconda moglie, Annie Scott Dill Maunder (1), un matematico educato al Girton College di Cambridge. Era una delle “donne computer” che lavoravano all’Osservatorio tra il 1890 e il 1895.

Una sola ed unica considerazione, Annie Mounder giunse, dopo anni di studi e di osservazioni delle macchie solari, fatti non con i potenti mezzi che gli scienziati hanno oggi a disposizione, con circa 100 anni di anticipo a risultati simili se non uguali a quelli attuali, solo che il suo lavoro per circa un secolo non è stato considerato da nessuno perché dimenticato.

Come commentare una simile mancanza della comunità scientifica internazionale ?

Lascio a voi l’ardua sentenza divincolandomi con il classico modo di dire:

“Meglio tardi che mai”

Di Antonio Marino (meteoviterbo)

Ottimo lavoro! Come ho anche scritto nel titolo, è inevitabile pensare alla famosa teoria di L. e P. che prevedono la scomparsa delle macchie solari dal sole entro il 2015, proprio perchè in realtà non sarebbero più visibili a causa di una alterazione nella diffrenza di temperatura tra esterno ed interno delle macchie stesse… forse è ciò che accadde proprio durante i superminimi passati… Vedremo!

Simon

 

 

Livingston e Penn: le macchie solari spariranno entro il 2015!

7 dicembre 2008 2 commenti

geomagnetico solare-Ap-Index

FONTE GRAFICO: www.wattsupwiththat.com

Il grafico sopra mostra l’andamento dell’ A-Planetary index negli ultimi 20 anni. Appare subito evidente il calo di detto indice dall’ottobre 2005, nonchè la sua prolungata debakle. Ciò indica che il campo magnetico solare è in costante decrescita. Questi sono dati, su cui poi costruire delle previsioni future che possono essere più o meno azzeccate, ma di certo fatto riflettere. Qui sotto allego lo studio di Livingston e Penn che prevedono la scomparsa delle macchie solari entro il 2015. ( tradotto da Google Translate)

http://74.125.43.102/translate_c?hl=it&sl=en&tl=it&u=http://wattsupwiththat.com/2008/06/02/livingston-and-penn-paper-sunspots-may-vanish-by-2015/&usg=ALkJrhhq7vOSBJTDavemMKRDVHmM9KDjiQ