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Posts Tagged ‘minimo di maunder’

Marzo chiude sotto a febbraio!

1 aprile 2010 76 commenti

Dati Noaa (definitivi):

Gennaio 2010: 21.4

Febbraio 2010 : 31.0

Marzo 2010 : 24.7

Dati Sidc (definitivi):

Gennaio 2010: 13.1

Febbraio 2010: 18.6

Marzo 2010: 15.4

Fonte: https://daltonsminima.wordpress.com/dati-sole-in-diretta/

Sia per il Noaa che per il Sidc il mese appena concluso chiude al di sotto del mese precedente e molto più vicino al mese di gennaio, quindi una bella marcia indietro! Come già spiegato altrove, un mese in controtendenza non significa ancora molto, ma di certo merita di essere messo in evidenza, soprattutto dopo la partenza del ciclo 24 da settembre 2009 in poi, in cui si sono succeduti 6 mesi di fila dove il SN aumentava di mese in mese, e in cui i giorni spotless si sono bruscamente interrrotti.

Proprio per questi 2 motivi quindi, il fatto che marzo ha fatto registrare una forte diminuzione rispetto a febbraio e con valori addirittura più vicini a quelli di gennaio, rimescola nuovamente le carte su questa ripartenza del ciclo 24 ed anche sul suo immediato futuro.

Futuro del ciclo 24 ancora molto oscuro, anche se sia Noaa che Nasa non si smuovono più ormai da mesi dalle loro ultime previsioni con massimo del ciclo di 80-90 SSN nel 2013. Come più volte ho scritto qui su NIA, non credo che il massimo lo avremo così in là, continuo a pensare che non si andrà oltre la fine del 2010-inizio 2011 e lo deduco dal fatto che mentre il sole non dava macchie, in realtà il ciclo stava comunque proseguendo, e la prova è che da quando il sole si è un pò svegliato ci siamo trovati con AR attive (alcune delle quali che hanno fatto addirittura quasi 3 giri si stella) via via a latitudini più vicine ad un pre-max piuttosto che da uscita di un minimo

Poi ci sarà anche la questione degli allineamenti planetari che potrebbero addirittura far abortire il ciclo 24 come accadde col Maunder oppure creare le condizioni per un Minimo minore come il Dalton.

Occorre infine segnalare anche la media mensile del solar flux che ha chiuso a 82.58 contro gli 82.60 di febbraio, praticamente sovrapponibili seppur con la divergenza nel SN, e ciò sta indicare forse anche un’altra cosa e cioè che il ciclo sta proseguendo la sua salita ma il campo magnetico solare non ce la fa ancora, dando così ragione alla teoria di L&P!

Insomma di carne al fuoco ce n’è, e se partendo da semplici dati freddi, sono riuscito anche a farvi comprendere quante cose ci possono essere dietro di essi,  e quanti ragionamenti si possono fare, ancora una volta il mio compito di articolista di NIA avrà dato i suoi buoni frutti!

Simon

I cicli solari durante il minimo di Maunder

26 marzo 2010 42 commenti

Il minimo di Maunder si sviluppò tra gli anni 1645 e 1717. Vediamo allora cosa successe in quel periodo ai cicli e se ci furono dei massimi nei cicli. Prima di tutto osserviamo cosa scrissero gli astronomi dell´epoca prima del minimo nei loro archivi e disegni ricordando che ancora non si aveva conoscenza dei cicli solari e che quindi i disegni delle macchie mostrano solo quello che si vedeva con la strumentazione dell´epoca e che questa strumentazione durante quegli anni si andó sviluppando in modo che il fattore di correzione che dovremmo applicare per rendere quei disegni paragonabili a quelli moderni deve variare durante i vri decenni.

Osserviamo allora la ricerca fatta da Maunder.

Secondo i manoscritti dell´epoca tra il 1610 e il 1620 vi fu una grande attivitá solare con un numero di Wolf annuale di 60 nel 1610, anno in cui si osservarono macchie solari anche a occhio nudo, e di 55 nel 1612. Tra il 1620 e il 1630 il massimo fu nel 1625 con un numero di Wolf di 40; tra il 1630 e il 1640 non si hanno dati affidabili, tra il 1640 e il 1650 il massimo fu nel 1643 con un numero di Wolf di 20.

N° ciclo Decade Anno del Max N° Di Wolf    
           
-10 1640-1650 1643 18    
-9 1650-1660 1653 5 Inizio minimo
-8 1660-1670 1661 5    
-7 1670-1680 1673 10    
-6 1680-1690 1684 12    
-5 1690-1700 1695 7    
-4 1700-1710 1705 20 fine minimo
-3 1710-1720 1718 65    

Considerando il fattore di correzione nel ciclo 1700-1710 il massimo del 1705 con 20 Wolf puó essere rettificato con un K 2/3 e quindi ottenere un numero di Wolf di 50. Il fattore di correzione durante il minimo di Maunder, per aver mostrato poche macchie e probabilmente molte saranno state quelle piccole, che oggi vengono contate tranquillamente, ma che allora erano trascurate, possiamo assegnare un fattore di correzione K di 2 o 3 o anche superiore. Durante il minimo di Maunder ci furono i cicli e ognuno ebbe il suo massimo che é ben visibile se applichiamo il attore di correzione, e i cicli ebbero all´incirca il loro normale sviluppo di quasi 11 anni. (Ricordo che quando Maunder fece la tabella sopra, adesso ritoccata con numero di Wolf e max, giá si conoscevano i cicli di 11 anni!).

L´anno 1718 con un max di Wolf di 65 (corretto sarebbe un Wolf 130/190) fu il primo anno di massimo dei cicli post-Maunder, anche se la scienza inizia a contare i cicli dal 1755.

Una altra caratteristica fu che le macchie durante il Maunder si concentrarono nell´emisfero sud del Sole tranne nell´ultima parte del minimo quando cominciarono ad apparire macchie anche nella parte nord del Sole.
In base ai calcoli fatti con le macchie é stato possibile anche calcolare il relativo Solar Flux che dal 1610 al 2010 sarebbe questo:

(Clicca qui per vedere ingrandito: Flux.png)

Tre curiositá infine: la prima é che si pensa che Stradivari fece i suoi meravigliosi strumenti perchè utilizzó alberi che durante quel periodo crescerono lentamente; Stradivari nacque un anno prima dell´inizio del minimo di Maunder. Seconda curiositá: il periodo del minimo di Maunder corrisponde al periodo del regno di Re Luigi XIV di Francia IL RE SOLE! (1643-1715). Terza curiositá, che non so se è una curiositá o una cosa molto seria e che qualcuno in qualche commento ha evidenziato; in un disegno del Sole fatta da Flamsteed (astronomo inglese, quello che fece costruire l´osservatorio di Greenwich) uno studio recentissimo di J.M. Vaquero del Dipartimento di Fisica Applicata dell’Universidad de Extremadura a Cáceres (Spagna), facendo una analisi profonda suggerisce che il Sole abbia rallentato la sua rotazione durante il periodo piú profondo del minimo di Maunder nel 1684.

SANDRIO

Le prove dell’esistenza del Minimo di Maunder

24 marzo 2010 50 commenti

Ancora oggi qualche fisico solare e qualche climatologo pone dei dubbi sulla esistenza o meno del minimo di Maunder e sulle ripercussioni che questo ha avuto sul clima terrestre. Facciamo quindi un poco di storia e poi vediamo quali sono le prove scientifiche dell´esistenza di questi minimo.

Nel 1893 l´astronomo inglese Edward William Maunder costruí la storia dei cicli solari prima del 1700 basandosi sui disegni degli astronomi dell´epoca, un lavoro facile perché i disegni dei vari astronomi sparsi nelle corti di tutta europa erano molti e convergenti tra loro per dimensione di macchie, latitudine e date.  Peró si sorprese quando a partire dal 1643 i disegni di macchie solari diminuirono enormemente e che tra il 1660 e il 1670 si arrivó all´estremo che nessun osservatore in Europa aveva visto una sia pur piccola macchia.  Maunder arrivó alla conclusione che quel periodo di 70 anni circa, dal 1645 al 1717 si formarono poche macchie solari. Gli scienziati dell´epoca di Maunder non credettero alla sua teoria che andava contro le leggi (di allora) della fisica solare e affermarono che la mancanza si doveva scomparsa dei disegni o alla loro distruzione sminuendo anche quanto scritto da Gian Domenico Cassini che nel 1671 scrisse di aver rivisto dopo 20 anni una macchia  sul Sole. Cassini che aveva visto le divisioni degli anelli di Saturno e calcolato il parallasse di Marte non penso che potesse dire stupidaggini. Durante il minimo di Maunder l´apparizione di una macchia doveva essere un avvenimento tanto che anche John Flamsteed astronomo reale inglese scrisse che aveva visto una macchia dopo ben 7 anni di osservazioni continue.

Nel 1970 l´astronomo solare John Eddy rivide lo studio di Maunder ampliandolo con nuovi dati, principalmente quelle degli astronomi cinesi che osservavano il sole dal v° secolo avanti Cristo, e con nuovi studi, e scrisse un articolo intitolato “La scomparsa delle macchie solari” che fece molto scalpore. Fu proprio Jonh Eddy che chiamó quel periodo come MINIMO DI MAUNDER. Lo studio di Jonh Eddy si basa su vari punti fondamentali e di grande importanza:

1) La mancanza di osservazioni negli antichi archivi.

In quella epoca l´astronomia muoveva i primi passi ed ogni avvenimento, avvistamento o sviluppo tecnologico era comunicato a tutti. Tutti gli astronomi si conoscevano tra loro e conoscevano gli studi di ognuno, e quando appariva una macchia sul Sole tutti ne davano la notizia affinché tutti potessero fare le loro osservazioni. A quel tempo ancora si discuteva se le macchie erano sulla superficie del Sole o erano solo l´ombra di pianeti o satelliti… Quindi la mancanza di annotazioni di tutti gli astronomi di tutta Europa in quel periodo non si puó dire che si deve alla perdita dei disegni o distruzione contemporaneamente in tutta Europa degli archivi dello stesso periodo.

2) Precisione delle osservazioni.

Si sa che oggi anche con un piccolo telescopio con poca apertura si possono osservare le macchie solari. I disegni di J. Hervelius del 1643 sono i piú accurati grazie forse alle lenti fatte da artigiani bravissimi per il suo telescopio, fatto é che i suoi disegni mostrano le sunspot con ombra e penombra e additittura i pore. Ma normalmente vista la qualitá degli strumenti dell´epoca, gli osservatori potevano vedere circa la metá rispetto ad una visione moderna, dando quindi come fattore di correzione un  K=2. Se quindi i disegni dell´epoca mostrano macchie che nel periodo di massimo prenderebbero un numero di Wolf di 10 col fattore di correzione possiamo dire che avremmo un massimo solare di 20 unitá Wolf per il periodo di Maunder.

3) Aspetto della corona solare durante le eclissi solari

Sappiamo che durante un massimo solare la corona che appare con le eclissi è grande con numerosi raggi, mentre nella fase di minimo la corona appare limitata sia in grandezza che nell´aspetto.

John Eddy guardando i disegni fatti in quel periodo dagli astronomi durante le eclissi solari, giunse alla conclusione che i disegni mostravano senza dubbio una corona solare da grande minimo! Anche perché i disegni anteriori al Maunder fatte dagli stessi astronomi mostravano la corona solare ben sviluppata e grande. Inoltre consideriamo che gli astronomi dell´epoca non avevano nessun interesse a disegnare diversamente la corona solare durante le eclissi dato che per tutti loro quello era solo un effetto ottico e non un fenomeno astronomico.

4) Il clima nel periodo

Qui non mi dilungo anche perché giá su questo blog ci sono ottimi articoli in proposito.(Gli inverni nella PEG)

5) Quantitá di aurore boreali

La formazione di aurore polari é relazionata alla attivitá solare, come tutti sappiamo. Quando John Eddy consultó gli archivi di quel periodo si accorse che si erano verificate pochissime aurore. Notiamo che le aurore polari non necessitano di apparecchiature essendo visibili ad occhio nudo e che data la loro speccolaritá furono sempre inserite nella cronaca degli archivi. Addirittura durante 37 anni, Eddy constató che non vi furono aurore boreali, anzi Eddy registró che negli anni prima del Maunder vi furono ben 1550 aurore e che queste dopo la loro interruzione per il minimo ripresero dopo il 1716.

6) Analisi al Carbonio 14.

La prova definitiva dell´esistenza del minimo di Maunder, John Eddy la trovó negli archivi che la natura lascia sui tronchi degli alberi. Sinteticamente sappiamo che gli anelli degli alberi sono piú grossi quando vi é maggiore attivitá solare. Il carbonio 14 che si trova negli anelli degli alberi é il prodotto dei raggi cosmici nella parte superiore dell´atmosfera e che i raggi cosmici variano al variare del ciclo solare. Quando il ciclo é al massimo i raggi cosmici diminuiscono e diminuisce il carbonio 14 e quando il ciclo é al minimo i raggi cosmici aumentano e aumenta il carbonio 14. Eddy vide (e dopo di lui anche gli altri scienziati) che la quantitá di carbonio 14 negli anelli degli alberi durante il minimo di Maunder era eccezionalmente alta provando definitivamente che durante quel periodo l´attivitá solare fu bassissima.

In un prossimo articolo vedremo quale sarebbe il numero di Wolf e i massimi che si ebbero nei cicli durante il minimo di Maunder in base alle analisi dei disegni degli astronomi dell´epoca,  ricordando che questo minimo di Maunder pur se profondo e prolungato non significa mancanza assoluta di macchie o mancanza dei cicli solari.

SANDRIO

Quanto il Minimo di Eddy assomiglia al Minimo di Maunder!

30 novembre 2009 54 commenti

Ci sono molti paralleli tra la transizione Ciclo23-Ciclo24 che fanno perfettamente il paio con l’ingresso in un Minimo Profondo: “The MAUNDER’S MINIMUM!”.
Voglio aprire così il mio POST per chiarire subito che prima di scriverlo ho voluto leggere i Lavori originali dei Professori Makarov e Taltov; i due illustri Astrofisici della prestigiosa scuola Russa già dal 2007, analizzando il profondo sbilanciamento dell’attività di picco dei due emisferi solari scrissero in un loro Articolo “Deep Solar Minimum Approach”, questa frase mi è ronzata in testa per molto tempo da quando nel tardo 2008 iniziavo a leggere il Blog NIA e rispolveravo un vecchio amore: L’astrofisica!!!
I Prof. in questione, pensate, non sono nemmeno stati invitati al Convegno SOHO-23 sul Solar Minimum, non voglio dire che sia stato fatto in cattiva fede ma la realtà è questa!
Fortunatamente il Prof. Svalgaard non si è dimenticato del loro lavoro e li ha prontamente citati in una delle sue Slide, proprio in quelle in cui si è paragonato il Minimo di Eddy con il Maunder!!!

Prontamente l’argomento è stato ripreso dal Prof. David Archibald e postato sul Blog di Watt ha fatto un’altro bel botto! Dopo l’argomento della scorsa volta, in cui abbiamo analizzato come la Corona solare proprio non ne vuol sapere di assumere un’orientazione favorevole al Cycle24, dopo i prestigiosi Lavori di Livingston e Penn che dicono “Entro il 2015 il nostro Sole non sarà più in grado di generare macchie solari” ecco che si aggiunge un’altro tassello importante che ci aiuta a capire come e perché il Sole probabilmente si sta veramente preparando a un Minimo Profondo.
Nella presentazione ufficiale del Prof. Svalgaard il 22 Settembre 2009 al SOHO-23 sul Solar Minimum (scaricabile a questo indirizzo: http://www.leif.org/research/Predicting%20the%20Solar%20Cycle.ppt ) viene proposto un interessante diagramma Butterfly-Like che permette di stimare le tempistiche dei cicli solari.

Il diagramma, originariamente dal Prof. Altrock commentato con le frecce verdi e rosse dal Prof. Svalgaard stesso. Quello che ne emerge ed è particolarmente significante dal punto di vista della predizione dell’attività solare è la distanza tra le frecce verdi che contraddistinguono i cicli 23 e 24, la distanza temporale tra le due frecce è di 15 anni!!! Ora, essendo assodato che il SolarMax per il ciclo 23 è stato segnato nel Marzo 2000, l’estrapolazione delle frecce suggerisce un Solar Max per il ciclo 24 nel 2015!!!
Ora qui occorre fare un piccolo inciso: il Solar Cycle 24 penso sarà sempre ricordato come “la Pecora Nera” dei cicli moderni, ha messo in luce l’estrema inadeguatezza dei metodi deterministici per la previsione dell’attività solare (Metodo del Prof. Hathaway), con questo tipo di approccio infatti si prevedeva originariamente un SC24 fortissimo (SSN maggiore di 190) con Solar-MAX nei primi mesi del 2010; altri metodi come quello del Prof. Dikpati che utilizzano parametri fisici misurabili (velocità del nastro trasportatore solare) e sono pseudo-deterministici prevedevano anch’essi un ciclo fortissimo (SSN anche 200) ma il Solar Max spostato avanti di 10-12 mesi, dunque inizialmente lo prevedevano per la fine del 2010 o i primi del 2011.
Le cose poi sono andate un po diversamente dalle previsioni fatte dai più blasonati Ricercatori.
Veniamo ora alla FIgura-2 pubblicata dai Professori Makarov e Taltov nel 2000 mette in evidenza come la concentrazione del radioisotopo C-14 negli anelli dei pini (vale l’equazione “SOLE DEBOLE = Maggiore C-14”) permetta di dire che l’attuale concentrazione è COMPLETAMENTE SOVRAPPONIBILE  a quella riscontrata prima dell’inizio del Maunder’s Minimum!!!

In particolare si vede come il 2010 sia stato ricavato per estrapolazione e presenti COMPLETA ANALOGIA con il 1653!!!!
E ora mi permetto di ricordarVi il mio POST NIA sulle “Risonanze Orbitali” dei Supergiganti Gassosi ( https://daltonsminima.wordpress.com/2009/06/29/risonanze-orbitali-la-parola-alleclittica-super-minimum-in-arrivo/ ) per farVi vedere come la situazione sull’eclittica sia proprio analoga con quella del 1653, dunque sembrerebbe esserci completo matching tra il valore “risonanza orbitale” e la concentrazione del C-14 negli anelli degli alberi!!!
Tornando al grafico di FIG-2 e comparandolo con il grafico di ingresso nel Maunder si vede come il 2015 sia estrapolato come MINIMO RELATIVO della concentrazione del C-14 dunque massimo relativo nell’attività solare!
Questo dato sarebbe quindi “consistente” con quanto ipotizzato dal Prof. Svalgaard studiando la “Brillanza Verde Fe-XIV” della corona Solare (FIG-1)!
Vogliamo poi focalizzare un’altro fenomeno: Il Maunder’s non fu totalmente privo di SunSPot! Per dimostrare questo prendiamo i dati di archivio SIDC e andiamo a vedere come la fase di più profonda quiescenza della nostra stella fu tra io 1660 e il 1670 con addirittura 10 anni senza nemmeno un anno con SSN maggiore di 0!

Il periodo 1653-1660 invece fu “una festa” di anni con SSN confinati al di sotto di 5, mi chiedo ora che SSN riuscirebbe a prendere il Minimo di Eddy se invece dei potenti mezzi tecnologici (magnetogrammi che dicono dove puntare i telescopi, STEREO A & B, SOHO & Co.) e sfruttando tutte le 24 ore al giorno di osservazione disponibili oggi fosse catapultato nel 1653!!!
Ultimo diagramma che voglio proporVi è l’ Heliospheric Current Sheet, questa “misurabile” permette di ottenere per estrapolazione la fine di un ciclo solare  e la partenza convinta del ciclo successivo, più è perpendicolare all’asse delle X (Asse degli Anni) più il cambio ciclo risulta veloce e il ciclo nascente forte.

Si può vedere come il ciclo23 abbia stentato ad abbandonare la fotosfera solare e resiste oramai da 13.5 anni, con questo ultimo dato Vi lascio riflettere sull’ultima affermazione scritta sul Blog di Watt:

“Activity and timing of the current minimum, as well as the timing of the Solar Cycle 24 maximum in 2015, is paralleling the start of the Maunder Minimum.  There is no data to date which diverges from the pattern of the start of the Maunder Minimum.”

Sottolineo “non ci sono dati che divergono dalle condizioni di inizio del Maunder Minimum”!!!
Ora è bene anche sottolineare che il Maunder durò 70 anni, come sempre scrissi negli altri POST “Sarà la Storia a dire quanto sarà profondo e longevo il Minimo di Eddy!”.

Fonte di spunto = http://wattsupwiththat.com/2009/11/12/another-parallel-with-the-maunder-minimum/

ALE

Il Sole sta andando incontro ad un nuovo Minimo di Maunder, ed il Pianeta verso una lunga fase di Global Cooling?

13 ottobre 2009 26 commenti

Prima di leggere questa seconda parte, tratta dagli studi dello scienziato russo Abdussamatov, vi invito a leggervi la prima parte scritta ormai mesi fa in cui veniva spiegato il perchè il sole attraversa delle fasi bisecolari di maggiore o minore attività, definito come “progetto Astrometria”:

https://daltonsminima.wordpress.com/2009/06/26/sveliamo-qui-i-retroscena-della-previsione-dei-futuri-cicli-solari-dello-scienziato-solare-russo-abdussamatov/

In questa seconda parte invece l’autore mette in risalto quelli che potrebbero essere gli effetti sul clima se andassimo davvero incontro, come lui sostiene, ad una fase di bassissima attività solare paragonabile al Minimo di Maunder. Mi si perdonino eventuali errori di ortografia od imprecisioni di traduzione, come sempre ci ho messo il massimo.

Buona lettura, SIMON

L’evento più rilevante nel corso del XX secolo è stato un livello elevato di attività solare sotto forma di un costante ed irregolare incremento della TSI.

Un analogo incremento del flusso di radiazione solare come quello avvenuto nel XX secolo non è mai stato osservato negli ultim 700 anni. Tuttavia, il suo effetto – l’ormai ben noto riscaldamento globale – non è un fatto anormale, ma un evento assolutamente regolare e naturale per la Terra. Il clima della Terra è sempre cmbiato periodicamente e il nostro pianeta ha già sperimentato diverse fasi di riscaldamento globale, simili a quella che stiamo osservando. Gli episodi di riscaldamento globale  sono sempre stati seguiti da episodi di forte raffreddamento con intervalliregolari. Infatti,  né un profondo raffreddamento, né un riscaldamento globale possono durare più di quanto consentito dalle corrispondenti variazioni bi-secolari delle dimensioni e della luminosità del sole.

Il riscaldamento globale osservato tra i secoli XI-XIII, avvenuto durante una fase di aumento a lungo termine della STI e delll’attività delle macchie solari, chiamato “Little Climatic Optimum”, che è simile al riscaldamento globale osservato oggi o addirittura anche più intenso, ha causato gravi cambiamenti climatici. Durante quell’ Età sono stati coltivati dei vigneti in Scozia, la Groenlandia si è presa il nome di Terra Verde ed è stata abitata dai Normanni dalla fine del X – agli inizi dell’XI secolo. L’Europa ha goduto di una crescita economica che ha dato origine al Rinascimento, l’Asia centrale ha attraversato il periodo migliore della sua storia.

L’ultima fase di diminuzione della temperatura globale (la fase fredda nota come Piccola Era Glaciale) è stato osservato, non solo in Europa, Nord America e  Groenlandia, ma anche in qualsiasi altra parte del mondo durante il minimo di Maunder tra il 1645 e il 1715. Tutti i canali nei Paesi Bassi erano congelati, i ghiacciai si rimpadronirono della Groenlandia e le persone sono state costrette a lasciare i loro insediamenti per diversi secoli. Il fiume Tamigi a Londra e la Senna a Parigi, erano congelati ogni anno. L’umanità ha sempre prosperato durante i periodi caldi e ha sofferto durante quelli freddi. Il clima non è mai stato stabile e non lo sarà mai.

Il Flusso solare che colpisce la Terra ha già iniziato a calare sin dagli anni ’90. Secondo le nostre stime, il solar flux raggiungerà il suo minimo nel 2042 ± 11 anni e, in contrasto con l’attuale opinione comune, questo porterà alla caduta globale della temperatura e ad un raffreddamento del clima simile a quello osservato durante il Minimo di Maunder.

Entro la metà del secolo, la carenza di energia solare ricevuta dalla Terra, seguendo l’analogia del minimo di Maunder, potrà essere di un valore tra lo 0,2% e i 3 W per un metro quadrato di superficie degli strati atmosferici esterni in relazione alla massimo livello medio del 1980. Ma inizialmente, dato il fatto che l’ampiezza di variazione della STI è di circa 0,07% nel corso di un ciclo di 11 anni, la sua influenza sul clima sarà inibita dall’inerzia termica degli oceani. Ma se  una diminuzione dell’ ampiezza della TSI durerà per due cicli successivi, il clima eventualmente cambierà di conseguenza, ma con un ritardo  di 17 ± 5 anni a causa sempre della inerzia termica degli oceani.

Durante il trascorso ciclo di 23 che è durato circa il 12,5 anni, ogni metro quadrato degli strati esterni dell’atmosfera hanno ricevuto in media 0,19 W in meno di energia solare in relazione alla quantità di energia solare ricevuta nel precedente  ciclo di 22. Ogni anno questa carenza costituisce un 6 x 10 6 J per ogni metro quadrato degli strati esterni dell’atmosfera della Terra.

Gli strati esterni dell’emisfero terrestre diretto verso il sole  (the Earth disc) con un’area di 127,5 x 10 6 chilometri quadrati hanno visto una carenza di 24 milioni di megajoule di calore nel corso degli ultimi ~ 12,5 anni. Questa è una prova inconfutabile del fatto che il Sole ha smesso di scaldare la Terra come ha fatto in passato e che il nostro pianeta sta vivendo una carenza di energia solare nel corso degli ultimi 12,5 anni, paragonabile alla potenza di 21 milioni di centrali nucleari. Quindi, il nostro pianeta oggi vive in condizioni di “Sole Freddo”.

Di conseguenza, l’umanità non deve aspettarsi una catastrofica fusione del ghiaccio. Noi anzi ci aspettiamo una crescita delle calotte di ghiaccio ai poli. È praticamente già iniziata da ora: l’area di copertura di ghiaccio nell’ Arctico, andando contro tutte le previsioni, è aumentato da settembre 2007 a settembre 2008 di 390 mila chilometri quadrati. (Ed aggiungo io in quanto l’autore non poteva ancora saperlo quando ha scritto questo articolo, l’artico ha poi continuato a recuperare anche quest’anno rispetto il 2008)

Alcuni ricercatori britannici danno la colpa alla  Nina  per il raffreddamento in corso. Questo fenomeno è dato da una riduzione della temperatura degli strati superficiali della zona centrale e orientale dell’Oceano Pacifico, ciclicamente osservato in prossimità delle coste dell’ Ecuador, Perù e Colombia. L’insieme di processi che accompagnano La Nina e le corrispondenti interazioni tra atmosfera e oceano portano a un calo anomalo della temperatura di superficie dell’oceano in media da 0,5-1 gradi Celsius. Il fenomeno diametralmente opposto si chiama El Nino ed è caratterizzato da un aumento anomalo della temperatura superficiale del mare. Entrambi i fenomeni sono ugualmente difficili da spiegare e prevedere. Ci sono alcuni fisici americani che studiano El Nino e La Nina, che suggeriscono che questi fenomeni possono essere entrambi causati da fluttuazioni a breve termine nell’ambito di un ciclo naturale detto “Super Nino”.

Noi invece riteniamo che sia La Nina che El Nino e il Super Nino sono di origine naturale e sono causati dalle fluttuazioni della radiazione dei cicli di 11 anni e di 2 secoli del sole. La variazione dell’intensità della radiazione solare che raggiunge la superficie del mare a causa della sovrapposizione o dei cicli brevi (11 anni) o dei Grandi Minimi fa sì che vi sia un corrispondente riscaldamento o raffreddamento degli suoi strati superiori marini. C’è infatti una correlazione temporale tra questi fenomeni e le variazioni cicliche dell’attività solare.

La tendenza alla diminuzione della temperatura globale della Terra che è iniziata nel 2006-2008, andrà incontro ad una pausa di decrescita temporanea  nel 2010-2012. L’aumento della TSI all’interno di un ciclo breve come il solar cycle 24 è previsto essere compensato dalla diminuzione della TSI durante l’inizio del ciclo del Gran Minima dei “2 secoli”. Infatti solo la diminuzione della TSI all’interno del ciclo 24 accompagnata da una riduzione costante della TSI quando inizierà il vero Grande Minimo nel 2013-2015 porterà ad un stabile  raffreddamento del nostro pianeta, che si prevede che raggiungerà il suo minimo nella fase di un profondo raffreddamento entro il 2055-2060 ± 11 (Abdussamatov HI Izv KrAO. 2007. 103. No. 4. p. 292-298). Il raffreddamento potrà essere simile a quello che si è osservato in tutta Europa, Nord America e  Groenlandia nel 1645-1715, durante il Minimo di Maunder, quando la temperatura è scesa di 1-1,5°C. Questo periodo di  raffreddamento globale durerà per circa 45-65 anni e il riscaldamento arriverà di nuovo dopo che si sarà entrati nell’altra fase bisecolare dei cicli solari. Il periodo di raffreddamento dovrebbe essere regolarmente sostituito di nuovo da un periodo di riscaldamento entro l’inizio del 22° secolo.  Una previsione del raffreddamento globale entro la metà del 21 ° secolo e del nuovo ciclo solare di 200 anni a cui farà seguito ancora una fase di riscaldamento globale agli inizi del 22° secolo, è mostrato nella figura sotto:

1

 

I cambiamenti della TSI quindi esercitano un ruolo fondamentale per il clima mondiale. Se la TSI diminuise di 1.0W/m2, la temperatura della Terra scenderebbe di 0.2°C. E se la temperatura diminuisse di 0.2°C, ciò causerebbe un aumento dell’effetto albedo terrestre di 0,003 dovuto all’umento dei ghiacciai artici ed antartici.

Dai nostri calcoli il cambiamento dell’effetto albedo terrestre, esercita un forte influsso sulle variazioni di temperatura del Pianeta. Nel caso in cui l’albedo crescesse di o,o1, la media annua delle temp globali scenderebbe di 0.7°C. L’effetto albedo è dunque il regolatore termico del mondo.

Secondo i nostri calcoli ed anche secondo quelli dei nostri colleghi stranieri, l’influenza del cambiamento della TSI all’interno dei cicli solari bisecolari, da sola conta a giustificare solo per la metà i cambiamenti climatici della Terra. Tuttavia rappresenta l’unica fonte di energia in grado di influenzare poi l’intero meccanismo climatico. Ma l’altra metà è data dagli effetti secondari che un calo costante e prolungato della TSI comporta, quando appunto si entra nella fase dei Grandi Minimi bisecolari. Infatti una diminuzione della TSI comporta anche un calo dei gas ad effetto serra quali la CO2 ed il vapor acqueo a causa del raffreddamento delle superfici marine.

In conclusione, la diminuzione prolungata della TSI fa aumentare l’effetto albedo e fa diminuire i gas ad effetto serra provocando un abbassamento della temperatura globale. Esistono dei dati che dimostrano che la costante decrescita dell’albedo terrestre durante il periodo 1984-2000 a causa dell’aumento della TSI (forti cicli solari nel 20° secolo), hanno contribuito all’incremento delle temperature terrestri.

La STI è entrata in una fase di discesa già dal 1990, ma l’inerzia termica degli oceani ha provocato il riscaldamento globale osservato negli ultimi anni. Questo perchè il noro pianeta ha accumolato un quantitativo di energia notevole e anomalo nel corso degli ultimi 50 anni del 20° secolo. Dai primi anni del 1990, abbiamo iniziato ad disperdere l’energia accumulata. Improvvisamente i climatologi hanno rilevato che nel 2003 gli strati superiori dell’oceano hanno iniziato a raffreddarsi. Il calore accumulato dagli oceani è comunque tutt’ora in una fase di pausa.

Questa è una prova inconfutabile del fatto che i cambiamenti climatici sulla Terra sono direttamente influenzati dalle variazioni dei cicli solari bisecolari  e la conferma di tutto ciò è  che la Terra ha già raggiunto nel periodo 1998-2005 la fase di massimo riscaldamento globale causato principalmente da un insolitamente elevato e prolungato aumento del flusso di energia solare nel corso del XX secolo quasi tutto.

In questo grafico è quello che ci aspettiamo per i prossimi anni:

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Praticamente oggi stiamo attraversando un periodo di stasi, in cui come le temp non crescono, così non scendono. La stabilizzazione delle temp globali dal 1998 al 2005 e la sua tendenza al ribasso tra il 2006 ed il 2008, sono la prova inconfutabile del fatto che il nostro Sole non ha più scaldato come prima e che il GW di origine antropico è solo un mito legendario. I picchi di riscaldamento avutisi con gli anni 1998 e 2005, non sono altro che la conseguenza del picco di attività solare degli ultimi 50 anni.

Ma entro la metà del secolo in corso, le cose cambieranno, ed una nuova Piccola Era Glaciale del tutto simile a quella che si ebbe durante il minimo di Maunder, arriverà! La temp globale calerà anche senza le limitazioni dei gas ad effetto serra da parte dei paesi industrializzati.Ecco perchè il trattato di Kyoto è inutile.

Comunque il cambiamento climatico verso il raffreddamento sarà diseguale in base alla latitudine. A livello equatoriale gli effetti si sentiranno dopo, mentre gli effetti di raffreddamento saranno più evidenti man mano che si sale di latitudine.

In conclusione, i cambiamenti climatici non sono causati dall’uomo!

Un modo intelligente per controbbattere i cambiamenti climatici è anzi quello di mantenere una crescita economica, che ci permetta di sopravvivere sia durante i periodi di GW sia in quelli di GC.

Fonte originale: http://www.gao.spb.ru/english/astrometr/index1_eng.html

 

Gli Inverni Nella PEG – Ultima parte

13 agosto 2009 20 commenti

C’eravamo lasciati con il Gennaio 1779, mese per antonomasia delle inversioni, ripartiamo a parlare degli inverni della fine del 1700.

Partiamo con l’inverno 1784/85, inverno lunghissimo ( in Inghilterra il più lungo in assoluto ) con episodi nevosi in Europa a quote basse da inizio Ottobre ad inizio Aprile, in Svizzera per esempio il manto nevoso al suolo rimase per circa 150 giorni, ma fu il mese di Marzo che fece scalpore, in gran parte del continente fu il mese più freddo del semestre invernale ed il marzo più freddo di sempre ( anche se in molti osservatori è superato dal Marzo 1845, diciamo quindi che questi due mesi se la giocano alla pari ) soprattutto nell’est dell’Europa, per citare il caso limite, a Praga si raggiunse la temperatura minima di -27.6°C che è tuttora il valore più basso mai raggiunto ( a Praga il mese chiuse abbondantemente negativo, quasi -8°C, che sarebbe stato un valore eccezionale anche per Gennaio ).

Per rimarcare l’incredibile durata di quell’inverno vorrei sottolineare come sia il mese di Ottobre ( 1784 ) che quello di Aprile ( 1785 ) sia entrambi il 2° mese più freddo di sempre per Monaco di Baviera ( quello fu il 5° semestre invernale più freddo di sempre senza però avere nei tre mesi invernali un periodo di gelo intenso ).

Passiamo ora ad un altro inverno lunghissimo, il 1788/89 dove Dicembre risultò essere il più freddo di sempre in Europa, il freddo iniziò però a Novembre dove Londra raggiunse la temperatura di -21°C ( il 25 Novembre ), in Inghilterra sul Tamigi vennero organizzate più fiere sul ghiaccio lungo il l’intero semestre ( a dimostrare della dinamicità di quell’inverno ), in Italia invece gli effetti si sentirono nel mese di Dicembre, dove la laguna veneta rimase gelata per 18 giorni, a fine mese nevicò sia a Roma che a Napoli ( dove l’accumulo raggiunse i 40cm ), gelarono anche i fiumi in Puglia.

Di quell’inverno verrà certo ricordato il capodanno ( forse il più freddo di sempre ) dove Parigi raggiunse la temperatura di -21°C, come detto però il freddo rimase fino a Marzo, per esempio in Olanda a De Bilt il mese ( Marzo 1789 ) chiuse al pari di quello del 1785.

Disposizione Barica nel Dicembre 1788

Disposizione Barica nel Dicembre 1788

Interessantissimo il Giugno 1793 dove nevicò a Padova ( e probabilmente in gran parte del Veneto ) durante i primi giorni del mese.

Passiamo ora all’inverno 1794/95 dove il mese di Gennaio fu uno dei più freddi in Italia, gelò infatti la laguna veneta, in Inghilterra il Tamigi rimase gelato da fine Dicembre ad inizio Marzo ( più di 2 mesi ), mentre in quell’inverno fece scalpore il congelamento di parte del Mare del Nord ( si racconta che la cavalleria francese riuscì ad assalire delle navi olandesi rimaste bloccate tra i ghiacci ).

Segnalo poi un inverno praticamente sconosciuto ( non ho trovato nessuna fonte ), quello del 1798/99, spaventoso per l’est Europa, dove fu il più freddo dell’intera serie ( e di parecchio anche ), per esempio a Praga il mese di Gennaio chiuse a -12.2°C, 2° mese più freddo di sempre ( 1° il Febbraio 1929 con -13.7°C, 3° il Dicembre 1788 con -12.0°C e 4° il Febbraio 1956 con -11.7°C )

Iniziamo con il 1800, la PEG finisce per antonomasia con il 1850, anche se è ovvio che il distacco non è stato netto, si sono verificati episodi di gelo ( anche da record ) nel periodo successivo, però dopo il 1850-1855 i ghiacciai cominciarono a ritirarsi per poi non avanzare più ( se non per qualche piccolo periodo ).

Partiamo subito con l’inverno 1813/14 divenuto famoso per essere l’ultimo su cui sia stata organizzata la fiera sul ghiaccio a Londra sul Tamigi ghiacciato, gelò anche la laguna veneta, il freddo si concentrò principalmente tra Febbraio e Marzo ( in Italia Febbraio fu uno dei più freddi di sempre ).

Quel periodo fu molto secco nel periodo invernale, cosa che faceva da contrasto alle estati notevolmente fresche e piovose, un caso su tutti fu il 1816 conosciuto come l’anno senza estate ( in Italia è l’anno più freddo dal 1700 ), i ghiacciai raggiunsero il picco massimo di avanzata per poi stabilizzarsi e cominciare a ritirarsi come detto dalla seconda metà del secolo.

Citiamo il 1825/26 per aver portato il Tamigi quasi al congelamento totale, ma non tale da poterci passare sopra.

Passiamo ora ad uno degli inverni più famosi, il 1829/30, uno tra i più freddi in assoluto ( battuto solo da pochi altri inverni ) a De Bilt che presenta l’archivio più lungo ( e soprattutto completo ) l’inverno si chiuse come il più freddo dal 1700 ( e quindi 1708/09 compreso ), con una media trimestrale inferiore ai -3°C ( tale valore fu eguagliato con l’inverno 1962/63 che in molti osservatori risulta essere più freddo del 1829/30 ), inverno molto precoce ( Novembre è tra i più freddi di sempre in Europa ) il freddo rimase fino a Febbraio.

Famosissima fu la neve che ricevette la pianura padana, a Bologna l’accumulo al suolo ( non stagionale ) raggiungeva i 2m a fine stagione, in Gennaio si arrivo fino a -16°C ( temperatura che per esempio all’aeroporto fu raggiunta recentemente solo nel Gen-79, nel Gen-85 e nel Feb-91 ) , a Milano l’inverno è il più freddo di sempre con il mese di Gennaio che è il 2° mese più freddo in assoluto.

Il Bimestre Dicembre-Gennaio di quell’inverno è tutt’ora uno dei più freddi per l’Europa.

Disposizione Barica nel Gennaio 1830

Disposizione Barica nel Gennaio 1830

Un altro inverno molto freddo per l’Europa fu il 1837/38 dove Parigi e De Bilt fecero registrare il mese di Gennaio come uno dei più freddi dell’archivio, incredibile come l’Italia sia stata lasciata in disparte, a Milano fu un inverno mite e sopra-media.

Invece in Inghilterra a Londra si raggiunse la temperature minima di -23°C, il Tamigi non gelò, forse per l’escursione termica elevata ( o forse per le stesse cause per cui non gelò nel 1962/63 ).

Concludiamo infine con l’inverno 1844/45, inverno molto freddo ma anche molto tardivo, il freddo intenso iniziò a Febbraio e proseguì fino a Marzo che risultò essere il più freddo per il continente al pari del Marzo 1785, per esempio in molti osservatori Marzo fu freddo quanto Dicembre e molto di più di Gennaio.

Termina qui questa raccolta di inverni del periodo più amato e ambito dai meteo appassionati.

FONTI:

http://it.wikipedia.org/wiki/Inverni_freddi_in_Europa_dal_XV_secolo

http://www.meteogiornale.it/news/archive.php?type=topic&id=189

http://www.wetterzentrale.de/klima/

http://www.tutiempo.net/clima/

Fine

FABIO

Gli Inverni Nella PEG – parte 5

12 agosto 2009 10 commenti

C’eravamo lasciati con l’inverno 1708/09, continuiamo quindi con il resto del 1700 che vide finire la parte più cruenta della PEG ( insieme alla fine del minimo di Maunder ) e quindi con stagioni più miti ( verso la fine del secolo ci saranno alcuni tra gli inverni più miti degli ultimi 500 anni, battuti solo dal 2006/07 ).

Partiamo con l’inverno 1715/16, molto rigido, il Tamigi gela a fine Novembre per scongelarsi solo per i primi di Febbraio, si potè quindi organizzare di nuovo la Fiera dei Ghiacci.

Nel continente è da segnalare il congelamento in due momenti della Senna a Parigi, in Italia invece si registrarono ben 37 nevicate in Piemonte ( da Novembre a Marzo ) con la vegetazione che fiorì solo per i primi di Aprile.

A De Bilt in Olanda il mese del Gennaio 1716 risulta avere un valore di -5°C ( media mensile ), inferiore ai -4.8°C del Gennaio 1709 per esempio.

Aggiungo anche il 1716/17 dove viene segnalata molta neve a Roma, ma nulla più, neanche l’entità dell’accumulo.

Il Tamigi gelò inoltre nel 1728/29 come anche la laguna veneta, ma l’episodio non fu severo, bisogna aspettare il 1739/40 prima di trovare un signor inverno, in Inghilterra il Tamigi gelò per Natale e dopo pochi giorni il ghiaccio permise di organizzarci sopra la Fiera, a Londra la temperatura infatti raggiunse il valore di -22°C e la maggior parte dei fiumi Inglesi gelarono, questo inverno è stato uno dei più freddi per le isole britanniche ( solo il 1962/63 come livelli di freddo è paragonabile a quell’inverno, infatti esso risulta essere il più freddo dal 1741 ).

Nel resto del continente l’inverno non fu da meno, il gelo duro più di 2 mesi e i fiumi rimasero gelati fino a metà Marzo ( a De Bilt il mese di Gennaio chiuse a -4.5°C, mentre a Berlino il bimestre Gennaio-Febbraio chiuse come uno dei più freddi di sempre, -8°C ), la laguna veneta gela nuovamente e a Roma la neve cade abbondante.

Disposizione Barica nel Gennaio 1740

Disposizione Barica nel Gennaio 1740

Curioso l’inverno successivo, il 1740/41 dove il mese di Novembre ( 1740 ) è stato il più freddo del semestre invernale ( quel Novembre è il più freddo della serie sia di De Bilt che di Berlino e probabilmente il più freddo per l’Europa ).

Segnaliamo anche il Gennaio 1744 dove a Palermo l’accumulo stagionale di neve raggiunse il mezzo-metro ( valore mai più neanche avvicinato ),fu però il Gennaio 1755 un mese veramente rigido per l’Italia, con la laguna veneta che ghiacciò per uno spessore di 43cm in profondità, il mese fu secchissimo, infatti non ci sono state precipitazioni nevose, solo l’adriatico grazie allo stau ricevette accumuli discreti, in Inghilterra invece l’inverno si concluse mite, infatti non vengono segnalati casi di congelamento dei fiumi.

Molto freddo fu anche il 1762/63, a Parigi il mese è uno dei più freddi ( -2.4°C ) e a Londra il Tamigi gelò completamente, mentre a De Bilt Gennaio chiuse al 3° posto tra i mesi più freddi con -5.8°C ( primo il Gennaio 1823 con -7°C e secondo il Febbraio 56 con -6.7°C che ovviamente risulta il mese più anomalo )

Passiamo ora all’inverno 1766/67, il Tamigi gelò nuovamente e nella campagna inglese si raggiunsero temperature fino a -27°C, in Italia il mese di Gennaio per Milano risulta essere il più freddo dell’intera serie, -4.6°C ( ma non il più anomalo che è il Febbraio 56 ), anche se casualità vuole che nel complesso non risulti tra i più freddi, anzi, addirittura si concluse più mite dell’inverno precedente.

Da segnalare il Gennaio 1779, in mezzo ad un inverno molto mite questo Gennaio è forse il simbolo delle inversioni termiche, infatti esso è il mese più freddo dell’archivio di Innsbruck ( dal 1777 in poi ) con -11.9°C, è incredibile se si pensa che non c’è stata alcuna irruzione fredda e che nel resto dell’Europa il mese si concluse con valori normalissimi per il periodo ( Milano per esempio chiuse il mese a -0.4°C )

Fine parte 5

FABIO