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La prossima NINA sarà un altro duro colpo al riscaldamento globale!

30 aprile 2010 93 commenti

Mentre scrivo questo post, la temperatura RSS non mostra alcuna tendenza al riscaldamento da maggio 1997 e ad oggi sono 12 anni e 11 mesi.

Questo fatto é sicuramente pericoloso per i “fedeli” del riscaldamento globale. Ma le cattive notizie non finiscono qui. Il NOAA per forza di fatti obiettivi che non puó nascondere, né manipolare, sta prevedendo una fase Niña e quindi di raffreddamento dell´Oceano Pacifico per questo inverno.

Che ci sia in fase di sviluppo una fase di Niña, (che i nostri fedeli del AGW giá dicevano che non poteva piú accadere dato che gli oceani secondo loro avrebbero continuato a riscaldarsi senza fine con il continuo aumento della CO2 e che quindi ci potevano solo essere continue fasi di Niño sempre piú forti anno dopo anno) lo possiamo vedere anche da queste immagini sotto.

Non c’ è dubbio che le acque fredde si stanno avvicinando rapidamente, anche l´indice SOI (che in qualche misura predice l´indice ENSO) si é spostato decisamente sul positivo e quindi ad un arrivo della Niña:

Cosí sembra che anche quest´anno potremo avere un EFFETTIVO raffreddamento globale. Ed é platealmente inutile che il GISS stia tentando di aumentare in tutti i modi le temperature con falsificazioni che speriamo presto vengano smascherate. (ma questo non puó toccare a noi che scienziati non siamo).
Finora i siti ecoterroristici come Real Climate hanno utilizzato i dati GISS che ha un errore grossolano mostrando il 2005 piú caldo del 1998, e poi gli stessi siti nel 2008 dicono che 7 anni senza riscaldamento non é un problema per la FEDE del riscaldamento globale. E poi nel 2009 gli stessi hanno dovuto affermare che 8 anni senza riscaldamento non sono un problema;

Quindi adesso avremo un raffreddamento causato dalla Niña senza MAI dimenticare l´eccezionale fase di minimo solare, e penso proprio che i fanatici del GW avranno anche quest´anno amare sorprese.
Ma al solito giá si stanno peparando a dire: “Non é nulla é stato solo la fase della Niña che ha provocato questo momentaneo raffreddamento. Ma il Riscaldamento globale continua”.
Ma con il 2010 saranno 9 anni di fila che non c’ è piú riscaldamento globale. Per quanto tempo dovrá durare questa fase di raffreddamento affinché questi maniaci si arrendano alla evidenza?
Credo proprio che quella immagine della Niña che si avvicina possa essere meglio mostrata cosí;

SAND-RIO

Il Massimo solare porta una Nina debole? Leggete qui…

15 gennaio 2010 67 commenti

Stabilire un legame fondamentale tra il ciclo solare e il clima globale, è la ricerca condotta dagli scienziati della National Science Foundation (NSF) finanziati dalla National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, Colorado, che cerca di dimostrare quali influenze potrebbe avere l’attività solare sui fenomeni del Nino e della Nina nelle acque del Pacifico.

La ricerca potrebbe aprire la strada verso previsioni della temperatura e delle  precipitazioni in determinati momenti, durante i cicli di 11 anni del sole.

“Questi risultati sono sorprendenti in quanto mettono in correlazione una serie scientificamente fattibile di eventi che collegano il ciclo solare di11 anni con il fenomeno dell’ ENSO, che poi influenza la variabilità del clima in tutto il mondo”, dice Jay Fein, direttore del programma in NSF Division of Atmospheric Sciences. “Il prossimo passo è quello di confermare o meno questi risultati interessanti del modello con analisi di dati di osservazione e con nuove osservazioni”. L’energia totale che raggiunge la Terra  varia di solo lo 0,1 per cento in tutto il ciclo solare.

Alcuni scienziati hanno cercato per decenni di collegare questi alti e bassi di attività solare, agli agenti atmosferici naturali e alle variazioni del clima, cercando di distinguere questi effetti sottili dal modello più ampio che vede l’uomo come causa principale del surriscaldamento globale. Sulla base dei lavori precedenti, questi ricercatori hanno utilizzato i modelli computerizzati dell’NCAR  sul clima del pianeta e più di un secolo di studi sulla temperatura dell’oceano per rispondere alle domande di lunga data sulla connessione tra l’attività solare e clima globale.  La ricerca, è stata pubblicata nel mese di luglio in un articolo del Journal of Climate, ed è stata finanziata dalla NSF, sponsor NCAR, e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

“Abbiamo arricchito gli effetti di un nuovo meccanismo per comprendere ciò che accade nel Pacifico tropicale, quando c’è un massimo di attività solare”, spiega lo scienziato del NCAR  Gerald Meehl, autore principale della riceca. “Quando il sole è ai suoi picchi di attività, esso ha azioni ad ampio raggio e spesso sottili effetti sulle precipitazioni tropicali e sui sistemi meteo in gran parte del mondo.” Il nuovo tema, già trattato in precedenza da Meehl e colleghi,  mostra come il Sole una volta raggiunta la massima attività, riscalda le zone libere di nuvole dell’Oceano Pacifico in modo sufficiente per far aumentare l’evaporazione, intensificare le piogge tropicali e gli alisei, e raffreddare la parte orientale del Pacifico tropicale. Il risultato di questa catena di eventi è simile a un evento Niina like, anche se il raffreddamento di circa 1-2 gradi Fahrenheit è focalizzato più ad est, ed è soltanto  forte circa la metà di una tipica Niña. Verso l’anno successivo o dopo il secondo, la Niña  attivata dal massimo solare tende ad evolversi in un El Niño, appena lenti correnti sostituiscono l’acqua fredda sul Pacifico orientale tropicale con acque più calde del solito. Ancora una volta, la risposta dell’oceano è solo circa  forte la metà un usuale El Niño. In verità La Niña e El Niño sono associati con i cambiamenti nelle temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale. Ed Essi possono influenzare i modelli meteo in tutto il mondo. La carta non analizza l’impatto degli eventi meteo guidati dal sole. Ma Meehl e il suo co-autore, Julie Arblaster, entrambi del NCAR e l’Australian Bureau of Meteorology, hanno constatato che la Nina guidata dal sole tende a provocare condizioni di caldo e secco in lacune parti del Nord America occidentale. Ulteriori ricerche saranno necessarie per determinare l’impatto aggiuntivo di questi eventi meteo in tutto il mondo.

“Basandoci sulla nostra comprensione del ciclo solare, potremmo essere in grado di connettere le sue influenze con la meteo in un modo che può alimentare  più previsioni lungo termine”dice Meehl. Gli scienziati sanno da anni che a lungo termine le variazioni solari incidono su alcuni modelli meteorologici, tra cui la siccità e le temperature regionali. Ma lo stabilire una connessione fisica tra il ciclo decennale solare e i modelli climatici a livello mondiale si è dimostrata sfuggente. Uno dei motivi è che solamente da ochi anni sono stati usati dei modelli computerizzati che sono stati in grado di simulare realisticamente i processi associati con il riscaldamento e il raffreddamento del Pacifico tropicale, associato a El Niño e La Niña.

Con questi modelli ora in mano, gli scienziati sono in grado di riprodurre il comportamento del sole del secolo scorso e vedere come esso influisce sul Pacifico. Per scovare questi collegamenti un pò sottili tra il Sole e la Terra, Meehl ei suoi colleghi hanno analizzato le temperature della superficie del mare dal 1890 al 2006.  Hanno poi utilizzato due modelli computerizzati basati su dati del NCAR per simulare la risposta degli oceani alle variazioni dell’attività solare. Essi hanno scoperto che, quando il sole raggiunge il suo picco di attività, una piccola quantità di energia solare si accumula in più nell’arco di diversi anni provocando un leggero aumento nel locale riscaldamento atmosferico, in particolare tra le parti tropicali e subtropicali del Pacifico, dove le zone sono in genere scarse di nuvole e quindi la radiazione solare non è schermata. Questa piccola quantità di calore supplementare porta a una maggiore evaporazione, producendo vapore acqueo supplementare.  A sua volta, l’umidità è trasportata dai venti alisei alle zone normalmente piovose del Pacifico occidentale tropicale, alimentando piogge pesanti.

Appena questo ciclo climatico si intensifica, gli alisei si rafforzano sempre più. Ciò mantiene il Pacifico orientale ancora più fresco e asciutto del solito, producendo le condizioni di Nina. Anche se questo modello del Pacifico è prodotto dal massimo solare, gli autori hanno trovato che il suo cambio verso a condizioni di Nino è probabilmente attivato dallo stesso tipo di processi che normalmente portano a passaggi tra La Niña e El Niño. La transizione ha inizio quando i cambiamenti della forza degli alisei produce lenti impulsi equatoriali noti come onde di Rossby delle acque oceaniche superficiali, che impiega circa un anno per tornare indietro a ovest attraverso il Pacifico.

L’energia che poi riflette dal limite occidentale del Pacifico tropicale, rimbalza verso est lungo l’equatore, approfondendo lo strato superiore di acqua e riscaldando la superficie dell’oceano. Come risultato, il Pacifico subisce un effetto tipo El Niño circa due anni dopo il massimo solare. L’evento si stabilizza dopo circa un anno, e il sistema torna ad uno stato neutrale. “El Niño e La Niña sembrano avere dei propri meccanismi separati”, spiega Meehl “, ma il massimo solare può interferire e inclinare la probabilità verso una debole La Niña. Se il sistema si stava dirigendo verso un Niña comunque”, aggiunge , “sarebbe presumibilmente una Nina più grande.”

Fonte: http://209.85.129.132/translate_c?hl=it&sl=en&tl=it&u=http://www.sciencedaily.com/releases/2009/07/090716113358.htm&rurl=translate.google.com&usg=ALkJrhg78WwSnZK8QxD8vwgb9bgna1MamA

Tradotto da Simon

La situazione termica negli Oceani sorprende gli studiosi

13 marzo 2009 2 commenti

(Della serie non siamo gli unici ad averlo notato, ecco un ottimo articolo di M.Rossi sull’MTG)

weather.unisys.com: Fredde temperature sia sull'Atlantico che sul Pacifico, per il doppio fenomeno della Nina e dell'AMO negativo.

weather.unisys.com: Fredde temperature sia sull'Atlantico che sul Pacifico, per il doppio fenomeno della Nina e dell'AMO negativo.

Possiamo notare due particolarità, nell’ambito della situazione degli Oceani in questo periodo. Prima di tutto, l’ulteriore intensificazione del fenomeno della Nina, oltre i livelli delle previsioni emesse nei mesi passati dai vari centri di calcolo. Dopo l’intensa Nina che culminò nel Gennaio 2008, ci si sarebbe infatti aspettati una fase caratterizzata da temperature equatoriali lievemente inferiori alla norma, per poi risalire più o meno rapidamente verso una situazione opposta, stando al ciclo La Nina – El Nino che si alternano tra di loro ogni 4-6 anni circa. L’ulteriore intensificazione della Nina che si sta verificando in questi giorni, ha un po’ sorpreso gli studiosi che, adesso, hanno modificato le loro previsioni annunciando un raffreddamento piuttosto intenso delle acque equatoriali peruviane perdurante fino almeno agli inizi della prossima Estate. Per il prossimo inverno 2009-10, invece, sarebbe previsto l’arrivo del Nino, anche se non intenso, tuttavia a questo punto le previsioni di questo fenomeno potrebbero anche slittare in avanti nel tempo. El Nino e La Nina sono imputati di notevoli effetti climatici in ambito intertropicale, ma studi vengono compiuti per verificare eventuali influenze in ambito europeo e mediterraneo. Si ricordano infatti i miti inverni e le caldissime Estati negli anni 1983, 1998, e 2003, legate alla probabile influenza del Nino, e gli episodi siccitosi invernali sul Nord Italia correlati alla presenza del fenomeno opposto (come, ad esempio, nel 1997). Ma molto più importante, e, per certi punti di vista, sorprendente, è l’andamento dell’indice AMO, che si è negativizzato fino a raggiungere un valore, in Febbraio, di -0,113, che non veniva più raggiunto dal Novembre 1996. Questo indice, che è più importante per il nostro Paese ed il Continente Europeo, dà un’indicazione dell’andamento delle temperature dell’Atlantico Settentrionale. Infatti un aumento ciclico di precipitazioni sulla fascia tropicale causa un rallentamento della Corrente del Golfo, e della quantità di calore che essa trasporta verso settentrione, secondo un ciclo di durata variabile tra i 20 ed i 40 anni (anche se, seguendo il grafico delle variazioni di tale indice a partire dal 1856, si notano periodi anche di 50 anni). Poiché l’ultimo “ciclo freddo” dell’Atlantico Settentrionale, si è concluso nel 1996, dopo aver interessato gli anni Sessanta e Settanta (decenni caratterizzati da un calo termico sulla nostra Penisola), il prossimo ciclo sarebbe dovuto iniziare non prima del 2020 circa. Questo “anticipo” di raffreddamento ad appena 13 anni di distanza dall’inizio della “fase calda” è molto anomalo, e trova scarsi riscontri nel passato, per lo meno negli ultimi 150 anni. Si deve pensare a qualche causa che ha provocato questo anticipo di negativizzazione dell’indice AMO, ad esempio un aumento delle piogge o della copertura nuvolosa nell’Atlantico Tropicale, che possa averne diminuito le temperature superficiali, oppure la lieve diminuzione della radiazione incidente provocata da un minimo solare molto prolungato come l’attuale. Inutile dire che le variazioni dell’AMO sono molto più importanti, in ambito europeo, di quelle del ciclo Nino – Nina, anche perché il ciclo AMO ha durate pluridecennali, al contrario del secondo che si risolve su durate di 2-5 anni.

Di Marco Rossi (MTG)

Fonte: http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19801