Archive

Posts Tagged ‘IPCC’

La teoria del GW Antropogenico é falsa nelle sue parti e falsa nella sua totalitá. La teoria dell´IPCC é come il “VENTO”.

21 luglio 2010 24 commenti

Ci sono molte variabili, ignorate, sottovalutate o semplicemente non capite nella scienza climatica e soprattutto nel modellini computerizzati che pretendono voler simulare il clima globale, e che distruggono qualsiasi pretesa di conoscere o comprendere il tempo e il clima.
Vediamo allora le osservazioni dei fanatici serristi e dei sostenitori accaniti del Riscaldamento Globale di origine Antropica tra cui spicca il il gruppo/lobby politico/affaristico dell´IPCC.
Nel rapporto dell´IPCC del 2001 hanno detto: “Nella ricerca sul clima e la sua modellazione dobbiamo riconoscere che si tratta di un sistema caotico non lineare e che quindi le previsioni a lungo termine dello stato climatico futuro non é possibile se non in misura approssimativa e probabilstica”.
Anche James Lovelock, l´inventore della speculazione ipotetica GAIA ha detto: ” È quantomeno ingenuo, scientificamente parlando, pensare che possiamo dare precise previsioni riguardo al clima futuro. Ci sono troppe incognite ed é sbagliato fare previsioni”.
Kevin Trenberth, uno dei piú importanti autori del rapporto dell´IPCC e socio del CRU, ha detto: ” È chiaro che non abbiamo una visione del sistema globale del clima… questo puó essere uno shock per tutte le persone che pensano che sappiamo adeguatamente quello che sta succedendo con il clima, ma in realtá non lo sappiamo a fondo”.
Ross McKitrick si chiede se esiste una temperatura globale, dati i molti rapporti che ci sono sulla inadeguatezza di come vengono raccolte le temperature.

http://www.uoguelph.ca/~rmckitri/research/globaltemp/globaltemp.html

Antony Watts mostra i gravi problemi che ci sono sulle stazioni meteo americane… che sono poi addirittura anche le migliori al Mondo, figuriamoci quelle in zone “disagiate”!

http://www.surfacestations.org/

Sappiamo anche come vengono adeguati i dati per sostenere la teoria e le tesi del Riscaldamento Globale.
Tuttavia la considerazione nei modellini da playstation di altre variabili é ancora peggio, proprio a causa della complessitá delle loro misurazioni. Gli strumenti per misurare con precisione le precipitazioni, in particolare quelle nevose, sono sempre state una sfida enorme. Ma forse la variabile piú dimenticata ma fondamentale se si vuole creare un modello un poco piú realistico del sistema climatico, é la VELOCITÀ DEL VENTO.
Gli antichi greci giá conoscevano l´importanza della direzione del vento e come esso determinasse il tempo e il clima in una determinata regione. Avevano anche costruito una Torre dei Venti ad Atene in onore alle otto divinitá dei venti.

La torre dei venti di Atene

La direzione dei venti era critica per chi andava a vela in quella epoca (ma anche dopo…) e cosí i marinai greci svilupparono la capacitá di leggere il vento da 32 punti cardinali.
L´intensitá era una questione diversa, i primi tentativi della sua misurazione furono fatti attaccando un puntatore ad una coppa e ad una scala dei venti e in cui il puntatore avrebbe dovuto indicare la forza del vento. Ma solo nel 1846 avvenne il grande cambiamento quando si inventó l´anemometro.

Anemometro del 1870

Anche se l´anemometro fornisce dati precisi, la registrazione della misurazione deve essere continua.
L´atmosfera si riscalda a contatto col suolo (conduzione) ma anche attraverso l´evaporazione dell´umiditá che viene poi rilasciata nell´atmosfera, in entrambi i casi il tasso di riscaldamento varia con la velocitá del vento. Anche una lieve variazione della velocitá del vento risulta in una variazione dello scambio termico e nella sua distribuzione nell´atmosfera.
Il vento si crea per una differenza di pressione che a sua volta si crea per una differenza di temperatura. Una alta temperatura crea una bassa pressione e allora il vento soffia da una zona di alta pressione con temperatura piú bassa. Cosí si corregge lo squilibrio.
Ci sono in generale dei venti a livello mondiale creati da questo differente riscaldamento. Se la Terra non ruotasse avremmo avuto una semplice circolazione dei venti con venti costanti dall´equatore verso i poli. Ma il risultato della rotazione terrestre fa sí che i venti spirino verso Est, sud-est nell´emisfero nord e verso ovest nord-ovest nell´emisfero sud.
Poi ogni regione terrestre ha differenti terreni, diverse quantitá di acqua e cosí ogni spostamento dei venti zonali influirá sul ruolo del vento e di conseguenza sul riscaldamento della atmosfera della zona.
La figura sotto mostra i grafici di frequenza percentuale dei venti provenienti da sud a York sulla riva sud-ovest della baia di Hudson per due decenni a 100 anni di distanza.
Nel primo decennio 1721-1731 e che rientra perfettamente nella LIA (Little Ice Age) i venti che soffiano da sud sono il 7% del tempo. Nel decennio 1841-1851 e quindi fuori dalla LIA, i venti che spirano da sud sono il 12% del tempo con un picco nel 1842 con il 27% del tempo.


Nella Fig. La percentuale dei venti provenienti da Sud a York Factory
Fonte: Ball (1986), Climate Change, Vol. 8 pp. 121-134.

Il rapporto dell´IPCC del 2007 riconosce gli spostamenti (http://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/wg1/en/ch3s3-5-7.html) di alcuni venti e dei relativi sistemi meteorologici. Infatti dice:” In base a una serie di misurazioni nella superficie e nella troposfera superiore, è probabile che vi sia stato un aumento e uno spostamento verso il polo nell`Emisfero Nord delle tempeste invernali nella seconda metà del 20° secolo, ma vi sono ancora notevoli incertezze nella grandezza della crescita a causa del tempo occorrente per le rianalisi”. La parola “probabile” è definito come superiore al 66% di probabilità. Lo spostamento non é sorprendente perché il vento prevalente da ovest che accompagna le tempeste si sposterebbe a nord se la Terra si riscalda. Ma LORO riconoscono che ci sono “incertezze significative” sulla EFFETTIVA MAGGIORE FREQUENZA.
Loro non tentano neanche di discutere il significato che avrebbe per il clima terrestre, il trasferimento di calore dovuto allo spostamento delle tempeste verso Nord.
Noi sappiamo che il vento provoca lo spostamento di masse di ghiaccio galleggianti nell´artico che creano zone libere dove si creano nuovi ghiacci che aumentano la banchisa, ma quanto incide lo scambio di calore e evaporazione?? E questo é ancora peggio nell´emisfero meridionale. Analisi effettuate sui numeri di cicloni extratropicali nell´emisfero sud del pianeta, e gli aumenti delle circonferenze e profonditá di questi cicloni extratropicali nell´emisfero sud sono causa ancora di grande incertezza.
La misura in cui l´IPCC e il loro fans sostenitori o ultras da curva sud, hanno ingannato il mondo é incredibile.
Come ha dichiarato Jean-Francois Revel: “Come é possibile per una teoria, che é falsa nelle sue parti componenti, essere vera nel suo insieme?”.
Una scienza climatica vera ed ufficiale avrebbe dovuto aggiungere nei suoi rapporti che molte delle parti del “tutto” sono omesse o sbagliate o almeno incerte.
Ma la mentalitá perversa dei sostenitori dell´AGW si nota quando per loro un gruppo umano si trasforma in una folla quando si risponde ad un suggerimento piuttosto che al ragionamento, a un’immagine piuttosto che a un’idea, ad una affermazione piuttosto che a una prova, alla ripetizione di una frase piuttosto che agli argomenti, al prestigio piuttosto che alla competenza.

SAND-RIO

Climatologia e IPCC in crisi: Giusto o Sbagliato? (Prima Parte)

11 aprile 2010 26 commenti

Innanzi tutto mi scuso con tutti voi se questo articolo sará particolarmente lungo, ma la vicenda del clima sulla Terra non é risolvibile con frasi ad effetto tipo spot pubblicitari o con diagrammi piú o meno comprensibili, ed ho voluto riassumere, anche se a grandi linee, la situazione in cui si trova oggi la discussione sul clima e la situazione di crisi, a volte ingiusta, in cui si trova la climatologia. Sono partito dal fatto che esistono studi seri, sia in una direzione che nell´altra e che come spesso accade la veritá é nel mezzo. Quindi questo articolo non é né pro AGW né contro, ma spero di aver fatto un lavoro obiettivo, almeno ho tentato di farlo.

Afflitto da rapporti di lavoro sciatti, falsificazioni e esagerazioni, la ricerca sul clima si trova ad affrontare una seria crisi di fiducia.Quanto sono affidabili le previsioni sul riscaldamento globale e le sue conseguenze? E sarebbe davvero la fine del mondo se le temperature aumentassero oltre il famoso limite di due gradi Celsius?

Solo pochi mesi fa Jones era un uomo con una reputazione invidiabile: il capo del Climate Research Unit (CRU) presso l’Università di East Anglia a Norwich, in Inghilterra, un esperto nel suo campo e il padre di una allarmante curva della temperatura globale che, apparentemente, ha fatto vedere come la Terra si stava riscaldando a causa del riscaldamento globale di origine antropica.
Quei giorni sono ormai finiti.
Oggi, Jones, che è al centro della “vicenda Climategate, ha bisogno di sonniferi prende beta-bloccanti per aiutarlo a superare la giornata. E ‘stato al centro di uno scandalo di ricerca che lo ha colpito in modo imprevisto come un tamponamento in autostrada.
I suoi giorni sono ormai modellati da commissioni d’indagine, alle università e nel Parlamento britannico. Si siede sulla sua sedia nelle audizioni, sembrando un miserabile, a volte anche tremante. Internet è pieno di commenti di scherno su di lui.
Jones è finito: emotivamente, fisicamente e professionalmente.
Una delle conclusioni della sua famosa analisi statistica del clima mondiale è che la temperatura media sulla Terra è aumentato di 0,166 gradi centigradi per decennio tra il 1975 e il 1998. Questo, secondo Jones, è stato il chiaro risultato della sua ricerca e quella di molti altri scienziati.
Lui é al 100 per cento sicuro che il clima si è riscaldato, Jones ha detto implorante: “Non ho manipolato o fabbricato tutti i dati.”
Il suo problema è che il pubblico non si fida piú di lui,.la sua credibilità è distrutta, ed è così anche di un’intera categoria professionale che ha basato molto del suo lavoro fino ad ora proprio sulla ricerca di Jones.
Coloro che hanno sempre visto il riscaldamento globale come una cospirazione globale ora sentono un senso di soddisfazione. Gli scettici del clima si sentono vendicati, perché Jones, nella sua corrispondenza scritta con i colleghi, tutti esponenti della comunità di ricerca del clima, non si propone come uno scienziato obiettivo, ma piuttosto come un attivista o missionario che vede i suoi dati personali, come il suo santuario ed è intento a proteggerlo dagli occhi critici dei suoi detrattori.
La vicenda è Climategate ha macinato farina per i mulini degli scettici, che hanno acquisito crescente sostegno per la loro causa, in particolare nei paesi di lingua inglese. Quello che era iniziato con e-mail hacked nel Regno Unito si è moltiplicato in una crisi che colpisce tutta una disciplina scientifica. Al suo centro è una élite di un gruppo di scienziati altamente influenti, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) che operano per conto delle Nazioni Unite. Questi scienziati hanno organizzato e preparato, sotto l’ombrello dell’IPCC, previsioni sul clima terrestre cercando di convincere i governi mondiali ad eliminare gradualmente l’età del petrolio e del carbone.
Alla fine del 2007, l’IPCC è stato anche insignito del Nobel per la Pace il Presidente dell’IPCC Rajendra Pachauri era come la personificazione della coscienza del mondo. Lui ha accettato il premio a nome della sua organizzazione.”Il cambiamento climatico pone i nuovi rischi”, ha detto Pachauri al suo pubblico, dicendo che la decisione di assegnare il premio per l’IPCC è stato “un vibrante appello per la protezione della terra che si trova di fronte l’impatto del cambiamento climatico”. Egli ha anche avvertito del rischio di un mancato intervento: “Ogni anno di ritardo implica un impegno al cambiamento climatico maggiore in futuro”.
Da allora, l’IPCC ha vissuto una drammatica caduta. Meno di tre anni dopo questo trionfo appaiono gli errori e le esagerazioni nel rapporto IPCC. Essi comprendono la curva di temperatura contestato a Jones, la previsione che tutti i ghiacciai dell’Himalaya scomparirebbero entro il 2035 e l’aumento di calamità naturali senza citare alcuna fonte.
A metà marzo, il Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon ha fatto una brusca frenata e ha nominato un cane da guardia per l’IPCC. Il Consiglio InterAcademy, una coalizione di 15 accademie scientifiche nazionali, esaminerà i lavori dell’IPCC da questo autunno.
Esiste già un consenso oggi che le riforme profonde sono necessarie alla IPCC. La selezione dei suoi autori e gli ospiti non erano sufficientemente nonpartisan, non c’era abbastanza comunicazione tra i gruppi di lavoro, e non vi erano i meccanismi su come gestire gli errori.
Anche in questione è la posizione del presidente dell’IPCC Rajendra Pachauri, che è lodato come un “pensatore leader a livello globale”, nella sua biografia ufficiale. Per salvare il clima ha fatto una figura miserabile durante la crisi attuale. Il soomo guru del clima ha sommariamente respinto le obiezioni degli scienziati che non la pensavano come lui, come “scienza voodoo”.
Gruppi di scienziati di diversi istituti di ricerca sul clima chiedono le dimissioni di Pachauri. “La ricerca sul clima è ora in una situazione difficile, dicono, Pachauri ha offerto un fianco non protetto.agli scettici, dovrebbe assumersi la responsabilità di ciò e dovrebbe dimettersi”.
Nel complesso, l’intera professione è stata gravemente danneggiata dallo scandalo. Attualmente stianno subendo una massiccia erosione di fiducia. La ricerca sul clima è stata corrotta dalla politicizzazione, così come le centrali nucleari si credeva fossero sicure prima di Chernobyl.
Nessun altro ramo della scienza è cosí carica politicamente. Una guerra di religione sta infuriando tra allarmisti e scettici, e minaccia di consumare i veri climatologi. Ma è un conflitto critico, perché gira intorno a qualcosa come una massiccia ristrutturazione totale della società industriale, un “lavoro” che avrà un costo di migliaia di miliardi di euro.Potenti interessi economici e incrollabili convinzioni fondamentaliste entrano in gioco.
La crisi di credibilità in climatologia vive un momento estremamente sfavorevole. Dal vertice del 2009 a Copenaghen, la politica ambientale è in uno stato di shock. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, per esempio, ha messo in stand by la sua iniziativa per la nuova legislazione sul clima. E anche il presidente francese Sarkozy ha invertito il suo progetto di introdurre una tassa sul clima, dicendo: “Noi non imponiamo alcun vincolo sul nostro settore industriale”.

Credo che gli scienziati non dovrebbero mai sposarsi con le loro teorie perché in futuro potrebbero essere sconfessate da nuove scoperte. La ricerca scientifica deve essere interamente rivolta verso i risultati, oggi ci sono sempre più scienziati che vogliono essere i politici.
Gli inglesi del centro di ricerca sul clima il Met Office ha deciso che l’unico modo per riguadagnare la fiducia è rendere tutti i dati climatici disponibili online immediatamente, in un sistema che è accessibile a chiunque ed offre la massima trasparenza e includendo valutazioni critiche su quanto è affidabile ogni pezzo di informazioni. Il Met Office ha stimato che questo grande progetto internazionale, ci vorranno peró almeno tre anni, mentre per adesso quelli del GISS e del NOAA si guardano bene dal prendere iniziative simili.
Gli scienziati temono che senza un processo aperto, onesto, essi non troveranno più ascolto. Questo processo potrebbe significare che molto di ciò che è stato a lungo considerato “conoscenza scientifica” verrà messo sotto esame ancora una volta, in particolare si dovrá rispondere a cinque domande elementari sul futuro del clima:

* In quanti gradi effettivamenteé aumentata la temperatura della Terra e quanto ulteriormente le temperature aumenteranno?
* Quanto il livello del mare salirà in un clima con effetto serra?
* Possiamo aspettarci di vedere in futuro tempeste con una forza senza precedenti?
* Quali parti del mondo avranno più siccità e dove ci saranno più inondazioni?
* La situazione del pianeta sará veramente fuori controllo se la temperatura media globale aumenterá di oltre due gradi?

Per gli attuali grandi climatologi molte di queste questioni rimangono aperte. I media, i politici e anche gli scienziati parlano spesso di cambiamenti del clima con una certezza che in realtà non esiste.
Per esempio, ci sono molte indicazioni che in epoca medievale, tra 900 e 1.300 dC, quando i Vichinghi allevavano bestiame in Groenlandia e la vite era coltivata in Scozia, che è stata più calda di quanto lo sia oggi. Questo è precisamente ciò che Mann (quello che ha inventato la mazza di kockey) ha negato, con una certezza che irrita anche i suoi alleati.
Programmando qualsiasi computer, utilizzando la metodologia di Mann e inserendo dei dati del tutto casuali nel programma i risultati sono una curva mazza da hockey.
McIntyre ha scoperto questo trucco. Ma con la loro auto-esaltazione, i climatologi hanno fatto di lui una leggenda su Internet. Un milione di persone al mese visitano il suo blog. Essi comprendono sia gli scettici del clima e al solito dei teorici della cospirazione, ma anche, più recentemente, molti accademici matematici e scienziati.
McIntyre afferma che egli crede nel cambiamento climatico. “Io non voglio buttare via il bambino con l’acqua sporca», dice, “ma quando trovo errori, voglio che vengano corretto”.
Jones ha commesso un grande errore, è stato come un ragno nella sua tela.Quasi ogni dibattito interno tra i papi del clima passava attraverso il suo computer, lasciandosi dietro una scia digitale.
Soprattutto, però, Jones controllava la “pistola fumante” della climatologia: cioé la curva della temperatura della Terra. La temperatura record che risale agli inizi dell’industrializzazione sono destinate a provare che la temperatura globale media è già aumentata di quasi un grado Celsius dal 1850.
Ci sono vari elementi di prova indiretta che sostengono la teoria del riscaldamento globale. I ghiacciai si stanno ritirando, sono in aumento il livello del mare e i ghiacci marini nelle regioni artiche stanno diminuendo, almeno fino a qualche anno fa..Ma questi segni non sono nulla rispetto ai valori rilevati nelle stazioni meteorologiche.
Il problema è che la qualità dei dati grezzi provenienti dai servizi meteorologici di tutto il mondo differisce notevolmente. In un certo numero di stazioni meteorologiche, le temperature aumentano perché le case e le fabbriche erano state costruite intorno a loro. Altrove, le stazioni sono stati spostate e, di conseguenza, hanno improvvisamente prodotto diverse letture. In tutti questi casi, Jones ha dovuto usare metodi statistici per correggere gli errori nelle letture della temperatura, con un approccio chiamato “omogeneizzazione”.
Ma Jones ha proceduto correttamente nella omogeneizzazione dei dati? La maggior parte dei climatologi credono ancora nella tesi che Jones non ha intenzionalmente manipolato i dati. Tuttavia, sotto la pressione degli attacchi Jones ha dovuto ammettere qualcosa di incredibile: aveva cancellato i suoi appunti su come ha costruito l’omogeneizzazione. Ciò significa che non è piú possibile ricostruire con i dati grezzi la sua curva di temperatura.
Questo è uno dei più grandi peccati che uno scienziato possa commettere. È come se un cuoco non fosse più in grado di cucinare i suoi piatti perché ha perso le ricette.
Inoltre Jones ha attribuito una impennata dei valori di temperatura al calo dell’inquinamento atmosferico dal 1970 a causa di leggi più severe sulle emissioni. Le particelle in sospensione bloccano la radiazione solare, in modo che le temperature aumentano quando l’aria diventa più pulita. L’inquinamento atmosferico nel sud è sempre stata molto inferiore rispetto al nord, c’è meno terra e quindi meno industria nel Sud del mondo. Stranamente, tuttavia, l’aumento della temperatura nel sud è forte quanto lo è nel nord. E questo non è veramente possibile. È come se un meccanismo naturale é stata almeno in parte la colpa per l’aumento delle temperature, e questo farebbe diminuire la quota di influenza umana nel riscaldamento globale.
I critici di Jones poi lo rimprovano per non aver presosufficientemente in considerazione la crescita delle aree urbane.Le stazioni che ha usato dovevano essere rurali e sono ora nelle città. E perché è sempre più caldo in città che fuori, le temperature misurate in queste stazioni sono destinate a crescere.È stata trovata una forte correlazione tra aumento delle temperature dovute al riscaldamento urbano e la crescita economica della zona. Tale studio é stato inviato a Jones prima dell´ultimo rapporto dell´IPCC ma lui ha fatto di tutto per sopprimere tale studio. In uno dei messaggi di posta elettronica Jones ha apertamente ammesso di aver voluto mantenere questa pubblicazione fuori del rapporto dell’IPCC a tutti i costi. Alla fine Jones ha cercato di sminuire questo studio perché “statisticamente irrilevante” in altre parole, senza senso.

Il climatologo tedesco Hans von Storch ora vuole vedere un istituto indipendente ricalcolare la curva di temperatura, e suggerisce addirittura che gli scettici devono essere coinvolti nel progetto.Egli fa notare, tuttavia, che il trattamento dei dati richiederà diversi anni.
“Non c’è altro modo per riconquistare la fiducia che si è perso”, dice, “anche se sono certo che la nuova curva non sarà molto diversa da quella vecchia.”
E se lo fsarà? “”Sarebbe sicuramente la peggiore delle ipotesi per la climatologia. Dovremmo ricominciare tutto daccapo.”
Altre previsioni di climatologi, come quella che comportano un aumento notevole del livello del mare, dovranno inoltre essere rivalutate.
Queste previsioni avrebbero potuto essere le scene di un film horror: i grattacieli di New York, sporgevano di nell’oceano come scogli, mentre città come Amburgo e Hong Kong, Londra e Napoli erano state inondate da tempo, e interi paesi erano stati inghiottiti come Danimarca, Paesi Bassi e Bangladesh avevano cessato di esistere.
Un quarto di secolo fa i climatologisti hanno afferrato l’attenzione del pubblico con tali visioni terribili. Al momento, gli esperti hanno calcolato che il livello del mare aumenterebbe di oltre 60 metri se l’effetto serra causasse lo scioglimento di tutto il ghiaccio della Terra.
Nessuno oggi parla piú di scenari da incubo e nessuna delle simulazioni attualmente in vigore prevede lo scioglimento completo della calotta glaciale antartica.D’altra parte, quasi nessuno dei glaciologi ha dubbi che i livelli del mare saranno significativamente più alto lungo le coste entro la fine del secolo.Ma quanto più alto, esattamente? Le stime vanno da 18 cm. a 1,90 metri.
Naturalmente, questa non è una dichiarazione soddisfacente per i pianificatori costieri e politici ma non si può vendere qualcosa come la certezza se non si sa esattamente che cosa sarà.
Il presente rapporto dell´`parla di un intervallo relativamente conservatore da 18 a 59 centimetri. La maggior parte degli esperti ritengono questa stima troppo piccola.
Due fattori influenzano il livello del mare. Il primo lo colpisce direttamente: Quando l’acqua si riscalda, si espande.Questo effetto di riscaldamento, che può essere calcolato con relativa precisione, dovrebbe comportare che il livello del mare crescerebbe di circa 22 centimetri entro il 2100.
Un altro effetto che non è così facile da calcolare è la fusione dei ghiacciai di montagna e del ghiaccio in Groenlandia e Antartide.La maggior parte della fusione oggi sta accadendo nei ghiacciai di montagna, dalle Ande all’Himalaya.Secondo i calcoli dell’IPCC, questa attività di fusione contribuisce con 0,8 millimetri l’anno per l’aumento del livello del mare. Groenlandia e Antartide contribuiscono, ciascuno, con 0,2 millimetri.
Ma molti scienziati sono riluttanti a fare previsioni nuove, perché i processi interni nelle gigantesche calotte non sono sufficientemente compresi. Dati affidabili sul comportamento dei ghiacciai esistono solo da circa 10 anni. I ghiacciai della Groenlandia stanno mandando un importo particolarmente elevato di ghiaccio verso l’oceano ma dopo tale fase, comunque, molti flussi di ghiaccio diventano dormienti di nuovo per un periodo di tempo più lungo.

Fine prima parte

SAND-RIO

La natura non segue i grafici colororati rosso fuoco dei centri pro-IPCC!

7 aprile 2010 29 commenti

Dopo che sono usciti i dati globali GISS per il trimestre invernale dicembre-febbraio, ci si chiede: come possiamo avere  temperature al di sopra del normale in Artico ed Antartico e continuare ad aumentare il trend di crescita globale di ghiaccio marino? Dopo tutto ci è stato anche detto dai racconti dei media che sia l’Artico che l’Antartico continuano a sciogliersi a un ritmo frenetico. Ma sembra che anche quest’anno vedremo un altro recupero nei ghiacci artici, come abbiamo visto nel 2008 e nel 2009.

Qualcuno si pone delle domande anche sull’aggiustamento dei dati GISS! I dati GISS infatti sembrano essersi bloccati con un’anomalia positiva nell’Artico, ma il ghiaccio marino non sembra seguire tale anamento. Naturalmente, il solo fatto che si ha un’anomalia  positiva di temperatura non vuol dire che i ghiacci si devono per forza sciogliere, ma i cittadini che sono meno esperti, e che guardano i grafici colorati di rosso caldo come fa il GISS, di solito non riescono a capire la differenza.

Ecco qui un primo grafico con le anomalie globali superficiali di dicembre-febbraio 2010:

 
(clicca per ingrandire )
Si noti che nei luoghi più caldi dell’Artico secondo GISS, ci sono pochi, se non alcun, termometro:
 ( clicca per ingrandire ) Sopra: la mappa delle stazioni di terra GHCN2

Se si guarda la sezione dei dati GISS, la maggior parte del caldo è nell’ Artico dove non ci sono termometri. L’Antartide viene al secondo posto, anche se ha un qualche termometro sul perimetro del continente, più un paio vicino alla sua area centrale.

Gli effetti di interpolazione diventano più chiari quando si fa una mappa di 250 km invece che di 1.200 km:

 
(clicca per ingrandire )

Notate come all’improvviso il gran caldo coi colori rossi fuoco scompare! Scompare perché al polo nord ci sono pochissimi termometri.

È interessante notare che l’anomalia della superficile globale cali  da 0,80 °C con un’interpolazione dei dati di 1.200 chilometri a 0,77 ° C con una interpolazione di 250 km.

Inoltre un’altra cosa che viene crticata al GISS  è l’uso come loro periodo di riferimento del periodo 1951-1980. Questo periodo comprende molti di anni freddi, quindi le anomalie rilevate ora se paragonate con tale riferimento appaiono per forza molto più calde!

Questo famoso grafico GISS delle temperature superficiali globali si basa sul periodo 1951-1980:

Guardate ora cosa succede quando si usa lo stesso periodo di base dei dati dei satelliti il UAH, che è quello 1979-2009. L’anomalia globale con i dati di interpolazione da 1200 km (dicembre-febbraio 2010) cala più della metà, fino a +0.38°C invece che +0.80°! 

Ed ecco la presentazione di 250 km, notare che la temperatura superficiale globale scende a 0,34 ° C

Questo numero vi sembra cos’ allarmante ora? 

Quindi è chiaro, che con i grafici GISS , è possibile guardare in molti modi diversi, e ottenere molte risposte diverse. Ma chi decide quali mappe e grafici e con  quali periodi di riferimento ed interpolazione vengano poi spediti nei comunicati stampa? 

Per avere la risposta più semplice basta guardare alla Home page del GISS:  http://data.giss.nasa.gov/gistemp/

Ecco un anteprima della home page, e la versione a grandezza naturale del secondo grafico dall’alto, nota la didascalia sulla parte superiore del grafico:

 

 

Chiaramente, preferiscono il periodo di riferimento 1951-1980 come periodo predefinito di base per la presentazione al pubblico [nonché con interpolazione da 1200 km], ma scegliendo quella, i risultati GISS appaiono molto più allarmanti di quello che potrebbe essere se venissero usati altri periodi di riferimento come il periodo 1979-2009 utilizzato da UAH e RSS.

Le anomalie possono mostrare tutto quello che vuoi, basta di scegliere il più giusto periodo di riferimento. Ad esempio, se scegliamo  un periodo base di base di 11.000 anni fa, durante l’ultima glaciazione, e plottiamo le mappe e i grafici delle temperature di oggi nei confronti di tale periodo di riferimento.Quanto rosso vedremmo?

Ecco un grafico che mostra le temperature ricostruite  nell’ emisfero settentrionale alla fine dell’ultima era glaciale 11 mila anni fa, quando faceva circa 4,5 ° C più freddo di oggi.

 

Quindi, se  paragono gli ultimi 30 anni di temperatura con quella di 11000 anni fa, la nostra mappa GISTEMP sarebbe simile a questa:

Ovviamente la mappa sopra non è una rappresentazione accurata, solo una stima approssimativa visiva. Ma  illustra come le scelte dei colori e dei periodi di riferimento possono avere un effetto distinto sul piano visivo finale. Utilizzando un periodo freddo basale nel passato (in questo caso 4,5 ° C a livello mondiale più fresco di quello attuale) rende più evidente l’aspetto caldo bollente.

Le anomalie di temperatura dipendono dalle scelte effettuate dalle persone. La natura va per conto suo, non segue questi grafici colorati. In generale, la gente non le sa queste cose. La gente non sa nemmeno la differenza tra temp registrate ed anomalie! Il miglior modo per confonderli (per non dire altro) è quello di mettere dei bellissimi grafici tutti colorati rosso fuoco! E vissero tutti felici e contenti!

Ma a noi spetta il difficile compito qui sulla rete di raccontare anche l’altra faccia della medaglia…e se dopo aver letto quest’articolo utenti come bora 71 la smettessero di prendere per oro colato o comunque inziassero anche loro ad avere almeno qualche dubbio sui dati Giss et ect ect, vorrà dire che tanto sforzo da parte di NIA sta iniziando a dare i suoi frutti!

Fonte:  http://wattsupwiththat.com/2010/03/23/why-joe-bastardi-see-red-a-look-at-sea-ice-and-gistemp-and-starting-choices/

Simon

IL GW ATTUALE È PARTE DEL CICLO NATURALE

2 aprile 2010 32 commenti

Contributo delle scienze geologiche per la valutazione dei cambiamenti climatici

Finora abbiamo cercato di rispondere alla domanda «È vero che il RG ha un’origine antropogenica?» attraverso gli studi di numerosi specialisti di varie discipline, geofisici, fisici, astronomi, agronomi, ecc. Il clima, infatti, si presta ad essere studiato da varie angolazioni disciplinari. Tutte le discipline ricordate però, non possono indagare nel passato del nostro Pianeta oltre qualche migliaio di anni, fornendo dati importanti sul relativo comportamento climatico. Se però vogliamo avere un quadro più ampio di questa storia climatica, l’unica scienza che consente di indagare nel passato del nostro Pianeta ben oltre il migliaio di anni fino alle centinaia di milioni di anni, è la scienza geologica.

E questo è utile perché lo studio del passato, o meglio la conoscenza delle variazioni climatiche del passato, possono aiutarci a fare proiezioni future.

Come noto, le scienze geologiche, ed in particolare la Geologia e la Paleontologia, sono infatti scienze che consentono di indagare sulla storia del nostro Pianeta. Consentono cioè di ricostruire la geografia del passato, le sue modificazioni, la sua evoluzione, permettendo così di conoscere abbastanza nei dettagli “l’Organismo-Terra” su cui viviamo. Tutto questo è possibile dalla lettura della immensa biblioteca che la Natura mette a nostra disposizione, in cui la Terra ha scritto la propria storia in un libro grandioso. Questo libro è costituito dalle immense successioni di rocce stratificate; ogni strato è una pagina del grande libro della Natura, un vero e proprio grandioso archivio naturale. I geologi hanno fatto fatica a comprendere la scrittura della Natura, a leggere e ricostruire la storia della Terra. Tuttora, pur avendo le scienze geologiche fatto innumerevoli progressi per capire i “geroglifici” tramandati dalla Natura, ci sono in atto ricerche molto sofisticate per capire ogni dettaglio della storia del passato.

Questa capacità di lettura ha spinto i geologi, sin dall’800, a tentare di avere informazioni anche sulle eventuali modificazioni climatiche avvenute nel nostro Pianeta.

Il mezzo di lettura, all’inizio di questa ricostruzione storica era basato, come noto, principalmente sulle caratteristiche litologiche delle pagine del libro della Natura, cui ben presto si associarono le indagini paleontologiche. Fu così che nella prima metà del 1800 fu perfezionata la Teoria Glaciale, secondo la quale nel passato si sono succeduti vari periodi freddi con ghiacciai molto più estesi rispetto ad oggi, intercalati a periodi caldi. Furono così individuate più “ere glaciali” all’interno delle quali si sono succeduti ciclicamente periodi glaciali e interglaciali.

Ho sintetizzato in due articoli (CRESCENTI 2006 e 2008) lo sviluppo delle conoscenze dell’evoluzione climatica del nostro Pianeta, sulla base delle ricerche condotte da studiosi di scienze geologiche. Rimando a questi articoli per ogni dettaglio. Di seguito riferisco solo su alcuni studi utili per tentare di avere una risposta al nostro quesito.

Sul finire della prima metà del secolo scorso, la lettura delle rocce si è arricchita di una nuova metodologia che ha dato via via risultati sempre più brillanti. Si tratta delle analisi geochimiche degli isotopi, soprattutto ossigeno e carbonio, contenuti nelle rocce e nei gusci dei fossili (soprattutto microfossili) presenti nelle successioni sedimentarie di origine marina. Il concetto alla base di questo metodo è che gli organismi utilizzano gli isotopi a disposizione durante la loro esistenza; così, ad es. possono utilizzare l’O18 o l’O16 a seconda della loro disponibilità. Poiché l’O18 è prevalente sull’ O16 durante i periodi freddi e viceversa l’O16 prevale in quelli caldi, il rapporto O18/O16 (indicato con δ18O‰) è indicativo delle variazioni di temperatura e quindi di quelle climatiche.

Dallo studio della variazione della composizione isotopica dell’Ossigeno contenuto nei gusci di microfossili di sedimenti oceanici, sono state ricavate le variazioni climatiche degli ultimi 70 milioni di anni (ved. Orombelli, 2005).

Lo studio condotto mediante perforazioni nelle calotte glaciali ha consentito di avere informazioni su intervalli di tempo più recenti. Nei ghiacciai sono conservate particelle di atmosfera imprigionata dalla neve e quindi dal ghiacciaio. Si tratta di veri e propri campioni di atmosfera fossile, su cui si eseguono le usuali analisi isotopiche.

La figura 6, desunta dalle analisi sui ghiacci estratti con la perforazione di Vostok (profondità raggiunta 2632 m), mostra le curve paleoclimatiche e paleoatmosferiche degli ultimi 400 mila anni. Le fasi calde sono di durata minore, circa 10 – 12 mila anni, rispetto a quelle fredde di durata pari a circa 90 mila anni.

Le variazioni climatiche per periodi più vicini a noi, sono riportate nella figura 7. Nella figura 7a si può osservare l’inizio dell’Olocene, a partire da 11.500 anni fa ad oggi, che viene a corrispondere alla più recente fase calda dopo i circa 90 mila anni di temperatura più fredda. Se il nostro Pianeta si dovesse comportare come negli ultimi 400 mila anni, dopo la fase calda olocenica in via di conclusione, si dovrebbe passare ad una nuova fase fredda. In tal caso, il cosiddetto effetto-serra potrebbe mitigare gli inconvenienti di un raffreddamento globale del nostro Pianeta.

Figura 7: Variazione delle curve isotopiche dell’ossigeno δ18O ottenute dalle perforazioni in ghiaccio (GISP2) in Groenlandia, per gli ultimi 90.000 anni, in ghiacciaio North GRIP, per gli ultimi 9.000 anni. (da OROMBELLI, 2005)

Inoltre dalla figura 7 è possibile notare:

* la variabilità climatica ad elevata frequenza particolarmente accentuata tra 75 e 25 mila anni fa; le escursioni termiche hanno un’ampiezza stimata in 12-15°C, durata da uno a pochi millenni, delimitate da transizioni rapide che si realizzano in pochi secoli/decenni (figura 7a);
* il breve periodo freddo a 8200 anni fa, le condizioni termiche circa stabili tra 8500 e 5000 anni fa, il graduale declino della temperatura da 5000 anni al presente, la maggiore ampiezza delle variazioni negli ultimi 2500 anni (figura 7b).

In una recente nota COLLINS et alii (2007) si riferisce sui risultati presentati nell’ultimo rapporto 2007 dell’IPCC, ovviamente in modi catastrofistici. A pag 75, seconda colonna, così scrivono: «Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, metano ed ossido di azoto sono rimaste piuttosto stabili per quasi 10.000 anni…». Questa affermazione, che sarà pure vera, mette in evidenza che nel passato non c’è stata nessuna correlazione tra le concentrazioni citate e le variazioni climatiche che sono invece documentate nella figura 7b.

Questo dimostra che non si possono ignorare i contributi delle scienze geologiche, come di fatto avviene nell’IPCC. Tra gli autori qui ricordati, infatti, non c’è nessun geologo. Questa carenza scientifica è inammissibile. Così la figura 8 mostra la curva di risalita del Tirreno. Attorno ai 6.000 anni il livello del mare ha raggiunto il livello attuale senza importanti variazioni successive fino ad oggi. Analoghi risultati sono riportati da BISERNI et alii (2005).

La figura 9 si riferisce invece alle variazioni eustatiche del mare Adriatico. Si può notare che dopo circa 6.000 anni fa il tasso di risalita del mare è stato di circa 1,5 mm/anno (circa 15 cm per secolo). Ammesso che tale risalita dovesse continuare nei prossimi anni, appare del tutto fantasioso ipotizzare il mare in Piazza Duomo a Milano nei prossimi 50 anni. Anche se tale risalita dovesse invece essere pari a quella del periodo precedente ai 6.000 anni è molto difficile confermare tali previsioni catastrofiche, dannose ma emotivamente affascinanti. Tra l’altro, le previsioni di un significativo innalzamento del livello marino non trovano conferma nei dati mareografici, che evidenziano al contrario la sostanziale stabilità a partire dagli anni ’70 (PRETI, 1999). Anche se negli ultimi anni si sono moltiplicati gli allarmi sulla possibilità che dopo il 2000 gran parte del territorio costiero da Ravenna a Venezia finisca sott’acqua, si può ragionevolmente affermare che questi allarmismi sono destituiti di ogni fondamento.

Un’ultima considerazione sull’innalzamento del livello del mare. Circa 22 mila anni fa, il livello dell’Adriatico era circa 140 metri più basso dell’attuale (Vai e Cantelli,2004); 10 mila anni fa (figure 8 e 9) tale livello era di 40 metri inferiore all’attuale. Ciò significa che tra 22 mila anni e 10 mila anni fa il livello è salito di circa 100 metri. Dalla figura 7 si ricava che durante tale intervallo di tempo, o meglio fino a circa 11.500 anni fa (inizio Olocene) la temperatura media globale era nettamente inferiore rispetto a quella della fase olocenica (circa 20 mila anni fa la temperatura era di 10°C minore secondo C. Barbante, conferenza Epica 2008, 10-13 novembre 2008 Venezia, circa 4,5°C secondo Vai e Cantelli,2004). In tale contesto, è ipotizzabile che la risalita del livello marino è avvenuta a partire dall’inizio dell’Olocene, ossia con la fase di riscaldamento globale del nostro Pianeta. Pertanto i 100 metri di risalita dovrebbero essere avvenuti durante 1.500 anni (cioè tra 11.500 e 10.000 anni fa), se come è logico tale livello oscilla in relazione alle variazioni di temperatura. In questo modo, tra 11.500 e 10.000 anni fa il tasso di crescita del livello del mare è stato mediamente circa 6-7 metri per secolo ma con fasi di maggiore o minore incremento, sempre comunque associate a grandiosi eventi meteorici estremi. Se così fosse, potremmo collegare temporalmente a questi eventi la leggenda del diluvio universale.

Nell’ultimo decennio, la variazione dei cambiamenti climatici si è arricchita di una nuova metodologia; si tratta di analisi stratigrafiche di successioni molto recenti depostesi in aree archeologiche. Si è così affermata la geo-archeologia, grazie alle ricerche condotte da ORTOLANI e PAGLIUCA dell’Università “Federico II” di Napoli, che ha consentito di avere informazioni sul clima relative agli ultimi 2.500-3.000 anni.

Figura 8: Curva di risalita del livello del mare da 9.000 anni BP ad oggi secondo ALESSIO et alii, 1994. Nella figura vengono comparati dati provenienti da: reperti archeologici sommersi, datazioni su concrezioni marine, datazioni su speleotemi. Le frecce sotto il dato proveniente dalla datazione della punta di speleotemi, indicano l’effettivo livello del mare — almeno un paio di metri al di sotto di tempeste e maree (da ANTONIOLI e FERRANTI, 1996)

Figura 9: Curva di risalita del livello del mare negli ultimi 10000 anni nell’area padano-adriatica. La curva è stata ottenuta a partire dalle date calibrate di due campioni di torba prelevati in Adriatico, ed un guscio di Cerastoderma prelevato a Conselice (da PRETI, 1999).

Depositi di origine alluvionale che seppelliscono reperti archeologici sono significativi di periodi freddo-umidi; depositi di sabbie eoliche al contrario sono indicativi di periodi caldi. Così, ad esempio la figura 10 illustra la stratigrafia del sito archeologico di Velia, nel Cilento (Salerno). Si rilevano reperti archeologici databili storicamente, sia al di sotto di depositi alluvionali, sia di depositi sabbiosi. Ciò è testimonianza dell’alternanza di periodi freddi e periodi caldi.

Figura 10: Colonna stratigrafica geoarcheologica di Velia, nel Cilento (da ORTOLANI e PAGLIUCA, 1995).
a = sabbie dunari della crisi ambientale dell’XI-XIV sec. d.C.; 1 = manufatti di epoca bizantina; b = sedimenti alluvionali della crisi ambientale del V-VII sec. d.C.; 2 = manufatti del IV sec. a.C.; c = sedimenti alluvionali accumulatisi in 130 anni durante la crisi ambientale del VI-IV sec. a.C. includenti sismiti (s) e sabbie di tempesta (d); 3 = manufatti del VI sec. a.C.; e = sabbie di spiaggia emersa-duna pre-insediamento greco; h = argille, marne, arenarie del substrato.

Ad analoghi risultati ORTOLANI e PAGLIUCA (1995) sono pervenuti analizzando la stratigrafia archeologica, e di numerose altre località costiere del bacino del Mediterraneo (figura 11). Sulla base dei risultati ottenuti sono stati riconosciuti i periodi freddo-umidi e caldo-aridi riportati in tabella 1.

Figura 11: Ubicazione sezioni geoarcheologiche nel bacino del Mediterraneo tra i 30° e 45° di latitudine N, tra aree desertiche a sud ed aree con ghiacciai a nord (da ORTOLANI e PAGLIUCA, 1994); sono indicate le crisi ambientali registrate negli ultimi 2500 anni.
In legenda: a = ubicazione dei siti (1=foce del F. Arno; 2=Pianura Padana; 3=Piana Campana; 4=Velia; 5=Sibari; 6=Selinunte; 7=Nord Africa; 8=Valle del F. Nilo); b = crisi caldo-arida; c = crisi freddo-umida
PERIODI FREDDO-UMIDI
1430 – 1850 circa PICCOLA ETÀ GLACIALE
500 – 700 d.C. circa PICCOLA ETÀ GLACIALE ALTO MEDIEVALE
520 – 350 a.C. circa PICCOLA ETÀ GLACIALE ARCAICA
PERIODI CALDO-ARIDI
1100 – 1300 circa MEDIOEVO (Periodo caldo medievale)
EFFETTO SERRA MEDIEVALE
100 (150) – 350 d.C. circa ETÀ ROMANA
EFFETTO SERRA ROMANO

Tabella 1: Durante i periodi freddo-umidi nelle vaste pianure costiere si è avuto ripetutamente un improvviso e consistente accumulo di sedimenti alluvionali che hanno spesso ricoperto insediamenti urbani. Durante i periodi caldo-aridi si ha la desertificazioni di aree costiere del Mediterraneo e l’accumulo di notevoli volumi di sabbie eoliche.

Interessante è la ricostruzione delle variazioni climatiche documentate da ORTOLANI e PAGLIUCA (2001) nell’area mediterranea (figura 12). Si può così notare il succedersi ciclico di periodi freddi a periodi caldi e viceversa; il passaggio da un periodo all’altro avviene attraverso una fase di transizione della durata di circa 150-200 anni, per il passaggio da un periodo caldo-arido ad uno freddo-umido, e di circa 300-350 da un periodo freddo-umido ad uno caldo-arido. Attualmente, dopo la piccola età glaciale conclusasi attorno al 1850, siamo nel periodo di transizione che naturalmente evolve verso un periodo caldo (prossimo effetto serra). È importante notare la parola “naturalmente” perché il cosiddetto effetto serra attuale deve essere interpretato e correttamente attribuito soprattutto a cause naturali e non antropiche.

Figura 12: Variazioni climatico ambientali del periodo storico e previsione per il futuro lungo il transetto EUROPA SETTENTRIONALE – AREA MEDITERRANEA – SUDAFRICA (ORTOLANI e PAGLIUCA, 2001).

Infine tra i principali risultati conseguiti con le ricerche geoarcheologiche è da sottolineare la individuazione della ciclicità (periodo di circa 1000 anni) delle modificazioni climatico-ambientali più importanti di durata plurisecolare che hanno determinato vere e proprie crisi ambientali della durata compresa tra 100 e 200 anni dell’Area Mediterranea. Appare inoltre evidente una stretta correlazione tra le modificazioni climatico-ambientali e l’attività solare a scala plurisecolare (contemporaneità tra massimi prolungati di attività solare e periodi caldi “Incremento dell’Effetto Serra”) e contemporaneità tra minimi ripetuti di attività solare e periodi freddi (Piccole Età Glaciali) come è possibile osservare nella figura 13 (da CRESCENTI, ORTOLANI E PAGLIUCA, 2008).

Figura 13: Correlazione tra attività solare e anomalie di temperatura negli ultimi 1800 anni (grafico in alto, da USOSKIN, SOLANKI & KORTE, 2006), temperature e precipitazioni piovose nell’Italia meridionale (grafico al centro , da ORTOLANI e PAGLIUCA, 2006), evoluzione climatico-ambientale in base ai dati geoarcheologici dell’Area Mediterranea (grafico in basso). 1 = periodi di transizione tra le fasi freddo-umide (Piccole Età Glaciali) e le fasi caldo-aride (Incremento dell’Effetto Serra) con condizioni ambientali simile a quelle che hanno caratterizzato l’intervallo tra il 1750 e l’attuale; 2 = Incremento dell’Effetto Serra; 3 = Piccole Età Glaciali; 4 = periodi più piovosi delle Piccole Età glaciali; 5 = Incremento dell’Effetto Serra del Terzo Millennio.
Conclusioni

La storia del nostro Pianeta a partire dalla sua “nascita” (4.5 – 5 miliardi di anni fa) è registrata nell’immenso archivio naturale costituito dalle successioni rocciose. La lettura di questa storia ci documenta che il clima è sempre modificato; le variazioni climatiche sono avvenute ciclicamente, con il succedersi di periodi caldi e periodi freddi. I cicli non hanno avuto durata ed ampiezza omogenea.

Nel Quaternario (da 1,81 milioni di anni fa) i periodi freddi sono stati di durata nettamente maggiore di quelli caldi. In particolare, negli ultimi 400 mila anni le fasi fredde hanno avuto una durata di circa 90.000 anni, quelle calde di circa 10.000 anni. Attualmente, con l’Olocene (fase calda iniziata da circa 11.5 mila anni) si dovrebbe andare verso una fase fredda. In questo caso l’effetto serra potrebbe mitigare il raffreddamento.

Eventi climatici grandiosi durante l’Olocene sono stati, ad esempio, la desertificazione del Sahara, ed anche le crisi di siccità circoscritte, nel tempo e nello spazio, o fasi fredde ed umide che hanno interferito con la storia delle società umane, anche in modo grave. Negli ultimi 2000 anni, le variazioni da plurisecolari a pluriannuali, sono contenute nell’ordine di 1°C di temperatura.

Ogni previsione sull’andamento futuro del clima del nostro Pianeta è del tutto aleatoria: non si può valutare in quale misura l’attività antropica possa incidere sulle variazioni climatiche future del nostro pianeta.

Circa 11,5 mila anni fa siamo entrati nella fase calda nota come Olocene, che ha fatto seguito ai circa 90mila anni di fase fredda. Se la Terra dovesse comportarsi come nel passato, dovremmo andare verso i 90 mila anni di freddo. D’altro canto, se approfondiamo le variazioni cicliche all’interno dei nostri ultimi migliaia di anni, rileviamo che dopo l’optimum climatico medioevale, attraverso un periodo di transizione siamo entrati nella piccola età glaciale che si è conclusa dopo il 1850. Successivamente, attraverso una fase di transizione dovremmo entrare in una fase calda, che è quella cui stiamo assistendo. Il RG è allora un evento naturale e non può attribuirsi esclusivamente all’attività dell’uomo.

Le modificazioni climatico-ambientali documentate negli ultimi 2.500 anni si sono succedute ciclicamente. Così, le modificazioni tipo “Effetto Serra” si sono già verificate con durata di circa 150-200 anni, «…determinando differenti condizioni ambientali, favorevoli o sfavorevoli alle attività antropiche, in relazione alle latitudini. Il periodo attuale rappresenterebbe la transizione climatica tra la Piccola Età Glaciale ed il prossimo Effetto Serra che ciclicamente e naturalmente si sarebbe instaurato anche senza produzione di gas antropogenici. … La limitazione del dibattito istituzionale internazionale alla sola possibilità di ridurre l’immissione di gas nell’atmosfera, individuando in tale prospettiva … la unica possibilità di “salvare” il pianeta dagli effetti nocivi della modificazione climatica, appare scarsamente sostenuta scientificamente» (ORTOLANI e PAGLIUCA, 2001)

Per tutto quanto detto appare evidente che non corrisponde al vero l’affermazione che tutti sono d’accordo nell’attribuire all’Uomo la causa del RG. Il clima della Terra è sempre cambiato per cause naturali e così è per la fase attuale che siamo vivendo.

Tratto da un articolo del Prof Uberto Crescenti Presidente dell´Associazione Geologica italiana e Presidente dell’Associazione di Geologia Applicata ed Ambientale

Articolo originale tratto da:
http://lindipendente.splinder.com/tag/ucrescenti

Una intervista recente al Prof. Crescenti qui:
http://www.timestars.org/images/negazionismo.jpg

SANDRIO

Gli errori emergenti del rapporto IPCC per il 2007 non sono accidentali, ma fondamentali

24 marzo 2010 24 commenti

Con le notizie che sono arrivate ultimamente da Bali, e cioé che c`é un’indagine internazionale condotta sul gruppo intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici e il suo presidente Rajendra Pachauri un paio di settimane fa sarebbero stati fatti enormi titoli in prima pagina. Ma mentre l´Europa l´Asia e il Nord America sono ancora spazzate da tempeste di neve, in un inverno piú freddo da  decenni, c’è stata una sorta di tregua nella tempesta del riscaldamento globale, dopo tre mesi, quando sull’IPCC e sul dottor Pachauri si sono abbattute tempeste di neve quasi quotidiane  con  nuovi scandali e nuove rivelazioni. E una ragione per questa tregua è che il vero messaggio di tutti gli scandali è andato perduto.

La difesa principale offerta dai serristi sulle rivelazioni dell´ultima relazione del 2007 dell’IPCC è che sono stati solo un paio di errori marginali dispersi in un mare di 3000  pagine di documenti. Le 3000 pagine che sicuramente qualcuno, anche su NIA conosce a memoria e di cui legge un versetto ogni sera prima di addormentarsi.  OK, sarebbe stato sbagliato prevedere che i ghiacciai himalayani potevano sciogliersi entro il 2035, che il riscaldamento globale stava per distruggere il 40 per cento della foresta amazzonica e tagliare i raccolti africani del 50 per cento, che il livello del mare sarebbe aumentato pericolosamente da invadere il 65% dell´Olanda, cosí come gli uragani devastanti, la siccità ed altri “eventi meteorologici estremi” sarebbero stati sempre peggiori. Questi sono stati, dicono loro,  una manciata di errori isolati in un rapporto di massa, il loro possente edificio di ortodossia del riscaldamento globale rimane illeso. La scienza “è risolta”, il “consenso”, è intatto.

Ma questo non coglie affatto il punto.Mettendo insieme tutti gli errori si può vedere che spunta  la questione centrale dell’intera farsa del riscaldamento globale.

Tutti questi allarmi hanno avuto particolare rilievo nel rapporto IPCC del 2007 e ognuno di loro ha dimostrato di essere basata non su prove concrete ma su notizie allarmistiche, derivate non da corretti scienziati  ma da attivisti ambientali. I ghiacciai non stanno scomparendo ma sono naturalmente in calo da oltre 150 anni nel loro ciclo naturale di avanzata e regressione, il danno alla foresta amazzonica non è dovuto al cambiamento del clima, i raccolti africani hanno maggiori probabilità di aumentare che diminuire, il livello del mare non sta aumentato ma anzi sta rallentando,  l’attività degli uragani è inferiore a quello di 60 anni fa, le siccità sono state più frequenti in passato, non vi è stato alcun aumento di alluvioni o ondate di calore.

Inoltre, è emerso. come hanno ammesso molti scienziati dell´IPCC, che in quasi tutti i casi, la decisione di includere queste notizie allarmistiche non é stato per una prova scientifica ma solo perché quella era la storia voluta da quelli che stavano in alto nella gerarchia dell´IPCC. Occorreva terrorizzare i politici che hanno le chiavi del denaro.

In aggiunta, ora possiamo leggere in un dettaglio sconvolgente, la verità degli sforzi compiuti per garantire in ogni caso lo scandaloso inserimento della ideologia del famigerato grafico “bastone da hockey”  nella stessa relazione del 2007  per dimostrare che alla fine del 20 ° secolo, le temperature erano stati catapultati a livelli senza precedenti. Ciò è stato ritenuto necessario perché dopo che il grafico è stato al centro del rapporto IPCC del 2001  recentemente era stato sputtanato dimostrando come fosse una illusione statistica.
In altre parole, per certi aspetti fondamentali del rapporto IPCC per il 2007 non era altro che propaganda imprudente, progettato per creare il panico nei politici mondiali per avere  un accordo a Copenaghen e che tutti noi dovremmo pagare il più grande progetto di legge singolo mai presentato alla razza umana, per un importo di decine di centinaia di miliardi di Euro. .E come sappiamo, di fronte alla prospettiva di questo abisso finanziario ed economico, la conferenza di Copenhagen é terminata nel caos, con praticamente nessun  accordo.

La cosa impressionante è stata la velocità e la portata del disfacimento del consenso intorno all´IPCC, assistita, naturalmente, poco prima di Copenaghen, dal “Climategate” con le email e i codici informatici trapelati dall´ East Anglia’s Climatic Research Unit.  Il loro significato ha illuminato il mondo sulle attività di un piccolo gruppo di scienziati britannici e statunitensi nel cuore del IPCC, e come tra di loro  hanno discusso il modo di manipolare i dati per mostrare il riscaldamento mondiale più veloce cercando delle prove a giustificazione, lottando contro le legittime richieste per i dati da esperti esterni per nascondere la loro manipolazione e cospirando per mettere a tacere i loro critici escludendo il loro lavoro da riviste scientifiche e dalla stessa relazione dell’IPCC del 2007.
Il Dr Phil Jones del CRU  ha svolto un ruolo centrale nella paura del riscaldamento globale per 20 anni.
Le implicazioni di tutto questo per la paura di riscaldamento, come è stato presentato a noi nel corso degli ultimi due decenni, è innegabile. La reputazione del IPCC è a brandelli. E questo per non voler io dire nulla della reputazione personale di colui che è stato la mente della relazione del 2007, il suo presidente, il dottor Rajendra Pachauri.

Pachauri ha guadagnato milioni di sterline per il suo istituto di ricerca Teri, e ulteriori dettagli stanno ancora emergendo per come ha sfruttato la sua posizione in un impero di affari mondiale, tra cui 17 contratti vantaggiosi dalla sola Unione europea. Ma non dobbiamo aspettarci che la la verità venga a galla in maniera troppo improvvisa, data questa massa di interessi che la invischiano come una melma mafiosa. Troppe persone hanno troppa posta in gioco per consentire di abbandonare la fede del riscaldamento globale causato dall´uomo, questa fede li ha sostenuti tanto tempo e ha fatto sí che oggi tanti di loro siano ricchi, anzi ricchissimi.

Dal 1988, quando la più grande paura che il mondo ha visto, ha preso il via, centinaia di miliardi di euro sono stati riversati nei progetti di ricerca accademica non per provare la tesi del riscaldamneto a causa della CO2, ma per prendere questo come un dato di fatto appunto come una FEDE, e di utilizzare i modelli di computer per far sembrare che il suo impatto spaventoso fosse possibile. Il mercato globale del “carbon trading” già vale 126 miliardi dollari l’anno, potrebbero essere presto milioni di miliardi e quindi  vale la pena cercare di aumentare tale terrore globale fino a che il tempo non li smaschererá. I  governi chiedono e chiederanno sempre di piú centinaia di miliardi da essere buttati nei sistemi di energia detti alternativi ma che guarda caso fino adesso a partire dalla stessa America riguarda SOLO LA COSTRUZIONE DI NUOVE CENTRALI NUCLEARI e ció sará fatto aumentando le tasse e le bollette energetiche lasciando le briciole alla ricerca avanzata su altre fonti di energia alternative.

Con tutto questo potente esercito di politici ingenui, di funzionari, di commercianti di carbonio, di mafiosi, di intrallazzatori, i finanziamenti per la ricerca accademica sulle energie alternative e rinnovabili sono alla ‘fame” sono ridotti quasi a zero, elemosina per loro,  miliardi per i fedeli del AGW. Hanno messo in essere il vero mostro di Frankenstein. Per loro conta solo il fantomatico riscaldamento globale e i soldi che ci guadagnano con questa favola. Ma il Sole sta facendo loro un brutto scherzo, se continua questa fase e se le previsioni degli scienziati autonomi, rispetto alla industria del GW, si confermeranno, hanno a disposizione pochissimi anni prima che il pianeta inizi la sua fase di raffreddamento e pochissimi anni prima di essere vergognosamente smascherati e sputtanati per quello che sono: amici di merende!

SAND-RIO

In Aprile 1970 le prime profezie dei climatologi: quando dicevano che oggi dovevamo essere tutti morti!

19 marzo 2010 68 commenti

La ricorrenza del giorno della Terra sará tra pochi giorni. Saranno 40 anni che i primi profeti dell´olocausto  cominciarono a minacciare l´esistenza dell´uomo su questo pianeta. Queste previsioni  catastrofiche sono state una cantilena, in tutti gli anni delle comemorazioni anteriori, ma in una commemorazione tanto speciale come questa che commemora i 40 anni ci saranno certamente altri scenari ancora piú catastrofici e non possiamo dimenticare quanto divinizzato e profetizzato in passato!

Paul Ehrlich, uno dei capi profeti, aveva delle visioni eloquenti nell´Aprile del 1970:

L´inquinamento dell´aria in questi ultimi cento anni é arrivata a tali livelli che entro 5 anni l´aria sará irrespirabile.

Lo stesso Ehrlich previde nel 1973 che 200.000 americani sarebbero morti ogni anno a causa dell´inquinamento e che nel 1980 la speranza di vita degli americani sarebbe stata di 42 anni!

Nella revista Life Magazine, di Gennaio 1970, ci sono altre previsioni profetiche:

Entro 10 anni i gas urbani inquinanti non faranno sopravvivere nessuno
(…)
Nel 1985 l´inquinamento dell´aria sará cosí intenso che i raggi solari che arriveranno a terra saranno la metá di quelli degli anni passati
(…)
Sicuramente il diossido di carbonio nell´atmosfera avrá effetti sulla temperatura della Terra, portandoci ad una nuova era glaciale.(ricordo che agli inizi degli anni 70 i cliamtologi pensavano che si sarebbe entrati in una era glaciale a causa della CO2…)https://daltonsminima.wordpress.com/2009/09/14/quando-il-mondo-andava-incontro-ad-una-nuova-era-glaciale/

Un altro ecologista, Kenneth Watt, andó ancora piú lontano:

Ad oggi i tassi di azoto sono talemte alti, che entro poco tempo filtreranno la luce solare e la rimanderanno verso l´alta atmosfera e la luce sará pochissima a livello della superficie terrestra.

40 anni dopo, la popolazione degli Stati Uniti é aumentata di piú del 50%,  la quantitá di miglia percorsa é aumentata del 160%, e il PIB é aumentato del 204%.

Ma come si puó vedere dal grafico qui sopra, la qualitá dell´aria é migliorata significativamente!  E il grafico non parte dal 1970 quando la realtá era ancora peggiore!

Come é possíbile che questi stregoni ancora gironzolano nei vari convegni solo per impaurirci? Ma non ho dubbi,  altre previsioni profetiche verranno tirate fuori, e da queste non scapperemo quest´anno , tra pochi giorni sapremo!

Infine una mia ricetta per porre fine una volta per tutte con il Riscaldamento Globale!…Basterebbe staccare l´elettricitá dai computers dell´IPCC.

SAND-RIO

Links di questo articolo:

Il Decennio 2001-2010 è stato il più nevoso delle ultime decadi!

5 marzo 2010 21 commenti

Coperte di neve di New York City. Al Gore (sotto) i crediti del neve aumento è dovuto al riscaldamento globale.

(Nevicata record a New-York i giorni scorsi)

Ora che è terminato l’inverno meteorologico, la Rutgers University ha riferito che il decennio appena conclusosi ha avuto gli inverni con maggiori nevicate nell’emisfero nord. Quest’ultimo inverno inoltre è stato il secondo più nevoso dietro solamente al 1978.

La misura media della copertura nevosa nell’ultimo decennio è stata di 45.500.000 km2, battendo il decennio degli anni 60 di circa 70.000 km2 e gli anni 90 di circa 1.000.000 di km2 come si può anche vedere dal seguente grafico che misura la copertura nevosa decennale a partire dal 1960:

Ecco alcuni fatti interessanti

1) La misura media della copertura nevosa invernale è aumentata dagli anni 90 di un area pari alla California ed il Texas messi assieme

2) Tre dei 4 inverni più innevati di sempre si sono verificati nell’ultimo decennio, in ordine decrescente: 1978, 2010,  2008, 2003

3) La terza settimana di febbraio 2010 ha avuto la seconda copertura nevosa di sempre con 52.170.000 m2

Infine quest’altro grafico sotto mostra sempre i dati della copertura nevosa per anni, con colori diversi per ogni dcennio:

La linea gialla indica la portata di copertura nevosa media per tutto il periodo invernale. Si noti come negli ultimi 10 anni solo 2 inverni sono sotto la media (45.000.000 km2), negli anni 90 sono ben 7, in quelli 80 5, e negli anni 70 4!

Direi che chi all’IPCC sosteneva che la neve sarebbe scomparsa per sempre alla faccia della Terra sia stato un tantino esagerato, per non dire altro…molte zone dell’emisfero settetrionale questo inverno hanno visto nevicate record, tra cui Washington, Mosca, Cina, Corea…mentre Al Gore ha così commentato le nevicate record:

“Così come è importante non perdere la foresta per gli alberi, non dobbiamo perdere il clima per una tempesta di neve”

Ma il decennio con la copertura nevosa più alta delle ultime decadi, non si dovrebbe liquidare semplicemente col termine “tempesta di neve”…

Fonte:  http://wattsupwiththat.com/2010/03/02/2001-2010-was-the-snowiest-decade-on-record/

Diffcile anche stavolta aggiunger altro, non bastano nemmeno i fatti, chi vuole ancora continuare a seguire ciecamente questi signori qui faccia pure…

Simon